Si può governare senza cultura di governo?
No. Si può solo tentare di comandare e imporre, che in democrazia significa andare fuori strada.
Affidarsi a capi con l’ossessione del potere.
Da federalisti siamo diventati fascisti”, afferma il fondatore della Lega Giuseppe Leoni, il quale, al giornalista Paolo Berizzi che lo intervista, aggiunge: “ah, pensavo vi foste dimenticati dei fondatori della Lega per correre dietro a quel cretino di Salvini”.
Il patto di governo tra Meloni e Salvini fondato sullo scambio tra una squilibrata autonomia differenziata e un premierato contraddittorio tradisce la storia d’Italia e compromette il suo futuro.
Il governo Meloni sta già operando con questo spirito al di fuori dei principi fondanti della Costituzione, in primo luogo su fisco, sanità, lavoro e scuola.
Accomodante con le categorie sociali che intende proteggere e privilegiare, ostico e perfino ostile nei confronti delle persone e delle famiglie fragili, alle quali rende la vita difficile per ottenere i sussidi economici, dopo averli tagliati.
Un governo che teorizza e pratica ingiustizia fiscale di sistema, a danno dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, a seconda delle sue arbitrarie valutazioni.
Che continua a parlare di Nazione ma dimostra di non mirare all’unità nazionale attraverso il riequilibrio economico e la coesione sociale, che sono impossibili da realizzare se non si contrasta la diffusa illegalità di cui sono protagonisti non pochi imprenditori d’assalto con le rispettive imprese.
Che si propone di disarticolare l’Italia in tanti governatorati regionali sbilanciati sul privato, come avviene nella sanità, che l’insensata autonomia differenziata accentuerebbe.
Divari, non solo tra regione e regione, ma anche all’interno di ciascuna di esse, in conseguenza del disequilibrio tra pubblico e privato, a favore di quest’ultimo, del tutto evidente anche nella più grande regione d’Italia, la Lombardia, dove spesso non si sceglie ma si è costretti a rivolgersi alla sanità privata.
Un governo che utilizza il denaro pubblico e le risorse finanziarie europee destinate al Pnrr, per scopi politici di parte, con il ministro Fitto che opera da segretario personale della Presidente del Consiglio anziché interagire correttamente con tutte le regioni e le istituzione preposte.
Che rifiuta, al di là degli incontri di facciata, di confrontarsi con le organizzazioni sindacali considerate scomode, sol perché svolgono correttamente la loro funzione di rappresentanza dei lavoratori, naturalmente anche conflittuale, quando gli interlocutori fanno muro.
Che premia gli evasori e incoraggia l’evasione, a scapito dei cittadini che compiono il loro dovere, costringendo i lavoratori dipendenti e i pensionati a finanziare i servizi pubblici di cui godono le partite Iva, i professionisti e gli imprenditori che guadagnano molto di più.
Tanto assurdo quanto inaccettabile.
Con una Ministra del Lavoro che fa finta di confrontarsi con le “parti sociali” ma in realtà non si smuove dalle sue posizioni di sostanziale protezione delle imprese che prosperano sul precariato, sul lavoro grigio e irregolare, appalti e subappalti che non tutelano la salute e la sicurezza dei lavoratori, come dimostrano i morti e i gravi infortuni sul lavoro che si verificano con impressionante continuità.
Ormai in Italia un nord e un sud -cioè chi sta bene e chi sta male, chi è emarginato o direttamente escluso-, esistono in ogni regione, dove più, dove meno.
Per il governo Meloni, il lavoro è l’impresa. Sic et simpliciter.
I lavoratori e le lavoratrici, in quanto persone, vengono dopo e i risultati si vedono.
Anzi, per dirla tutta, questo governo protegge le imprese che fanno pirateria contrattuale e solo a tale scopo avversa il salario minimo e le clausole sociali che negli appalti e subappalti garantirebbero la parità normativa e retributiva delle lavoratrici e dei lavoratori.
La Presidente del Consiglio continua a ripetere, perlopiù di fronte a platee compiacenti, che non bisogna disturbare chi produce, dimenticando che i principali produttori della ricchezza e del funzionamento del Paese sono i lavoratori dipendenti.
E che non disturbare le imprese gravemente negligenti e inadempienti è la causa principale dei morti e gravi infortuni sul lavoro, delle malattie professionali e del malessere di cui sono a conoscenza le imprese attente al benessere dei propri dipendenti e gli psicologi del lavoro.
E quando parla e straparla di fisco, la Presidente del Consiglio Meloni, scrive il direttore di HuffPost Italia, Mattia Feltri, dimostra di essere “Una strana nazionalista che non sa come funzionano le Nazioni”.
Non sa, o fa finta di non sapere?
Il benessere collettivo, la sicurezza del Paese e delle persone, la salute, la scuola, l’assistenza a chi ha più bisogno e quant’altro contribuisca allo sviluppo e alla qualità della vita delle persone, derivano dalla ridistribuzione socialmente inclusiva della ricchezza prodotta tramite le tasse, che non sono nè belle nè brutte, ma semplicemente necessarie e civili.
Chi non le paga, violando o aggirando la legge, ruba vita e diritti e benessere ai suoi concittadini.
Alla nostra gentile Presidente Meloni, che ha “rivendicato” di essere una madre, si deve ricordare che favorendo e incentivando l’evasione, come sta facendo, si riduce la possibilità di migliorare il Paese, di realizzare più infrastrutture e servizi sociali, di aiutare anche imprese in reale difficoltà, con politiche e sostegni mirati.
Lo sa quante ragazze e ragazzi con disturbi alimentari si potrebbero aiutare recuperando una sola parte di evasione fiscale?
Lo sa che ancora oggi non fanno parte dei LEA (livelli essenziali di assistenza) e non sono coperti dal Servizio Sanitario Nazionale, nonostante siano la seconda causa di mortalità tra i giovani?
Lo sa, lei che ha urlato di essere una cristiana, in contrasto la mite predicazione del Discorso della Montagna, quante persone e famiglie in sofferenza, quante lavoratrici e lavoratori si potrebbero aiutare se tutte le imprese capissero e condividessero la responsabilità civile e sociale del pagamento delle “imposte” e dei contributi sociali? Pagamento che viene imposto solo a dipendenti e pensionati?
Certo che la formazione è importante, ma i primi ad averne bisogno sono coloro che governano ma in realtà dovrebbero essere governati e ri-educati alla democrazia e al rispetto.
La nostra Costituzione è giovane e l’Italia è una (e indivisibile) ha detto il Presidente Mattarella a un gruppo di giovani youtuber incontrati al Quirinale, che lo hanno capito e apprezzato più di quanto facciano politici e funzionari statali sleali che ci giurano sopra ma poi la tradiscono.
Basta e avanza per raccogliere l’invito di Mattarella di portarla tra i giovani e farla vivere e rivivere nei luoghi dell’umano che altrimenti rischiano di inaridirsi sull’altare di nemici immaginari.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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