Dopo Confcommercio, Confesercenti e Associazione Nazionale Cooperative di Consumo, solo Federdistribuzione si ostina a non firmare il CCNL di settore.
Non c’è nulla di moderno in questa intransigenza imprenditoriale di vecchio stampo che considera le lavoratrici e i lavoratori, “dipendenti” nel senso letterale del termine da gestire a comando, con norme contrattuali e di legge a misura di questa pretesa.
L’inaspettata uscita della multinazionale tedesca LIDL da Federdistribuzione fa riflettere, da diversi punti di vista.
In primo luogo per il richiamo esplicito alla responsabilità sociale dell’impresanei confronti dei suoi lavoratori, presente nella “Comunicazione interna” del Presidente Massimiliano Silvestri, con la quale s’impegna ad applicare immediatamente il CCNL appena rinnovato da Confcommercio con FILCAMS FISASCAT UILTuCS dopo oltre 4 anni dalla scadenza.
Il Presidente di LiDL Italia in sostanza rimprovera a Federdistribuzione un atteggiamento socialmente irresponsabile, tenuto conto che rinnovare i contratti di lavoro con molti anni di ritardo permette alle imprese di lucrare cospicui vantaggi a danno delle lavoratrici e dei lavoratori.
Un atteggiamento oltretutto ricattatorio con il quale Federdistribuzione pretende di scambiare l’adeguamento delle retribuzioni -nemmeno pienamente commisurato alla perdita del potere d’acquisto-, con l’incremento dell’instabilità occupazionale che equivale al condizionamento permanente delle persone.
Che fine hanno fatto i vincoli e le finalità di cui all’art. 41 della Costituzione che inibiscono all’impresa di funzionare e svilupparsi in “in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”?
Diciamo le cose come stanno. Dietro la facciata di luci e colori delle imprese di grande distribuzione (come di altri settori produttivi) ci sono zone grigie e “sistemi” di gestione del personale che generano precariato in funzione di una interpretazione della produttività che svilisce il lavoro umano, delle donne e dei giovani in particolare.
Alle quali ed ai quali si stressa la vita per anni prima di stabilizzarli, e anche dopo, con orari, turni e condizioni “imposte” che di moderno non hanno nulla, se non il conformismo lessicale con il quale si fa rientrare tutto questo nel concetto di flessibilità, con la pretesa di avere mani libere nella gestione del personale.
Esattamente quello che Federdistribuzione vorrebbe rafforzare ulteriormente e che giustifica ampiamente la proclamazione di un altro sciopero nazionale di 8 ore da effettuare a livello territoriale.
E benché l’adeguamento salariale al costo della vita sia il principale obiettivo da realizzare nel più breve tempo possibile, la lotta sindacale al precariato all’interno delle grandi catene commerciali e di quelle collegate deve proseguire e si deve svilupparsi in modo coerente e opposto rispetto a quanto queste e quelle continuano a chiedere.
Bisogna recuperare consapevolezza rispetto ai cambiamenti epocali che stiamo vivendo e a quelli già in atto, con l’obiettivo di rafforzare la formazione sindacale strategica di sistema in funzione della contrattazione di secondo livello, anche e soprattutto in ottica di filiera, con l’obiettivo della ricomposizione economica e normativa del lavoro.
Peraltro suffragata dall’incessante (e vitale per la democrazia) “attività” della Magistratura che ha già coinvolto grandi imprese come Esselunga per varie ipotesi di reato, sempre riconducibili allo sfruttamento dei lavoratori, rintracciabile nel rapporto omertoso e socialmente patologico tra imprese appaltanti e imprese appaltatrici.
Ultima in ordine di tempo, nientemeno che la Giorgio Armani operations, posta in amministrazione giudiziaria per caporalato.
Insomma, “non è tutto oro quello che luccica” nell’universo delle grandi imprese e delle loro Galassie, a scapito di una moltitudine di lavoratrici e lavoratori che ne pagano le conseguenze.
Ragione di più per dire Adesso Basta ad alta voce e unire le forze per la buona riuscita delle lotte sindacali, sia confederali che di categoria.
Federdistribuzione dimostri di essere sindacalmente matura e consapevole del proprio ruolo sociale.
La grandezza non è solo tecnologica e dimensionale, ma anche e soprattutto qualitativa e valoriale, ovvero, umana e sociale. Non è mai troppo tardi
G.G.
