Senza il lume della ragione l’intelligenza artificiale deraglia.
Fu Papa Francesco a descriverla come uno “strumento affascinante e tremendo”,in occasione del G7 2024 di Borgo Egnazia.
Lungi da chi scrive l’intenzione di demonizzarla, anzi. Diciamo che può diventare patrimonio dell’umanità o strumento di potere tossico, a seconda di come la si utilizza.
Ad oggi, non si può dire che la si stia utilizzando a fin di bene rispetto agli squilibri e ai problemi storici esistenti. Piuttosto se ne aggiungono altri.
Siamo 8 miliardi, si produce cibo per 12, il 30% si spreca, 800 milioni di persone muoiono di fame.
Guerre dappertutto, crisi climatica, devastazioni, deportazioni spaventose per crudeltà e cinismo politico, diritti calpestati anche da chi dovrebbe rispettarli e garantirli, squilibrio insensato tra straricchi, povertà diffusa e miseria nera. Non c’è traccia di intelligenza, comunque denominata, in tutto questo.
È penoso distinguere tra una guerra e l’altra, tutte sono inumane, il sangue dei bambini e le immense sofferenze a Gaza, dove si muore quotidianamente, anche per ritirare un po’ di cibo, rappresentano l’emblema di un potere spietato che, pur di salvaguardare se stesso, giustifica qualsiasi mezzo. Questo, oggi, è il problema più grande.
L’Italia rischia, suo malgrado, di ritrovarsi dentro un’alleanza malvagia che le e ci farà male, come in parte sta già avvenendo per effetto del servilismo interessato nei confronti di Trump, da parte della nostra Presidente del Consiglio.
La democrazia è sotto attacco, è inutile cambiare discorso con la scusa di essere realisti e pragmatici.
È vero, al dunque conta solo se le persone stanno meglio o peggio di prima, ma è impossibile che la qualità della vita possa migliorare indebolendo i diritti politici, civili e sociali.
In economia e nel lavoro finora la IA è stata usata come fattore di ulteriore competitività, piuttosto che a beneficio delle lavoratrici e dei lavoratori, smentendo anche il luogo comune secondo il quale più se ne utilizza, meno si fatica.
I discorsi a tavolino e la sua neutralità teorica svaniscono nell’impatto con la riorganizzazione del lavoro delle imprese e delle filiere produttive, interessate solo a realizzare un incremento netto di produttività attraverso la saturazione del tempo imposta ai lavoratori, a nocumento del loro benessere psicofisico.
È sul suo utilizzo e sulla distribuzione dei benefici che bisogna concentrarsi. La tecnologia avanzata deve servire anche a liberare tempo per migliorare la vita. Ci sono le condizioni per affrontare, settore per settore, azienda per azienda, la graduale riduzione e una più “intelligente” distribuzione dell’orario di lavoro nell’arco della settimana, anche a distanza, quando e dove è possibile.
Produrre più beni e servizi con meno persone/ore lavorate, modestamente retribuite, viceversa, è diventato l’imperativo categorico di molti imprenditori e manager pagati a risultato inversamente proporzionale agli stipendi dei loro “dipendenti”.
La questione salariale e il lavoro povero scaturiscono da questa de-formazione culturale in relazione alla quale il termine valore è diventato sinonimo di profitti e dividendi da distribuire agli azionisti che cozza contro la sostenibilità sociale dimensionata all’impresa e alle filiere collegate.
Certo, la politica deve fare la sua parte, ma anche quando non la fa o si mette di traverso, il Sindacato deve trovare la forza di agire, comunque, nella contrattazione, in primo luogo nelle grandi imprese, capifila di intere filiere produttive.
Deve farlo con visione strategica. È chiaro che non è facile, ma bisogna fare di tutto per creare movimento dal basso in grado di trascinare anche “la parte più riluttante del sindacato”. La vertenza LIDL come il CCNL dei Metalmeccanici lasciano sperare.
Che dire dell’incontro tra CGIL CISL UIL e Confindustria del giorno 26 giugno? Boh… Fatico perfino a dire che è sempre meglio di niente. Ho l’impressione che il Presidente degli industriali Orsini non senta il dovere di dare risposte e disponibilità concrete, bensì voglia chiedere l’appoggio delle Confederazioni per ottenere sgravi e vantaggi vari.
Ai comuni mortali interessa sapere in virtù di cosa migliora o peggiora la loro vita per agire sulle cause. Adesso, non chissà quando. Pur sapendo che non è facile. Ma sempre meglio dell’attesa di chissà cosa e chissà quando.
Se il nostro Presidente della Repubblica parla di “capitalismo selvaggio” e “neo-feudatari del terzo millennio” in relazione all’utilizzo privato e incondizionato della tecnologia, con occupazione delle istituzioni, vuol dire che siamo dentro un pericolo letale di cui dobbiamo essere consapevoli.
Questa è la nuova frontiera, la vera discriminante tra conservatori e progressisti. Per essere Umani digitali che, a lume di ragione, sanno dove andare e discernere il bene dal male. Per avere mani capaci di costruire, cuori capaci di scegliere e menti capaci di capire. In Italia e in Europa si chiama democrazia e ha il volto bellissimo della Libertà che non vogliamo più perdere
G.G.
