Non si muore di lavoro per malasorte. Non ci si infortuna gravemente per puro caso, ma per una serie di gravi inadempienze delle imprese, sanzionabili sia civilmente che penalmente.
Se c’è un reato ci dev’essere un reo, ad ogni inadempienza corrisponde un inadempiente: non si scappa. La prevenzione si fa per il benessere psicofisico della persona, per lavorare (e vivere) bene. Costa? Si, ma frutta un insieme di risultati che fanno civiltà che accomuna attraverso l’economia pulita e lo sviluppo equilibrato tra fattori e interessi diversi che danno sostanza ai diritti e ai doveri incrociati (e in tal senso virtuosi) dell’impresa verso i lavoratori e dei lavoratori verso l’impresa. Chiamiamola pure etica del lavoro.
L’esatto opposto di ciò che si verifica quando l’equilibrio viene meno e a pagarne le conseguenze, anche estreme, sono le persone, le famiglie che restano, i bambini che rimangono orfani e talvolta non conosceranno mai il genitore che muore di lavoro. Come nel caso ancor più triste di uno dei due lavoratori della Toyota, Lorenzo Cubello. Nel tempo dell’intelligenza artificiale…
Il lavoro uccide cinque volte più della mafia, scrive Bruno Giordano, ex Direttore dell’ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), “anche per la vuota retorica di chi non ha idee per fronteggiare questa grande tragedia civile”. Mancano le idee o la volontà di attuarle per non dare fastidio?
Il “Non ci sono più parole per esprimere l’allarme e l’angoscia per la poca sicurezza sul lavoro” del Presidente Mattarella scaturisce dal clima di quasi rassegnazione rispetto alla auspicata inversione di tendenza che non si verifica e nemmeno si intravede.
Mattarella ha parlato all’indomani dell’esplosione alla Toyota Material Handling di Borgo Panigale Bologna che ha provocato la morte dei giovani operai (34 e 37 anni) Fabio Tosi e Lorenzo Cubello e 11 feriti di cui uno grave; l’immediata messa in cassa integrazione di 850 colleghe e colleghi di lavoro delle vittime; il sequestro della fabbrica e lo sciopero provinciale di 8 ore dei metalmeccanici. Omicidio colposo? Questo compito spetta alla Magistratura, tanto attaccata e vilipesa, ma intanto la strage continua con spaventosa regolarità.
Si può negare, anche solo leggendo i dati Istat, la cronaca quotidiana della corruzione e del malaffare, che la nostra economia sia patologicamente inquinata? Se alle imprese va riconosciuto il merito delle eccellenze, ad esse e ai loro “sistemi”vanno ricondotti anche i fenomeni contrapposti all’interno dei quali la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori è l’ultima delle preoccupazioni.
A monte però esiste la responsabilità della politica e dei governi che non hanno fatto quanto dovevano e di quello in carica che si adopera per “non disturbare chi produce”, anche attraverso la presa in giro della cosiddetta patente a punti nella sola Edilizia. Unitamente alla beffarda novità relativa all’obbligo degli ispettori del lavoro di preavvisare 10 giorni prima l’impresa da ispezionare e di concedere 20 dopo per “mettersi a posto” senza comminare sanzioni, nel caso in cui emergano inadempienze.
Un’autentica assurdità. In questo modo non si fa prevenzione organica di sistema coerente con la lettera e lo spirito del Decreto legislativo 81/08.
La responsabilità principale della situazione in cui ci troviamo, oggettiva e soggettiva, è delle imprese e degli imprenditori. Chi parla di tutto tranne che di questo è fuori strada.
I morti e gli infortuni sul lavoro in buona parte scaturiscono dal modo di perseguire la produttività e la competitività con mezzi illeciti grigi e irregolari, quanto più è alta la probabilità di eludere le sanzioni e la consapevolezza di avere a che fare con istituzioni poco autorevoli o addirittura conniventi.
Alle parole devono seguire fatti concreti e di forte significato, sia di natura politica che sindacale, altrimenti “si va avanti così”. Se il Sindacato aspetta la politica, questa politica e questo governo, allo stato perde solo tempo.
Prevenzione è educazione, cultura e civiltà. Rispetto e centralità della persona, nel lavoro e nel modo di organizzarlo affinché possa svolgersi in sicurezza. Valori di cui si devono riappropriare e farne opera di formazione continua in primo luogo le organizzazioni sindacali degne di questo nome.
Il coinvolgimento effettivo dei rappresentanti dei lavoratori – RLS o RLST-RSU o RSA- è determinante. Salute e sicurezza non si delegano e non si monetizzano. E meno male che la Magistratura riesce a far emergere una parte del marciume che inquina l’economia, anche attraverso la finanza tossica. Adesso è il turno di Banca Progetto (una banca!) sottoposta alla scioccante misura della Tutela giudiziaria, ordinata dal Tribunale di Milano, dopo aver accertato l’erogazione di finanziamenti assistiti da garanzia statale in favore di “società pienamente inserite all’interno di dinamiche criminali” riconducibili alla ndrangheta. Corruzione e malaffare che purtroppo sono all’ordine del giorno nella catena degli appalti e subappalti pubblici e privati che stanno alterando anche lo spirito e le finalità del PNRR. Perfino un Sindaco/Carabiniere, Robeto Caligiore, “uomo di punta di Fratelli d’Italia in provincia di Frosinone, a capo, nientemeno, di un sistema corruttivo legato agli appalti pubblici destinati all’accoglienza dei migranti” è stato arrestato per associazione a delinquere. Ma a sentire chi ci governa, meglio di così l’Italia non è mai andata. Che fine ha fatto il senso del pudore?
G.G.
