Che cosa è, al dunque, la qualità politica in democrazia? La risposta spetta ai rappresentati, non all’autocelebrazione dei rappresentanti.
In primo luogo, è difesa sostanziale della democrazia stessa. Risposta ai bisogni delle persone. Tutela dei diritti. Trasparenza ed efficienza delle istituzioni. Credo laico nei valori unificanti della Costituzione. 
L’esatto opposto della politica e dei politici senza qualità, per i quali tutto può diventare (e spesso diventa) il contrario di tutto, perché lo scopo è il potere e il fine giustifica i mezzi.
Questa politica produce annunci, insegue i sondaggi, ascolta e utilizza i social, modifica il proprio linguaggio a seconda delle circostanze e delle convenienze del momento. Può sostenere oggi ciò che ieri contestava e contestare domani ciò che oggi difende.
I politici senza qualità sono, in brutta copia, i sofisti del nostro tempo: un discorso per ogni circostanza, il camaleontismo elevato a metodo. Non è la convinzione a cercare il consenso. È ciò che conviene al momento a costruire la posizione da assumere. 
È uno degli aspetti più regressivi della politica contemporanea.
Nell’Uomo senza qualità del grande scrittore Robert Musil c’è una chiave di lettura adattabile al nostro contesto: non mancano le capacità, manca la volontà di farsi guidare da una bussola morale e da una visione del futuro.
Si vendono soluzioni semplici a problemi complessi, risposte costruite per la giornata televisiva. L’importante è vincere oggi. Domani si vedrà. Decide chi comanda.
Il Palazzo e la realtà
Mentre il Paese si confronta ogni giorno con il costo della vita, con il lavoro povero e precario, con una sanità che fatica a garantire a tutti le stesse possibilità di cura, i decisori politici non trovano di meglio che concentrarsi sull’architettura del potere.
La legge elettorale è diventata il feticcio della politica senza qualità: è il Palazzo che si preoccupa degli inquilini (privilegiati) del Palazzo stesso, seduti sulle poltrone più comode e redditizie, mentre fuori il Paese arranca e tanti non ce la fanno. Soffre soprattutto chi vive del proprio lavoro.
Soffre l’Italia che non entra da protagonista nei talk show, che trova saltuariamente spazi nell’Agenda di governo, che riceve risposte più negative che positive, come si evince dal potere d’acquisto degli stipendi e delle pensioni. È l’Italia di chi ha un contratto di lavoro ma non sicurezza economica, di chi è vittima di pirateria contrattuale, la quale, in definitiva, non è solo una questione sindacale, ma anche e soprattutto di democrazia economica, senza la quale quella politica è un contenitore senza il contenuto della coesione sociale.
E diciamolo chiaramente: la politica senza qualità produce anche sindacalismo compiacente senza qualità. Questo è il connubio che degenera in pirateria contrattuale con effetti collaterali che divorano i diritti di tante donne e di tanti giovani, quanto più esposti al ricatto occupazionale. Questa è la realtà che CGIL CISL UIL vogliono smontare nella trattativa diretta con le Organizzazioni datoriali. Non c’è più tempo da perdere.
Quanto guadagna realmente una persona? Quanto costa vivere, curarsi, crescere un figlio? Il lavoratore non è un numero. Non è una casistica. Non è una media. È una persona. E la sicurezza di cui tanto si parla non è solo ordine pubblico: è, prima di tutto, vivere e guardare al futuro senza paura.
Chi semina paura produce insicurezza e distoglie l’attenzione dalle cause di natura sociale: lavoro e casa prima di tutto.
Anziché zero morti sul lavoro, siamo in presenza di zero risultati, non per impossibilità tecnica, ma per mancanza di volontà politica. L’utilizzo virtuoso della tecnologia potrebbe generare un rafforzamento della prevenzione, ma è ancora una chimera. Intanto il caldo estremo e il mancato rispetto dell’“ora panica” hanno generato morti e sofferenze aggiuntive. Che cos’è urgente, se non si considera urgente salvare vite e tutelare la salute, per quanto è possibile e doveroso fare?
Anche la sanità racconta una realtà simile: nel 2025 la spesa sanitaria pubblica è stata pari al 6,2% del PIL, inferiore alla media europea e dell’area OCSE, entrambe al 7,1%, come certificato dalla Fondazione GIMBE. Un gap a sfavore dei cittadini italiani che equivale a ben 36 miliardi di euro in meno e 5,8 milioni di cittadini che rinunciano a curarsi. Altro che governo dei record. Le cifre non sono opinioni. Dietro ci sono persone, famiglie, tanti bambini e adolescenti.
