Il 13 marzo 2023, la Segreteria della UILTuCS Nazionale ha deliberato la “Gestione Straordinaria della UILTuCS Lombardia”.
Da quel momento la nostra organizzazione regionale è ufficialmente “commissariata

È facile dire, la vita continua.
La vita è bella, anche quando le cose vanno in direzione opposta alle proprie attese, a ciò che si è costruito, dal punto di vista umano e dello scopo per il quale il Sindacato esiste e di cui la nostra organizzazione è parte.
Molto più difficile è vivere dentro la brutta storia che di sindacato e di sindacalismo ha poco e di concezione autoritaria del potere tanto.
Questo naturalmente è il mio punto di vista, a norma dell’art. 21 della Costituzione italiana, che si contrappone a una verità palesemente costruita ad “arte”.
Il 13 marzo 2023 resterà impressa nella memoria come una giornata triste di diseducazione sindacale per mano e responsabilità di chi dovrebbe fare l’opposto.
Vedremo.
Per me è una prova tremenda, evito di parlare in questa sede delle persone care che condividono con me la stessa sorte del capovolgimento della verità per giustificare il commissariamento della UILTuCS Lombardia, a prescindere dai colleghi prescelti -commissario e tesoriere-, ai quali auguro buon lavoro.
Non mi aspetto e non inseguo nulla di preciso, agisco secondo coscienza.
Nel brutto si può sempre trovare qualcosa di bello, nella sofferenza il richiamo alle cose e ai sentimenti per cui vale la pena di vivere.
E quindi, Pensieri e riflessioni più che mai.
Pensieri e riflessioni nonostante tutto.
Pensieri e riflessioni affinché la vita sia meno arida, più ricca di idee, di ideali e anche di emozioni.
Pensieri e riflessioni per alimentare la speranza di un “domani migliore” del tribolato presente: sia in generale che per la nostra beneamata Organizzazione.
Pensieri e riflessioni sempre alla ricerca di ciò che unisce, invece di ciò che distrugge e divide.
I danni prodotti non sono quantificabili, ma già evidenti.
Non sarà facile, ma la via maestra è questa, purchè il punto di riferimento non sia la “fedeltà alle persone”, come si fa nel clan (per non dire di peggio), ma la lealtà verso i principi e gli ideali di convivenza nella democrazia e nella libertà, premessa e scopo del sindacato e del sindacalismo autentico, della buona politica che non crea problemi, ma li affronta e dà le risposte.
Il divide et impera che da tempo immemore adotta chi punta al controllo e al potere con ogni mezzo, anche coalizzandosi con chi rappresenta un pericolo su questioni importanti, rientra nella deleteria logica amico-nemico tanta cara a chi “governa” l’Italia e non sa farne a meno.
Con questo spirito, scevro da animosità nei confronti di chicchessia, vado avanti, scrivo e comunico attorno ai problemi della lavoratrici e dei lavoratori, delle persone che hanno bisogno di sindacato, di più sindacato, di un sindacato proiettato sui loro problemi piuttosto che avvitato su se stesso.
Delle persone che mi stanno veramente a cuore, per empatia razionale e sentimentale.
Alle mie radici umane e psicosociali resterò sempre attaccato.
I problemi interni ci sono e non è nascondendoli che si risolvono, ma la priorità va a quelli dei lavoratori.
Problemi che partono dal luogo di lavoro, dagli orari e dalle retribuzioni falcidiate dall’inflazione, dalle diverse forme di precarietà, fino alle questioni generali che hanno a che fare con il rapporto tra i cittadini e le istituzioni, cioè lo Stato e il Governo che ha la responsabilità della politica economica e sociale.

