La democrazia nasce per eliminare la violenza arbitraria del potere verso i più deboli e i dissidenti.
Vive per umanizzare il lavoro e ogni aspetto della convivenza, per sostituire la sudditanza con la cittadinanza.
In democrazia l’uso della forza è concepito per la sicurezza dei cittadini, a difesa dei loro diritti, che le istituzioni hanno il compito di garantire.
Compreso quello fondamentale di protestare e manifestare.
L’uso disinvolto di identificare i cittadini senza una reale necessità, per esempio, è arbitrario e intimidente.
Genera un brutto clima dentro il quale perfino il patriottico antifascismo diventa un problema, come è successo al giornalista Marco Vizzardelli identificato dalla Digos al Teatro alla Scala di Milano per aver gridato Viva l’Italia antifascista dopo l’inno di Mameli.
Siamo fuori strada.
“Non può non venirmi il dubbio che siamo alla soglia di uno stato parafascista”, egli dichiara.
Chi scrive non crede che questo accadrà, certo l’intenzione c’è. Si vede e si sente.
Le manganellate di Pisa contro giovani e giovanissimi manifestanti fuoriescono dalla normale gestione dell’Ordine pubblico ed entrano nel filone dell’autoritarismo a senso unico che si mostra spietato con i più deboli e chi dissente, accomodante e garantista nei confronti di chi sta in alto o appartiene alla propria clientela politica.
Con le proteste degli agricoltori il governo è stato perfino premuroso e accomodante consolidando l’approccio dei “due pesi e due misure” che spacca il Paese anche dal punto di vista economico e sociale.
Occorre precisare, per altro, che a norma dell’articolo 87 della Costituzione, le manifestazioni vanno comunicate e non autorizzate, come spesso si sente dire, facendo confusione su aspetti pratici riguardanti gli itinerari dei cortei, che anche il buonsenso suggerisce di condividere con gli uffici pubblici preposti, per garantirne il corretto svolgimento, non certo per vietarle.
Le forze dell’ordine sono al servizio di tutti e di nessuno in particolare.
Men che meno dei politici, dei partiti e degli schieramenti che tentano (scorrettamente) di farne terreno di conquista, come si evince dalle continue e inopportune dichiarazioni di politici come La Russa e Salvini, che le strumentalizzano e considerano “roba loro”.
Giù le mani dalla polizia possono e devono dirlo coloro che hanno le carte in regola con i principi costitutivi della Repubblica Italiana.
È per questa premessa di valore che il Presidente Mattarellaha sentito il dovere di dichiarare senza perifrasi che “manganellare i ragazzi è un fallimento” che contrasta con le finalità della nostra democrazia.
La quale non è una parola come un’altra, ma forma e sostanza che interagiscono, libertà che si concilia con il vincolo insuperabile della dignità umana tanto in economia e nel lavoro quanto a livello civile e culturale, mediante il buon governo delle risorse pubbliche.
Cosa che non sta avvenendo nemmeno con il Pnrr che Meloni e Fitto hanno accentrato a Palazzo Chigi, senza alcun collegamento con lo spirito e le finalità del Next Generation EU che si proponeva e si propone di riparare i danni economici e sociali causati dal coronavirus -sommati agli squilibri strutturali preesistenti-, orientando verso la sostenibilità sociale e ambientale lo sviluppo economico.
Abbiamo una Ministra del Lavoro che dovrebbe essere una “tecnica” al servizio del Paese, ma in realtà tutela gli interessi delle imprese che generano e chiedono precariato, quando non apertamente sfruttamento.
Un Sindacato di sana e robusta Costituzione dev’essere autonomo da tutte le sue controparti: Governo, schieramenti, partiti, imprese e associazioni, consulenti del lavoro.
Non è pregiudizialmente a favore o contro i governi di turno, come non lo è nei confronti di quello in carica, che “giudica” da quello che fa o non fa per i lavoratori dipendenti e dei pensionati presenti e futuri.
Il futuro previdenziale dei giovani, per esempio, è una bomba a orologeria destinata a esplodere se non si incide sulle cause:  mancanza di lavorolavoro poveroparziale e a intermittenza, da cui deriva una contribuzione che non garantisce una pensione minima dignitosa.
La realtà nuda e cruda è che abbiamo a che fare con un governo che vuole riscrivere la storia e la Costituzione, che distorce sistematicamente gli eventi che incidono anche emotivamente sulla coscienza collettiva del Paese, come i morti sul lavoro che proseguono con tragica “regolarità”, con il chiaro intento di non fare quello che dovrebbe, anziché coinvolgere democraticamente ed effettivamente le organizzazioni sindacali dei lavoratori realmente rappresentative e non accomodanti.
Scrivono due economisti indipendenti di alto livello come Tito Boeri e Roberto Perotti: “purtroppo il Ministero del Lavoro continua a non voler applicare molte delle misure concordate a livello europeo nell’ambito del Pnrr e proposte dal piano nazionale della lotta al sommerso”.
“E tra queste, le misure volte a favorire la regolarizzazione degli immigrati, che hanno la probabilità di essere coinvolti in incidenti mortali, più di due volte di quella degli italiani”.
Com’è possibile confrontarsi costruttivamente con una Ministra del Lavoro che nega l’evidenza, come i meccanismi che favoriscono gli infortuni mortali legalizzati con un codice degli appalti che produce subappalti a catena ed è evidente concausa dei morti sul lavoro?
Dichiara Ivana Veronese, Segretaria confederale UIL, dopo l’ennesimo incontro inconcludente: “Di cosa dovremmo essere contenti, ministra del Lavoro? Le decisioni del governo sulla patente a crediti non sono assolutamente in linea con quanto avevamo chiesto e i morti, intanto, continuano ad aumentare”. “Il governo dovrebbe cominciare ad assumersi davvero delle responsabilità e provare ad attuare riforme efficaci che contrastino questa strage interminabile”.
L’Italia non è quella che vorrebbero i politici che si ispirano alla Russia di Putin e all’Ungheria di Orban, ma quella che ci hanno lasciato in eredità le forze politiche unitarie che si erano ritrovate attorno a valori e principi incentrati sulla dignità della persona, irriducibilmente contrapposti alla violenza fascista che usa i manganelli anche in economia e nel sociale.
Certo, si chiama sempre politica, ma questa è reazione che punta a svalorizza la memoria per riscrivere la storia.
Il Presidente Mattarella non ha un compito facile: stringiamoci attorno a lui, a difesa e per la valorizzazione degli ideali e dei principi irrinunciabile che rappresenta.
Per i quali hanno pagato con la propria vita persone che resteranno per sempre nella memoria dei democratici di tutto il mondo, come Giacomo Matteotti e Alexei Nalvalny.
G.G.  

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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