Quando l’unità sindacale torna a misurarsi con il futuro del lavoro
Dopo anni di divisioni, diffidenze e rotture anche dolorose, CGIL, CISL e UIL tornano a presentarsi insieme davanti alle associazioni imprenditoriali con una piattaforma unitaria: “Proposte per un accordo quadro”.
È una buona notizia che, da sola, merita attenzione e rispetto. Non perché d’incanto risolva i problemi, ma perché prova a ricostruire relazioni sindacali più autorevoli, democratiche e capaci di governare il cambiamento.
La piattaforma muove dalla semplice ma decisiva constatazione che senza rappresentanza certificata e senza una contrattazione realmente sviluppata e inclusiva, il lavoro perde centralità e le persone spariscono dal suo orizzonte di senso.
Una svolta nella contrattazione è ciò che serve, è la lettura che condivido.
E credo sia proprio questa consapevolezza ad aver favorito il dialogo e l’intesa sui contenuti tra le tre Confederazioni.
Non è un punto di arrivo e credo nemmeno una parentesi dettata dalle circostanze. È il passo atteso da fin troppo tempo che avrà valore solo se saprà tradursi in accordi capaci di migliorare concretamente la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori. Ovvero di mettere le redini democratiche allo sviluppo tecnologico in economia e nel lavoro, altrimenti destinato a divorare la nostra libertà e i nostri diritti.
Le critiche che non convincono
Dopo le profonde divisioni degli ultimi anni è comprensibile che questa iniziativa venga accolta con prudenza e, in alcuni casi, anche con scetticismo.
Avvilente appare, invece, la stroncatura pregiudiziale di Giorgio Cremaschi sul Fatto Quotidiano del 19 giugno: “Perché il patto tra Cgil, Cisl e Uil peggiorerà le condizioni di Lavoratrici e Lavoratori”. Dove peraltro si fa l’accostamento incongruo con il “Patto della Fabbrica” del 2018 firmato solo con la Confindustria.
Le “Proposte per un accordo quadro” si rivolgono all’intero sistema delle associazioni imprenditoriali e affrontano questioni che allora non erano sentite e vissute con la stessa intensità e attualità di adesso, a cominciare dalla pesante perdita del potere di acquisto dei salari nell’ultimo quinquennio e dalla governance dell’Intelligenza Artificiale, che deve entrare nelle vene della contrattazione.
Lo scetticismo è legittimo e può essere perfino stimolante. Liquidare sul nascere la “Piattaforma” sindacale unitaria come se fosse già una resa, No. A mio parere le proposte che portano la firma dei Segretari Generali Landini, Fumarola e Bombardieri alzano il tiro come non si faceva da tempo.
La rappresentanza si misura, non si proclama
Il cuore politico del documento è la certificazione della rappresentanza.
Solo le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali comparativamente più rappresentative devono poter stipulare i contratti collettivi nazionali.
Per le organizzazioni sindacali il criterio è chiaro: deleghe di iscrizione e voti ottenuti nelle elezioni delle RSU – anche attraverso l’estensione e il rafforzamento del sistema elettivo. Può e deve funzionare anche nel settore privato.
L’assenza di regole condivise ha favorito lo spregevole fenomeno del dumping salariale, indebolendo la funzione regolatrice della contrattazione nazionale.
Chi continua a richiamare la libertà sindacale per opporsi, a mio avviso sovrappone due principi profondamente diversi: la libertà di associazione, che resta pienamente garantita, e la legittimazione a negoziare contratti destinati a produrre effetti sull’intero sistema.
Democratizzare la rappresentanza sindacale dei lavoratori non è un ostacolo all’efficienza del sistema contrattuale: è la condizione della sua legittimità.
La stessa esigenza di trasparenza riguarda anche le associazioni imprenditoriali. La credibilità di un sistema relazionale dipende dalla rappresentatività e credibilità delle parti sociali che lo costituiscono.
Contratto nazionale e salario
La piattaforma riafferma il ruolo centrale del contratto collettivo nazionale quale garanzia dei diritti fondamentali e della tutela salariale.
Stesso lavoro, stessi diritti, stessa retribuzione. È il lavoro che unisce
L’obiettivo dichiarato è recuperare integralmente il potere d’acquisto delle retribuzioni attraverso verifiche periodiche e garantire l’ultrattività degli adeguamenti economici anche quando i contratti sono scaduti, fermo restando l’obiettivo di rinnovarli prima della scadenza
Non è un dettaglio tecnico.
Significa impedire che il tempo necessario al rinnovo contrattuale si traduca in una perdita sistematica di salario per i lavoratori come spesso è avvenuto.
Governare l’Intelligenza Artificiale, non subirla.
Per la prima volta Digitalizzazione, Robotica e Intelligenza Artificiale entrano organicamente nell’agenda della contrattazione collettiva. Ci entrano per governare le trasformazioni, sulla base di principi irrinunciabili.
Il primo è il primato della persona: nessun algoritmo può sostituire la responsabilità umana nelle decisioni che incidono sul lavoro.
Il secondo è la trasparenza: lavoratrici e lavoratori devono essere informati e consultati prima dell’introduzione di tecnologie capaci di modificare organizzazione, ritmi e condizioni di lavoro.
Il terzo è la formazione continua.
Le quaranta ore annue proposte non rappresentano soltanto un aggiornamento professionale. Esprimono l’idea che la formazione costituisca un effettivo investimento di cui usufruiscono tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, non solamente quelli pre-scelti dalle imprese.
A questi principi si affianca una visione più ampia della partecipazione, ricondotta alla funzione dell’impresa delineata dall’articolo 41 della Costituzione, che subordina la libertà dell’iniziativa economica privata al rispetto dell’utilità sociale, della sicurezza, della libertà e della dignità umana. Richiamare altri articoli della nostra Carta per bypassare questo, non è ammissibile.
Rappresentanza certificata, contrattazione strutturata, salari adeguati, formazione permanente, partecipazione e governo dell’Intelligenza Artificiale non costituiscono capitoli separati.
Sono i tasselli di una medesima idea di sviluppo. È la svolta che serve.
Ora la responsabilità passa alle associazioni imprenditoriali.
Se sapranno raccogliere la sfida del cambiamento, cui spesso si richiamano senza confrontarsi sui contenuti, l’Accordo quadro, con i contenuti previsti, potrà diventare realtà.
Non sarà la fine dei conflitti – perché il conflitto appartiene fisiologicamente alla democrazia – ma saranno verosimilmente limitati e gestiti alla luce della responsabilità reciproca, che al dunque rappresenta la vera conquista di civiltà, ostacolata solo dalla parte politica imprenditoriale e professionale più ottusa.
Solo in questa prospettiva il lavoro può tornare a firmare il proprio futuro. E solo se i proponenti abbandoneranno inopportuni trionfalismi di parte e si concentreranno sulle proprie fragilità culturali che le “Proposte unitarie” possono tramutare in vero salto di qualità di cui c’è bisogno. Se ogni organizzazione e ogni sindacalista saprà viverle con la consapevolezza che il momento storico richiede.
Lo meritano le Persone che CGIL CISL UIL rappresentano in versione generalista e davvero nazionale, anche e soprattutto nel tempo dell’Intelligenza Artificiale.
G.G.