E poi c’è il clima: il caldo estremo entra nei campi, nei cantieri, nei trasporti, nella pendolarità, cambia le condizioni di lavoro di milioni di persone. Una politica senza qualità è disastrosamente fatalista. Altro che posizioni ideologiche attribuite a quanti prendono a riferimento le evidenze scientifiche, contestate senza argomenti solo per favorire determinati interessi.
La qualità non ha colore politico
Chi governa ha responsabilità oggettivamente maggiori, ma questo non cancella quelle di tutte le altre forze politiche, delle classi dirigenti e delle stesse parti sociali. La politica senza qualità attraversa gli schieramenti — anche il fenomeno del leaderismo ne fa parte. Una democrazia ha bisogno di persone capaci di assumersi responsabilità e indicare una direzione; avere dei capi che “comandano” è un’altra cosa. Ben vengano i (e le) leader, ma quando una singola persona diventa più importante dell’idea che rappresenta, la democrazia s’indebolisce ed è a rischio.
La politica di qualità esiste anche nei casi più difficili ed è perfino trasversale quando smette di cercare la risposta più conveniente e ci si sforza di capire le ragioni di chi la pensa diversamente.
La legge sul fine vita approvata in Veneto può essere giudicata in modi profondamente diversi — chi la considera un passo avanti, chi un grave errore, come il Patriarca di Venezia — e proprio per questo merita rispetto. Ma prima di tutto lo merita chi soffre oltre l’immaginabile e solo per questo chiede il “andarsene”.
La democrazia non è soltanto votare
La democrazia è rappresentanza, partecipazione, pluralismo, rispetto delle minoranze, equilibrio dei poteri, fiducia nelle istituzioni. È la possibilità concreta per una persona di sentirsi parte della comunità nella quale vive. Cozza con la ricchezza iniquamente distribuita. La disuguaglianza di sistema non è solo un problema economico.
Il voto è indispensabile, ma non è sufficiente. Non esistono cittadini disinteressati alla vita pubblica. Esistono cittadini disamorati dalla cattiva politica.
L’Italia ha bisogno di ritrovare la sua bussola, dalla quale ci si è allontanati con l’illusione che il mercato potesse risolvere tutti i problemi.
La Costituzione esistela qualità è lì. Non abbiamo bisogno di slogan, ma di punti fermi dai quali non dovrebbe essere possibile allontanarsi senza spiegare perché — e non il contrario, come spesso avviene. La politica deve mettere al centro le persone e i loro bisogni, e trasmettere l’idea che il benessere si costruisce e distribuisce con criterio sia economico che sociale.
Bisogna riconquistare un centro di gravità politico e istituzionale fondato almeno su quattro grandi priorità:

  1. La dignità del lavoro e la sicurezza economica.
  2. La transizione ecologica contro ogni forma di negazionismo.
  3. La difesa delle istituzioni democratiche e dello Stato di diritto.
  4. Un umanesimo tecnologico e digitale capace di governare l’innovazione.

Ma l’Italia non è isolata dal mondo, dalle dinamiche e dalle alleanze internazionali. È un Paese fondatore dell’Unione europea, come ha ricordato il Presidente Mattarella nel suo messaggio al Forum Ambrosetti.
Un messaggio ricco di contenuti di grande attualità, a partire dalla necessità di salvaguardare un ordine internazionale rispettoso della dignità delle persone e dei popoli e di rilanciare un’Europa fondata sulla condivisione di sovranità, sui valori comuni, sulla pace, sui diritti e sulla prosperità.
È un’Europa che rifiuta la logica del più forte e del profitto come unico parametro e che non può limitarsi alla difesa, ma deve assumere iniziative e avere un ruolo nella costruzione di un ordine internazionale più cooperativo”.
Una politica di qualità non può essere soltanto nazionale. I problemi che deve affrontare hanno una evidente interdipendenza con la dimensione continentale e globale.
L’Italia non ha bisogno di una politica e di politici che inseguono il consenso umorale del momento; ha bisogno di una politica capace di avere una visione e di assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
Stabilità? A me pare che ad essere stabili, tendenti al peggio, siano i problemi strutturali del Paese, dentro i quali chi vive di lavoro può constatare – quando è a tavola, quando fa benzina, quando paga le bollette, l’affitto o il mutuo, quando compra i libri di scuola dei figli – se sta meglio o peggio di quattro anni fa. E capire chi ringraziare.
G. G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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