Dove va la UIL? Bella domanda.
È inevitabile chiederselo.
In tanti se lo chiedono, in correlazione con il più generale universo sindacale, nel quale deve convivere e confrontarsi con altre organizzazioni sindacali, due delle quali, CGIL e CISL, più robuste e meglio strutturate, oltre che più chiaramente interpretabili nell’attuale scenario politico economico e sociale italiano.
Fermo restando che il rischio maggiore per i lavoratori, ai fini del loro peso contrattuale nei confronti degli interlocutori pubblici e privati, è che ogni organizzazione sindacale vada per conto proprio, perdendo di vista lo scopo per il quale è nata ed esiste.
Come si fa a negare che, se non siamo messi molto bene, dipende anche dal fatto che sindacalmente non siamo uniti?
La CGIL segue “La Via Maestra, insieme per la Costituzione“, con numerose associazioni rappresentative della società civile, nella manifestazione Nazionale del 7 Ottobre a Roma, rispetto alla quale inevitabilmente tanti si chiederanno: perché solo la CGIL se i motivi e le richieste sono comuni?
La CISL comunica costantemente di non condividere il giudizio negativo rispetto ai tavoli di confronto con il governo e punta a rafforzare la propria identità, focalizzata sulla partecipazione prevista dall’articolo 46 della Costituzione, con relativa raccolta firme per una “Proposta di legge di iniziativa popolare”.
La “Partecipazione” era una nostra bandiera. Non l’abbiamo saputa coltivare, riprenderò in un prossimo appuntamento questo importante tema.
La UIL soffre questo dualismo e rischia di pagarne il prezzo se non si fa riconoscere da tutti gli attori in campo come organizzazione credibile nell’approccio, nella proposta e nella prassi sindacale, non surrogabili da slogan e prese di posizione che scavalcano tutti ma non producono risultati.
È un’organizzazione sindacale moderna, da “Terzo Millennio”, come pomposamente la definisce l’attuale “gruppo dirigente”, che assegna a sé stesso un ruolo di avveniristica modernità?
Oppure è un’organizzazione strutturalmente fragile e anche vecchia di testa che punta su slogan e prese di posizione scollegate dalla realtà?
La cultura gerarchica con la quale si pensa di governare l’organizzazione è segno di senilità culturale, non già di modernità e proiezione nel futuro.
A me pare che, per giustificare l’errata impostazione della centralizzazione regionale dentro la centralizzazione nazionale (si parla genericamente di ascolto e attenzione alla persone), sia diventata una organizzazione monocorde e oligarchica che mortifica l’autonomia territoriale, dove l’attività sindacale e l’incontro con le lavoratrici e i lavoratori si materializzano concretamente.
Siamo diventati improvvisamente i più bravi di tutti, ma non capisco da quale punto di vista, a meno che non si ritenga che, per essere più bravi degli altri, basti sbandierare slogan ad effetto, come tristemente appare quello di “Zero morti sul lavoro” rispetto allo zero risultati derivante non solo da quello che gli altri dovrebbero fare e non fanno.
Si afferma che “per la UIL questa è la lotta della vita”, quando nella realtà si registra da sempre una sottovalutazione generalizzata da parte di tutte le organizzazioni sindacali e un impegno strategico minimale da parte di quanti se ne dovrebbero occupare, per mancanza di orientamento politico e formazione dei gruppi dirigenti che dovrebbero fornirlo, nelle aziende, negli enti/organismi bilaterali e nei confronti delle istituzioni.
La UIL ha particolari meriti su questo tema e su quelli degli appalti e della contrattazione ad esso collegati?
Per favore, siamo seri e cambiamo discorso.
Di facile non c’è nulla nell’attività sindacale, ma non c’è peggio del non riconoscere i propri errori, le proprie insufficienze e carenze, anche soggettive, per negarsi possibilità di crescita sindacale.
