Di fronte al fallimento dell’umanità, che si verifica quando le “ragioni” del potere soppiantano quelle della vita, è difficile sperare in un futuro migliore.
Questo si è verificato ancora una volta in Calabria, nelle acque di Cutro: da una parte l’umanità dei calabresi, in rappresentanza dell’Italia più bella e dignitosa; dall’altra il cinismo di governo che non ha fatto quello che poteva e doveva fare.
Le guerre scaturiscono da questa drogata e spietata “logica del potere”.
Come pure i drammi quotidiani visibili e meno visibili, collettivi e individuali, o relativi a minoranze discriminate costrette alla schiavitù esistenziale della sottomissione alla violenza di Stato.
Violenza di Stato che, tra le altre cause, è uno dei motivi per cui si scappa dai Paesi di origine.
Quando un simile capovolgimento valoriale si verifica a danno di persone disperate, vuol dire che siamo corrosi da una malattia interiore che ci allontana dalle cose essenziali della vita, dal rispetto verso noi stessi e gli altri che coinvolge anche figure che indossano la “divisa” delle istituzioni in rappresentanza e nell’interesse di tutti, non di sè stessi o di una sola parte.
Come ha rivelato il comportamento sconcertante del magistrato-Gip Michele Ciociola che ha fatto satira e battute assolutamente contrarie al delicato ufficio che ricopre in nome del popolo italiano, usando parole irrispettose in primo luogo verso le vittime, i dispersi e anche i sopravvissuti alla strage di Cutro.


Un altro esempio di pessimo protagonismo che da tempo ammorba la vita pubblica del nostro Paese e contribuisce a complicare i problemi.
Dopo gli irresponsabili che definirono le Ong, taxi del mare, ora c’è anche un Giudice che parla di “viaggi esotici alla volta di Crotone” e di “ultima mareggiata pitagorica”, sostenendo di usare “una terminologia in linea con il dramma”.
E aggiunge, senza provare vergogna, “io parlo così”.
Il fenomeno migratorio -specchio di questo fallimento, nella versione tragica delle 70 bare pulite e allineate nel Palasport di Crotone, contenenti persone (bambini compresi) affogate in mare, per mancanza di soccorso-, tende piuttosto ad aggravarsi che ad attenuarsi nel prossimo futuro.
“Aiutiamoli a casa loro”, “illudersi di impedire le partenze” o definire irresponsabile il comportamento delle mamme e dei genitori che rischiano la vita assieme ai loro figli, nel contesto internazionale a tutti noto, è pura ipocrisia.
Pari allo scaricabarile, interno ed esterno, che intanto contribuisce a ostacolare il soccorso delle persone che si trovano in pericolo di vita, come i fatti dimostrano.
Apparati statali costosi e attrezzati, ai quali si impedisce di operare con l’obiettivo concreto del soccorso immediato e, quando non se ne può fare proprio a meno, si mandano le navi nel porto più lontano.
Come si fa a non associare un simile approccio alla volontà di non farsi carico, con dignità nazionale e di Stato, di un problema che esiste e va comunque affrontato, “assieme” e non “contro” l’Europa?
Siamo in presenza di due Italie, quando in realtà, sulle grandi questioni epocali, ne servirebbe una sola e coesa.
In una prospettiva di sviluppo umano nella libertà e nella democrazia, al centro delle quali, perché non siano parole vuote, ci devono essere i diritti umani universali, la giustizia ambientale e sociale, il lavoro dignitoso ritrovato che fanno sentire tutti e ciascuno persone e cittadini italiani, europei e del mondo.
C’è l’Italia unita e unitaria del Presidente della Repubblica Mattarella (altro che autonomia differenziata e antieuropeismo) che, in un silenzio che parla e comunica, ha portato la dignità dello Stato davanti alle bare, e conforto ai parenti delle vittime, oltre che gratitudine alle persone, comunque impegnate nel soccorso e nell’assistenza dei migranti che ce l’hanno fatta a toccare terra.
E c’è l’Italia della Presidente del Consiglio Meloni, la quale, rispetto alla “Strage di Cutro” ha mostrato ancor più chiaramente il volto brutto e confuso del “suo” governo.
Lo scaricare sull’Europa è diventato il toccasana, dal punto di vista di questo governo, ma tutti i dati confermano che quanto potrebbe e dovrebbe fare l’Unione europea è sistematicamente ostacolato dai loro amici politici.
E comunque non sarà mai sostitutivo delle responsabilità che ciascun Paese si deve assumere, nel suo stesso interesse, verso il complesso problema migratorio, che, proprio per questa ragione, richiede una progettualità adeguata e unitaria.
Le cause dell’emergenza migratoria sono tali da far prevedere un aggravamento piuttosto che una attenuazione del fenomeno.
Sono cause importanti che hanno a che fare con l’economia, l’ambiente, la desertificazione –l’acqua di cui si parla poco e ad intermittenza, come se la siccità non fosse già un grave problema-, la violenza politica di Stato di non poche feroci dittature, la mancanza di lavoro e di prospettive nei paesi di origine che, quanto meno in parte, coincide con il bisogno di un Paese come il nostro di giovani lavoratori e lavoratrici, soprattutto in determinati settori.
Un’emergenza che, nella migliore delle ipotesi, occorre fronteggiare sia aiutandoli a casa lorosia attraverso canali legali (quote) per accogliere quelli di cui peraltro abbiamo bisognorichiesti da diversi settori produttivi.
Sia attraverso il soccorso a quanti, in fuga dalla disperazione nera, si trovano in mare aperto, in pericolo di vita.
Provare per credere prima di giudicare il “perché si parte”, in che condizioni e a quali condizioni si parte, nella disperata speranza di una vita… “normale”.
Invece si fanno miserabili esternazioni che di umano non hanno nulla.
Giorgia Meloni è sicuramente una donna di mestiere e di potere, ma, riguardo a questa strage (di Stato, come ipotizza qualcuno?) e alle partenze dalle coste africane, in direzione dei Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, tra i quali l’Italia, ha dimostrato di essere poco mamma e per nulla cristiana, come si definisce, evidentemente solo per “nascita”.
Come se questa “cristianità” fosse vuota ed estranea alla vita reale degli ultimi e in particolare dei disperati, nel nome dei quali il Gesù storico venne crocifisso.
Valori, valori, valori. Forse dovremmo fare tutti un bell’esame di coscienza.

Di fronte a questi grandi problemi, quelli “nostri” li vedo in una luce un pò diversa.
L’importante è agire secondo coscienza e cogliere tutte le occasioni per uscirne con una organizzazione ricompattata messa nelle condizioni di ripartire senza scorie e veleni.
Ben venga il rinnovamento.
Vero e non di facciata.
Fondato sulla verità e la chiarezza delle decisioni.
Sarò il primo e ben felice di sostenerlo.
Anche mediante i più cari auguri di buon lavoro.

G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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