Se l’essenza della memoria non è solo ricordo di fatti accaduti, ma monito perenne e rinnovata volontà di non precipitare nuovamente in situazioni e meccanismi che generano “l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso” (questa è la definizione di genocidio adottata dall’ONU), la guerra tra Russia e Ucraina, che di fatto va ben oltre i confini di questi due Stati, la tradisce.
Quello del 2023 è il primo giorno della memoria che in Europa si è celebrato in costanza di una guerra che ci coinvolge da molteplici punti di vista e ci costringe a fare scelte difficili di fronte alle quali mai avremmo voluto trovarci.
I pro o contro la presenza di Zelensky a Sanremo sono poca cosa rispetto ai pro o contro l’invio delle armi all’Ucraina, ma confermano in ogni caso da che parte sta un Paese come l’Italia che ripudia la guerra ma è “costretto” a partecipare al conflitto a sostegno di uno dei due Paesi.
La Memoria è strettamente legata al genocidio prodotto dal nazifascismo e dalle folli teorie della razza che lo hanno connotato, rispetto alle quali la Russia ha meriti storici che nessuno può mettere in discussione.
Meriti documentati consegnati alla storia in nome dei quali, oggi, Putin giustifica la sua “operazione militare speciale” che mira ad “annientare e denazificare l’Ucraina”.


Secondo la versione di Putin noi staremmo sostenendo anche militarmente un Paese che non sta lottando per difendere la sua indipendenza, per rafforzare la sua democrazia e sposare definitivamente la libertà contro ogni forma di dittatura e di regime, dopo aver “conosciuto” quello sovietico.
Uno Stato non può essere identificato con chi governa protempore, e chi governa oggi non può intestarsi meriti storici del proprio Paese, se non si comporta di conseguenza rispetto ai valori umani e ai principi fondamentali di convivenza pacifica con in quali essi si identificano.
Così come l’America di Biden è diversa da quella di Trump, la Russia di oggi è lontana dai valori e principi di fondo contrari all’armamentario politico e ideologico, nonché di gestione pratica e spiccia del potere, che non prevedono opposizione e minoranze, e a lungo andare producono “il sonno della ragione che genera mostri”.
È evidente che un certo tipo di regime, sia più coincidente con chi oggi impartisce ordini dal Cremlino di Mosca, che con con chi governa da Kiev con l’obiettivo di entrare nell’Unione europea accettandone i principi costitutivi.
I valori veri sono quelli che si rinnovano giorno per giorno nella convivenza pacifica tra diverse idee e visioni, che è il principale antidoto in grado di neutralizzare il veleno dell’odio razziale e d’ogni altro genere.
L’omaggio più grande che possiamo fare al giorno della memoria e alle vittime della inimmaginabile esperienza dei campi di concentramento nazisti, lo facciamo a noi stessi coltivando libertà e diritti per tutti, cioè democrazia sempre più sostanziale.
Tutti i giorni, in tutte le occasioni cruciali in cui è necessario prevenire e combattere ogni forma di razzismo, l’intolleranza e il negazionismo, i muri e il filo spinato, l’indifferenza.
Attraverso soprattutto l’educazione e la formazione.
Non certo attraverso la ricostruzione manipolatoria del passato per agire nel presente in maniera arbitraria e contraddittoria.
Piaccia o non piaccia le scelte di campo -e quella principale del campo nel quale stare-, non sono perfette e ideali, ma devono essere coerenti con le intenzioni e le finalità dichiarate dalla nostra Costituzione il cui significato ultimo e quello di proteggerci da noi stessi, perché “noi stessi”, in quanto esseri umani dotati di istinto, ragione ed emotività, siamo gli stessi autori che di volta in volta producono tutto il bene e tutto il male del mondo.
Per quanto possa valere il nostro punto di vista -zero sul piano pratico e dell’immediatezza-, il sostegno anche militare che l’Italia con l’Europa e la Nato fornisce a uno dei due Paesi direttamente in guerra è comunque motivato in chiave difensiva, della inevitabilità delle armi.
Ma sol perché, al momento, non c’è altro modo di esercitare la sacrosanta legittima difesa.
Semmai c’è da chiedersi di che cavolo di sovranità parlano i nostri governanti di turno, con Giorgia Meloni appiattita sulle posizioni Nato-Usa.
La guerra deve cessare prima possibile, non dobbiamo smettere di chiederlo, di rivendicarlo e, se serve, di urlarlo nelle manifestazioni, ma ricordiamoci sempre del sogno europeo, del Manifesto di Ventotene, delle differenze valoriali in meglio per noi rispetto anche agli Stati Uniti d’America dove il rispetto della persona è vissuto e praticato “un po’” diversamente da come, nonostante tutto, lo viviamo e concepiamo noi.
L’ultima violenza di questa brutale abitudine che hanno negli States di schiacciare letteralmente le persone fermate, è costata la vita al giovane afroamericano Tyre Nichols, suscitando l’ira del Presidente Biden.
La polizia italiana, l’Italia come Paese, ha dato prova di grande professionalità, maturità e decenza istituzionale catturando Matteo Messina Denaro senza inutili sceneggiate.
Non serviva a nulla e non sono state messe le manette.
Una prova di forza, non di debolezza.
Brava la nostra polizia.
È nelle situazioni più difficili, nel disagio, nelle fragilità, negli ospedali e nelle carceri, nelle periferie cittadine e del mondo che si misura il nostro credere nel valore della convivenza che umanizza, al centro del quale ci sono le persone in carne e ossa.
Questa storia di mandare le navi con i naufraghi nei porti più lontani, a costi umani ed economici maggiori, è stupida e cattiva nel contempo, tipica di chi esercita le funzioni di governo per farsi propaganda presso il proprio elettorato e per distogliere l’attenzione dalle cose che dovrebbe fare e non fa.
Assistiamo a sconcertanti proposte sulla Scuola, sulla Giustizia, adesso si butta dentro anche il carcere per i reati di “buon costume”.
Tutto fa brodo, come dice una bella vignetta di Altan, “per distrarre l’attenzione da quello che non fanno” o fanno male e in modo da generare palesi ingiustizie.
Sul lavoro non ci sentono, non ci siamo, il loro cuore batte per un liberismo di accatto che nega all’Italia la possibilità di bonificare la propria economia, il proprio mercato del lavoro.
Anche attraverso una riqualificazione della rappresentanza e della contrattazione all’interno delle quali abbia senso compiuto il salario minimo riconducibile ai CCNL di categoria con dentro il welfare costituzionalmente paritario.
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Spetta a noi darci e dare la sveglia nei nostri luoghi e spazi: quelli del lavoro e della contrattazione.
Altro che tavoli “affollati” e “dialogo sociale”…

G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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