Slogan e giudizi autoreferenziali rafforzano questa tendenza, ci portano fuori strada.
Che dire, per esempio, dell’irrealistico, Patto di stabilità?
No grazie.
Il Segretario Generale Bombardieri si autodefinisce Keynesiano, e va bene.
Ma siamo sicuri che la buona spesa pubblica, anche in deficit (come la concepiva il grande economista inglese nei momenti di crisi) sia incompatibile con un patto di stabilità finalizzato e innovativo sul piano sociale?
Non mi pare che il no all’austerità imposta dall’alto debba essere necessariamente abbinato al superamento di vincoli condivisi di finanza pubblica.
Siamo consapevoli o no delle ricadute disastrose che ci sarebbero in Italia se il governo potesse spendere e spandere a suo piacimento per fini prevalentemente clientelari ed elettorali?
Siamo diventati anche euroscettici a nostra insaputa?
Alla UILTuCS e alla UIL sarò sempre grato, a prescindere dall’esito della triste vicenda del doppio commissariamento (uno non gli bastava) che intanto prosegue nelle aule dei tribunali.
Il 3 ottobre il contenzioso troverà sede presso il Tribunale di Roma.
Un secondo commissariamento che segue l’ordinanza di un giudice, successivamente confermata dal collegio giudicante di un Tribunale, è un brutto e, a mio parere, inquietante precedente.
A maggior ragione sento il dovere di socializzare i miei pensieri e le mie riflessioni con onestà intellettuale, da uomo libero che ha il diritto e anche il dovere di dire la sua, assieme ad altri, per il bene della UIL e dell’universo sindacale nel suo complesso.
Questo ci deve stare principalmente a cuore, nell’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori che rappresentiamo.
Che tipo di cultura sindacale esprime, oggi, la UIL?
Che modello contrattuale propone?
Cosa c’è dietro la filosofia del commissariamento facile?
Discuterne apertamente le farebbe solo bene.
Il fatto che un Tribunale abbia sospeso ben 5 delibere della UILTuCS nazionale avallate dai vertici della Confederazione basta e avanza anche per comprendere che la “cultura” del “capo” e del “capismo” è contraria alla democrazia sindacale e alla democrazia nel sindacato.
Ho sentito dire più volte dal Segretario Generale Bombardieri che la UIL si propone di diventare la prima Organizzazione.
Non si capisce bene in virtù di quali analisi e prospettive, dal momento che sembra più una dichiarazione di guerra nei confronti delle organizzazioni “consorelle” che una aspirazione legittima allo sviluppo della propria organizzazione.
Il rispetto che devo a tutti e anche a chi ha rovinato la vita di tante persone, compresa la mia, mi induce a dire semplicemente che mi sembra un obiettivo fuori dal mondo e sbagliato, che da solo spiega tante cose.
Viceversa penso sia giusto focalizzarsi sul sano proselitismo, convinto come sono che non tutte le intenzioni, i metodi e gli strumenti per chiedere alle persone di iscriversi alla propria organizzazione siano utili alla causa dei lavoratori.
La concorrenza fine a sé stessa tra organizzazioni e “sigle sindacali” produce più debolezza che forza sindacale, come ben sanno i governi e le controparti che contano sul Divide et impera per imporre la propria volontà.
Termino con una nota personale.
Non ho problemi con nessuno, anzi ritengo che la personalizzazione serva solo a complicare situazioni già problematiche.
Dipendesse solo da me sparirei, se ciò servisse a rendere giustizia a quanti ne hanno diritto e tramutare in occasione di crescita generale questa penosa stagione post congressuale di commissariamenti “politici”.
Adesso è mio dovere esserci e ci sarò finché mi sarà possibile, fino all’ultimo.
Dice il grande poeta, letterato e uomo di pensiero insuperabile Goethe che “l’uomo erra finché aspira“.
Riconoscerlo non diminuisce, semmai accresce la statura e la credibilità di chi lo fa.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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