Dio benedica le democrazie che possono contare su una Magistratura indipendente dal potere esecutivo e dai politici che la vogliono sottomettere. Attaccarla fuori dai tribunali nel pieno svolgimento di un processo, come hanno fatto i Ministri e dirigenti leghisti nella Palermo di  Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, è semplicemente eversivo. Questo è il mio punto di vista, che si articola come segue sulla legge di bilancio 2025 approvata dal governo. Su cosa la si deve misurare?  A mio parere sulla capacità di incidere sui problemi presenti con la volontà generare una società più inclusiva attraverso lo sviluppo economico  e un orientamento culturale di supporto che ne faciliti la progressiva realizzazione, alla luce della condizione finanziaria e debitoria in cui si trova l’Italia. A maggior ragione i conti della manovra da 30 miliardi non tornano. In primo luogo per ciò che maggiormente interessa ai cittadini: salute, potere d’acquisto, lavoro.

I conti invece tornano per le banche e le grandi imprese che si tengono i loro profitti record ed anche per gli imprenditori in affari con politici e dirigenti/funzionari infedeli della pubblica amministrazione o società  ad essa collegate, come le cronache e le inchieste giudiziarie dimostrano. Si adottano due pesi e due misure a danno calcolato dei lavoratori dipendenti e dei cittadini che pagano regolarmente le tasse, danneggiati sia a monte che a valle da servizi pubblici sempre più carenti che li  costringono a rivolgersi ai privati per esami cure e prestazioni di cui avrebbero diritto senza ulteriori esborsi. Il regresso sociale e civile dell’Italia è un dato di fatto che si rispecchia  nell’aumento (record) delle “famiglie di operai” in povertà. Regresso che mette in luce la doppia morale dei governi  che assecondano modelli di sviluppo fondati sull’insano squilibrio tra capitale finanziario e lavoro umano, dal quale giammai può scaturire la coesione sociale. Essa, allo stato,  è resa impossibile da un mercato del lavoro che non rispetta  la condizionalità dell’iniziativa economica connaturata alla lettera e allo spirito della  Costituzione, per la semplice ragione che  “il fine giustifica i mezzi” è diventato il mantra di molti imprenditori e manager interessati a tenere bassi i salari. Solo da questo punto di vista sono tra i più bravi d’Europa e qualche domanda dovrebbero farsela in tanti, Sindacato compreso, sul come e perché siamo arrivati a tanto.

È semplicemente scandaloso che il record di famiglie di lavoratori povere  possa convivere con profitti e ricchezze smodate e con una illegalità  diffusa che direttamente o indirettamente porta acqua al mulino delle grandi imprese committenti, anche statali, nelle filiere di appalti e subappalti che sono diventate la palude del malaffare. Ammonta a oltre 200 miliardi (9,6% del Pil e 101 miliardi non dichiarati) l’economia  irregolare e illegale  ipocritamente definita “economia non osservata”. Non osservata da chi? Non osservata perché?  Da essa promana una forte sensazione di impunità di segno opposto all’intolleranza che si adotta nei confronti dei giovani, del lavoratori, dei cittadini che a vario titolo protestano  contro palesi ingiustizie che in ultima analisi danneggiano l’intera collettività. All’interno di questa cosiddetta ”economia non osservata” si verificano  tanti reati, ci sono milioni di lavoratrici e lavoratori con diritti negati o dimezzati da  imprese e imprenditori irresponsabili, ai quali, a pioggia, arrivano perfino sgravi fiscali e contributivi incondizionati.  Gli aiuti diretti e incondizionati alle imprese diventano droga che crea dipendenza e assalto alla diligenza (le casse dello Stato). Darli a chi sfrutta e non rispetta i diritti  delle lavoratrici e dei lavoratori, è follia pura. Impossibile sostenere che con questa legge di bilancio  non hanno vinto le banche e le grandi imprese (di cui non si parla più) che negli ultimi anni hanno realizzato profitti straordinari a scapito dei cittadini, nella multiforme veste di utenti, clienti e consumatori di beni e servizi di cui non possono fare a meno. Con l’aggravante dell’inflazione   indotta “denunciata” dalla stessa Bce, a seguito della quale  stipendi, pensioni e spesa sociale non hanno più lo stesso valore di prima, con buona pace delle bugie del governo che fa finta di non capire l’incidenza della svalutazione monetaria sulla vita e i bilanci delle famiglie.  Al netto dell’inflazione sulla sanità il governo non ha investito nemmeno un euro in più, anzi. Parlano tanto di merito, ma spesso ne travisano il significato, scambiandolo con la performance economica  comunque conseguita che rappresenta l’esatto opposto dello stato di diritto incentrato  sul rispetto della persona, considerata fine e mai mezzo. Il “Ministro dell’Istruzione e del Merito” Valditara questo dovrebbe inserire nei programmi di educazione civica della scuola anziché dare il cattivo esempio partecipando alle manifestazioni contro la magistratura.  Due pesi e due misure su tutto, due Italie non equamente rappresentate, come non dovrebbe mai succedere in democrazia e come “vieta” la Costituzione. La quale  ha indicato lo spirito e  lo scopo dello sviluppo economico, che “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.  

Come si fa a non dire che siamo fuori strada  e che il governo in carica ci sta mettendo del suo per stabilizzare il peggio che ha ereditato peggiorandolo ulteriormente?  In questa legge di bilancio manca un’idea di Italia, perché ciascuno dei tre partiti di governo ne ha in testa una diversa e intanto se la spartiscono a scapito dei cittadini. Se “la vita dei lavoratori vale immensamente più del profitto” come ha ribadito ancora una volta il Presidente  Mattarella, essere all’altezza di questo massaggio, che ha il sapore di un appello, mette tutti e ciascuno di fronte alle proprie responsabilità. Ciò che esiste è anche la risultante dell’impegno o della mancata partecipazione di ciascuno alla vita pubblica e sociale. La campana suona per tutte le persone di buona volontà che coltivano la memoria e la speranza. 

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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