Perché equo compenso per i professionisti, sì, e salario minimo per i lavoratori, no?
Il concetto di “minimo” è legato all’essenziale, al vitale, al civile.
Lo capiscono tutti.
È un off-limits che imponiamo a noi stessi per evitare il degrado e anche peggio, come purtroppo si registra nella realtà.
Quanto vale nel “mercato della vita” una persona che non lavora e non ha uno stipendio?
O lavora poco e non guadagna abbastanza per vivere dignitosamente?
Una cosa è certa, sono aumentate le persone che, pur lavorando, non ce la fanno e non possono fare progetti di vita.
Difficile, allo stato, intravedere un futuro migliore per un Paese che non riesce a dare risposte equilibrate e coordinate al problema del lavoro e alla più generale questione salariale che caratterizza in negativo l’Italia all’interno dei Paesi economicamente più sviluppati.
Ocse e Istat certificano chiaramente che l’Italia è in coda e in ulteriore peggioramento, sia dal punto di vista della perdita di potere d’acquisto degli stipendi, sia da quello del numero di persone che percepiscono salari miseri, spesso a fronte di lavori pesanti e disagiati, che la dicono lunga sulla rottura degli argini civili e sociali che dovrebbero tutelare il lavoro umano anziché svalorizzarlo e umiliare le persone.
È vero, ci sono imprese che faticano, e, grandi o piccole che siano, vanno aiutate, anche dal Sindacato.
Ma il più delle volte il motivo per cui pagano poco le lavoratrici e i lavoratori è solo la mera convenienza.
Il venir meno del senso del dovere verso la collettività senza il quale le leggi servono ma non bastano.
Questa è la realtà nuda e cruda, a dispetto degli “esperti” che tentano in tutti i modi di tecnicizzare il problema del salario minimo, ipotizzando perfino un effetto boomerang nel caso in cui si decidesse di vietare per legge trattamenti salariali al di sotto di 9 euro l’ora.
Gli stipendi reali dei lavoratori italiani, che già erano i più bassi tra i Paesi di prima fascia, si sono ridotti ulteriormente nel biennio 2021-2022.
E continuano a scendere anche nel 2023, per effetto della perdurante inflazione che colpisce il paniere dei beni di prima necessità con relativi consumi in calo.
Non si scappa.
Se consideriamo che il peggioramento si è verificato in concomitanza con il fenomeno degli extraprofitti delle imprese e delle banche, che hanno scaricato sui clienti costi inesistenti o arbitrariamente maggiorati, c’è di che condividere la necessità di lottare per invertire la tendenza in atto.
Il salario minimo va in questa direzione.
Ma c’è anche di che riflettere sul ruolo della politica e delle parti sociali, su cosa si intenda per partecipazione, democrazia economica e cultura riformista nel nostro Paese, dal momento che a questo governo si possono imputare le scelte di oggi, non certo quelle passate dalle quali è scaturita la degenerazione al ribasso delle retribuzioni che oggi giustifica una misura strutturale come il salario minimo.
Una risposta trasversale che, a mio parere, va oltre l’ossessiva e troppo comoda contrapposizione Destra – Sinistra.
Non si può rimanere schiavi di pochi addetti ai lavori che ci mettono gli uni contro gli altri in maniera scollegata dal vissuto delle persone, da cui scaturisce il bisogno di un salario coerente con l’art.36 della Costituzione.
Una risposta che aiuterebbe il Paese a collegarsi meglio con le finalità di Next Generation EU e di utilizzare in maniera conseguente gli investimenti del Pnrr.
Lo sviluppo prossimo futuro dell’Italia deve includere l’obiettivo del risanamento del mercato del lavoro, che a sua volta coincide con la lotta all’illegalità, al lavoro irregolare, all’evasione fiscale e contributiva.
A un impegno più concreto e meno giaculatorio a tutela della salute e della sicurezza nell’ambiente e nello svolgimento del lavoro.
Il lavoro deve tornare protagonista del nostro futuro, ma non a prescindere dalle persone che lo progettano, producono e svolgono materialmente. Quando la magistratura interviene con sequestri e accuse dettagliate nei confronti di grandi imprese che costituiscono intere filiere e, a loro volta, ne fanno parte, in realtà colpisce il “lavoro sporco” presente negli appalti, nei subappalti e nelle esternalizzazioni.
Una piaga che va a danno diretto dei lavoratori e, quando non si pagano regolarmente imposte e contributi sociali, della collettività in generale.
Una piaga che “altri” dovrebbero prevenire e contrastare.
Il Sindacato è tra questi, a prescindere dai tempi della giustizia e dall’esito formale delle singole inchieste.
Adeguarsi alla strumentale organizzazione e suddivisione del lavoro delle imprese è un imperdonabile errore dal quale non può scaturire una moderna contrattazione.
Libertà imprenditoriale non significa appaltare ed esternalizzare con totale deresponsabilizzazione delle imprese appaltanti.
Quando lo scopo dichiarato è tagliare le retribuzioni dei lavoratori, sterilizzare i diritti e indebolire la rappresentanza sindacale, lasciar fare equivale ad essere corresponsabili.
L’azione sindacale deve avere respiro strategico, altrimenti è impossibile incidere strutturalmente.
Il Sindacato è nato per contrattare, deve solo dimostrare di saperlo e di volerlo fare in relazione ai problemi “epocali” di questo tempo, del nostro tempo.
Il salario minimo è il minimo che si possa fare: è una scelta di civiltà.
Il suo valore e le sue implicazioni vanno oltre il beneficio economico per milioni di lavoratrici e lavoratori e questo non devono spiegarcelo i tecnici.
G.G.

Giovanni Gazzo è un Dirigente Sindacale di un livello che va oltre l’infinito ma soprattutto una grande persona. Credo che con questo settimanale, al di là della Sua esponenziale esperienza e conoscenza, ha centrato a pieno il problema che affligge da tempo il nostro paese compreso il sistema della contrattazione a qualsiasi livello. Purtroppo non c’è più il sindacato e i politici di una volta che combattevano veramente per i diritti dei lavoratori e del paese. O meglio ci sono ma non lo fanno come dovrebbero farlo. Nel caso della Vigilanza, lo Stato è il suo primo cliente ed è corresponsabile di tutto ciò che sta accadendo. Oltretutto, ha contributo al non rispetto dell’Art. 36 e nel caso di altre situazioni anche al lavoro nero e alla illegalità. Al fiduciario che oggi viene chiamato addetto alla Sicurezza, anche se al livello D nel 2026 arriverà a € 1090 lordi al mese è sempre poco e al di sotto della soglia minima di povertà che con il caro vita di oggi e non sappiamo fino a quando ci sarà, gli è stata calpestata la dignità personale e lavorativa. Servirebbe più controllo da parte delle Istituzioni ma anche da parte dei Sindacati più rappresentativi. Il lavoro va pagato, il lavoratore va pagato ma soprattutto rispettato perché è la persona che fa crescere un’azienda.
[…] proposta di legge di salario minimo avanzata dalle forze di opposizione (sul tema si legga anche “il salario minimo è il minimo che si possa fare”)Oggi quindi la notizia della iniziativa della Procura di Milano da molto da riflettere sul tema […]