Le tasse, in relazione al costo della vita e a tutto ciò che con esse interagisce, a maggior ragione rappresentano uno snodo cruciale rispetto al modello di società e di sviluppo che si intende coltivare, alla progettualità implicita ed esplicita della nostra Costituzione.
Dalla capacità/volontà di farle pagare a tutti discendono diverse conseguenze positive o negative, come abbiamo constatato anche durante la pandemia, con un Servizio Sanitario Nazionale indebolito che, tuttavia, ha curato e assistito tutte le persone, anche quelle non in regola con il fisco, in conflitto oggettivo con i lavoratori e tutte le persone che le pagano regolarmente.
La Costituzione concepisce il sistema fiscale in funzione della redistribuzione della ricchezza prodotta tramite il principio/criterio della progressività previsto dall’art. 53.
L’imposta cresce con il crescere del reddito, come non sarebbe più se venisse applicata un’aliquota unica uguale per tutti -poveri, persone/famiglie che faticano, benestanti e ricchi-, più comunemente definita flat tax, obiettivo finale dichiarato dal governo.
Le tre aliquote da realizzare entro il 2023 vanno in questa direzione.
Il fatto stesso che questo obiettivo sia in aperto contrasto con la Costituzione la dice lunga sul livello di ipocrisia e nel contempo di arroganza, derivanti da una concezione del potere secondo la quale chi vince le elezioni può governare come meglio crede.
Cioè comandare e imporre la propria volontà, a prescindere.
Ci hanno provato in passato a forzare il dettato costituzionale, ci riprovano ancora.
Cosa che in verità il governo tenta di fare non solo riguardo alle tasse ma anche su altre questioni di vitale importanza come la scuola e la sanità, i diritti civili, la protezione dei bambini delle famiglie arcobaleno fatta passare in second’ordine rispetto a calcoli politici di segno regressivo e finanche reazionario. I diritti di un bambino, di una persona, nella nostra cultura e nella nostra “civiltà” non sono, non possono e non devono essere subordinati ad alcunché.
Si vergogni chi lo fa.
Grazie al cielo ci sono movimenti e iniziative dal basso che mostrano un Paese più avanti di questa brutta politica di governo arretrata e regressiva, come la manifestazione di sabato 18 marzo a Piazza della Scala, per protestare contro l’ordine perentorio del Governo, impartito al Comune di Milano, di non registrare più i bambini di Famiglie Arcobaleno, definito dalle famiglie stesse “indegno di un Paese civile”, condannato anche dal Sindaco Sala.
Anche sul salario minimo la Presidente Meloni, nel confronto con la leader dell’opposizione Elly Schlein, non ha saputo fare altro che sarcasmo e retorica, incapace, ancora una volta, di usare argomenti all’altezza dell’incarico che ricopre.
Di una riforma razionale del catasto che farebbe pagare qualcosa in più ai soli proprietari di case e appartamenti di lusso, non si parla nemmeno, il governo preferisce tagliare aiuti ai poveri, ai quali si riduce in quantità e durata il reddito di cittadinanza, aggiungendo interruzioni e disagi al solo fine di scoraggiarne la richiesta anche in assenza di offerte di lavoro vere e proprie.
Il governo degli incapaci va avanti per la sua strada con la forza dei numeri.
Con l’arroganza tipica di chi se la canta e se la suona per apparire come in effetti non è.
Infatti, a dispetto dell’approccio furbesco, il governo Meloni non riesce proprio a rafforzare l’unità nazionale, bensì il suo contrario, su diversi fronti della vita pubblica, della realtà economica e sociale, dei diritti civili e delle istanze ambientali.
Sulla non volontà di lottare per il lavoro dignitoso, con giri di parole e discorsi farraginosi, è evidente che il governo sceglie di stare dalla parte delle imprese e degli imprenditori e delle associazioni fasulle che sul precariato ci marciano e guadagnano.
Un Paese che non sa proteggere e tutelare i suoi giovani nel lavoro e con il lavoro, con un governo che si rifiuta di contrastare la precarietà, per non disturbare quelli che considera suoi elettori, difficilmente potrà avere un futuro migliore, anche in relazione alla scarsa (per non dire inesistente) attenzione verso l’ambiente.
A tale riguardo il Presidente Mattarella, reduce dalla visita in Nigeria, è stato chiaro e quasi brusco: “Non ci si può cullare nell’illusione di perseguire prima obiettivi di sviluppo economico per poi affrontare in un secondo momento le problematiche ambientali”.
“Non c’è più tempo da perdere, servono misure forti”.
L’Italia è ricca di persone, movimenti, associazioni, sentimenti, cultura, storia e spinte ideali che richiedono solo di essere organizzate e tenute insieme.
Muoviamoci finché siamo in tempo, con la consapevolezza che, come dice il nostro Presidente della Repubblica, non c’è più tempo da perdere.

G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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