La manovra finanziaria si è trasformata in uno spettacolo indecoroso. Evidenza del come e del perché aumenta la distanza tra cittadini e istituzioni.
Distanza che alimenta sfiducia, la quale trova riscontro nel lavoro che manca o è precario, in una sanità sempre meno accessibile, nei servizi pubblici che arretrano, nell’incertezza del futuro previdenziale.
É la sfiducia che nasce da ciò che non viene fatto, o che si fa tutelando interessi di parte.
Non si tiene insieme il Paese.
C’è un’Italia opulenta e sprecona e un’Italia che fatica ad arrivare a fine mese, che si indebita, che ha visto ridursi il potere d’acquisto di stipendi e pensioni. C’è l’Italia dei “reietti”. a cui si nega persino il minimo indispensabile, mentre il lusso e lo sperpero vengono esibiti.
Questa non è solo povertà: è dignità offesa.
Si chiama flessibilità ciò che troppo spesso è precarietà, competitività ciò che è disumanità.
L’egoismo in libertà è il motore dell’ingiustizia.
Viviamo una contraddizione storica: mentre la potenza tecnologica potrebbe migliorare la vita di tutti, cresce una minaccia che si manifesta nella volontà di svincolare il capitalismo finanziario da ogni limite democratico.
La più grande delle ingiustizie è non poter vivere in pace. Questa non è solo assenza di guerra: è giustizia, equità, benessere. La guerra non è inevitabile, lo diventa quando prevale la sete di dominio mascherata da una falsa pace imposta con la forza.
In occasione della Giornata mondiale della pace, Leone XIV ha denunciato i «Programmi educativi che giustificano le guerre” aggiungendo che “è blasfemia benedire il nazionalismo e la lotta armata». Parole che interrogano tutti noi.
É doveroso chiedersi da che parte stiamo, sulle grandi questioni geopolitiche come sui problemi quotidiani. Non siamo tifosi chiamati a schierarci: siamo cittadini con diritti e doveri da esercitare.
Le persone sfruttate, discriminate e oppresse sono in “guerra” tutti i giorni. Per avere ciò che sarebbe loro diritto ricevere.
Non avere l’essenziale per vivere, mentre si è circondati da sprechi e privilegi, é una ferita morale oltre che sociale.
Lavoro e pensioni, sanità e casa, educazione di figli e nipoti, molti dei quali sono allo sbando del “non studio, nè lavoro” dovrebbero essere il cuore della progettualità politica del nostro Paese. Nulla di tutto questo si ritrova nella Legge di bilancio 2026.
Sulle pensioni assistiamo a caos e furbizia per fare cassa, a un indecoroso balletto sul futuro previdenziale dei giovani, con l’ennesimo tira e molla sul silenzio assenso in versione misera che non prevede il contributo a carico delle imprese, come da decenni predico anche all’interno dei CDA di alcuni Fondi pensione di categoria.
Ennesimo rinvio alle calende greche che rischia di tramutarsi in danno previdenziale incolmabile.
E siccome vogliono tanto bene ai giovani, nella manovra finanziaria il Governo ha “intrufolato” un nuovo gioco d’azzardo che ha provocato l’immediata protesta della Caritas e altre associazioni. Vedremo se sarà ritirato quanto previsto dall’articolo 36ter.
Si tratta del “gioco” “Win for Italia Team” (che bravi questi patrioti che mandano allo sbaraglio giovani e persone fragili in lingua inglese), nientemeno che per finanziare il Coni.
Si genera caos per confondere le idee e intanto si fanno passare le cose peggiori.
Morale: o si riparte pace lavoro e democrazia o si continua a girare a vuoto sui problemi. Il governo non è chiaro, il che non significa che lo sia l’opposizione.
Il meglio della nostra storia è a rischio.
Stati Uniti e Russia ci prendono a calci e c’è chi si ostina a non prendere atto delle cose che dichiarano e fanno.
Il suprematismo americano versione America First in economia e finanza, a difesa arrogante delle sue grandi corporazioni e della forza militare svincolata dalle istituzioni internazionali, all’Ucraina aggredita preferisce la Russia dell’aggressore Putin. Entrambi accomunati dall’ostilità verso l’Unione.
Ripudiare la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali è una straordinaria conquista di civiltà, ma non bisogna dimenticare che ne basta uno per scatenarla.
Questo non significa giustificare la corsa al riarmo in ordine sparso.
Se prima l’Europa era necessaria, oggi è indispensabile. Sull’altare di chi e di cosa dovremmo astenerci dal fare la scelta più sensata per il bene presente e futuro dell’Italia?
Per quale ragione possono esistere 50 Stati Uniti e non 27 Stati Uniti d’Europa? Impossibile non essere d’accordo con il Presidente Mattarella.
Ma non abbiamo bisogno di un’ Europa senza anima ma di una Ue che crede e investe nel sociale, che non sacrifica i diritti dei cittadini e dei lavoratori per acquietare la sete di liberismo delle multinazionali americane
È Natale, certo, ma non c’è pace e serenità per tutte le persone e le famiglie. Vicino a noi e geograficamente (ma non umanamente) lontano, la sofferenza è tanta.
Peggio del male c’è soloLa banalità del male”.
A che serve la memoria se non a farci comprendere che questa è la minaccia incombente?
C’è poco da festeggiare, ma il Natale per credenti e non credenti o appartenenti a religioni diverse merita i migliori auguri colmi di speranza
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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