È tempo di visione, non di misure di corto respiro”.
È tempo di atti concreti e comportamenti coerenti, non di slogan e tatticismi miserevoli. È tempo di grandi ideali, che sono l’equivalente dei sogni e delle sane utopie che hanno fatto storia.
Bene hanno fatto CGIL CISL UIL a dedicare il 1° Maggio 2026 al Lavoro dignitosocontrattazione e diritti per l’Italia nell’era dell’intelligenza artificiale.
Personalmente trovo interessante l’ipotesi avanzata da Pierpaolo Bombardieri di dare al Concertone un respiro ancor più culturale e internazionale, come la musica sa fare.
Aiuterebbe a coinvolgere i giovani disposti a spendersi per il bene comune. Il rapporto tra arte, pace, lavoro e diritti universali, è fortissimo. La comunicazione emotiva coinvolge e scuote le coscienze.
Come la frase che apre questo scritto, pronunciata dal Presidente Sergio Mattarella di fronte ai rappresentanti delle istituzioni, alle lavoratrici e ai lavoratori della Piaggio di Pontedera, alla vigilia del 1° Maggio, aggiungendo che “il lavoro è fondamento della convivenza”, che “la piena occupazione fu l’obiettivo dei Padri costituenti” e che “i morti sul lavoro sono un tributo inaccettabile”.
Il coraggio non è incoscienza ma presa di coscienza.
Il lavoro come fondamento della convivenza di cui parla il nostro Presidente della Repubblica è quello che traccia una linea di confine tra un’idea di società fondata sulla dignità della persona e quella emergente da un’economia che tende a sottometterla.
È quello che mette in relazione dignità e diritti dei lavoratori, con doveri e obblighi corrispondenti da parte delle istituzioni e dei datori di lavoro.
In tutto il mondo il lavoro parla la stessa lingua.
Connette l’essere umano alla natura, costruisce relazioni e comunità, aspira alla pace. Proprio per questo entra in conflitto con chi vuole ridurlo a strumento di interessi privati, di concentrazione della ricchezza e del potere.
Le celebrazioni sono necessarie, ma oggi c’è poco da festeggiare.
Il rapporto tra salari e costo della vita è peggiorato. Il lavoro povero si è esteso. La precarietà è diventata condizione ordinaria per troppi.
La questione salariale è il nodo che non si vuole sciogliere. La si continua a far discendere da variabili che pure esistono, ma che ne sono la conseguenza e non la causa.
Parlare di “salario giusto” senza indicarne la misura significa svuotare le parole di significato comprensibile a tutti.
Prevedere il 30% di recupero di inflazione per i CCNL che non si rinnovano entro 12 mesi, assurdo.
La retribuzione non è un principio astratto, ma il reddito che permette una vita libera e dignitosa: cibo, casa, salute, educazione/formazione per sé e per la propria famiglia.
Contrapporre salario giusto al salario minimo è solo tattica di basso profilo.
Se il lavoro non ha la dignità che merita, la responsabilità è dei governi che non hanno inciso sulle cause strutturali e di quella parte del mondo imprenditoriale che ha promosso modelli d’impresa e di sviluppo nei quali il lavoro povero e precario fa comodo.
Gli incentivi pubblici hanno spesso finanziato la riduzione del costi di produzione tramite il taglio delle retribuzioni e del welfare collettivo. I contratti a termine usati per convenienza, praticamente senza limiti, ne sono la prova. Come le artificiose forme di salario d’ingresso che non trovano giustificazione nel lavoro svolto.
Il risultato è una crescente frammentazione che infragilisce l’intero sistema produttivo e con esso la democrazia.
Non è accettabile che il lavoro continui a costare vite e salute. La sicurezza è un diritto non negoziabile, non subordinato a incentivi perfino diseducativi.
Che fine ha fatto la patente a punti? A chi e a cosa è servita se non a sperperare risorse?
L’obbligo delle imprese di fare prevenzione è di rango costituzionale e non può essere condizionato ad incentivi che anziché rafforzarlo lo fanno passare come un onere di cui ci si fa carico “solo se”.
Dove manca sicurezza, mancano civiltà e responsabilità. Spesso manca coinvolgimento e partecipazione, in primo luogo nella fase di elaborazione del Documento di Valutazione dei Rischi. La tutela della salute e della sicurezza inizia da qui.
Dove la prevenzione arretrasignifica che il profitto è stato messo sopra la persona.
Tra la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro del 28 aprile e il 1° Maggio c’è un legame profondo carico di memoria e risonanza umana.
Il lavoro è oggi il vero misuratore dello stato di salute della democrazia: quello dignitoso la rafforza, quello povero o precario la svuota.
Le disuguaglianze lo dimostrano.
Le donne continuano a pagare un prezzo più alto in termini di retribuzione, stabilità e riconoscimento. Ai giovani si offrono poche occasioni di lavoro pieno che consentano di costruire progetti di vita.
Così si spengono sogni individuali e si indebolisce il futuro collettivo.
Il lavoro è la porta attraverso cui si entra nella vita adulta. Chiuderla o aprirla a intermittenza e solo a condizioni umilianti, vuol dire essere dentro un sistema malato da curare.
Il lavoro, certo, è cambiato e continuerà a cambiare, anche grazie alle memorabili lotte dei lavoratori.
Ma il problema non è il cambiamento, che, come ci ricorda lo scrittore israeliano Harari, a conclusione del suo ponderoso Nexus, è l’unica costante della storia.
Il problema è la direzione che gli si dà, che oggi passa inevitabilmente attraverso la democratizzazione dell’Intelligenza Artificiale che lo stesso autore definisce “intelligenza aliena”, fondamentalmente estranea alla cognizione umana e molto pericolosa.
Essa rappresenta la sfida più grande del nostro tempo. Senza una guida politica e culturale, senza una forte e unitaria presenza sindacale, in primo luogo nella contrattazione, il rischio è evidente: più efficienza, meno lavoro e meno dignità nel lavoro.
Se perfino uno come Musk arriva parlare di “Reddito universale alto contro la disoccupazione causata da AI”, vuol dire che il problema è serio e va seriamente affrontato
Volare alto non è un lusso da intellettuali staccati dalla realtà; è, viceversa, una necessità molto concreta per affrontare con le idee chiare le sfide del presente.
CGIL CISL UIL lo hanno capito e per questa ragione hanno associato lavoro dignitoso contrattazione e intelligenza artificiale.
Il lavoro dignitoso misura tutto: la qualità della democrazia, la credibilità delle istituzioni, il livello civile del sistema economico.
Misura la distanza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo.
Alla fine, tutto torna lì: nella responsabilità che continua oltre le gloriose e importanti celebrazioni.
Perché il lavoro non è solo un mezzo per vivere. È il modo in cui scegliamo di vivere insieme. E da questa scelta dipende tutto il resto.
L’appuntamento con la nostra coscienza e la nostra coerenza è ineludibile.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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