Nel tempo della post-verità e dei professionisti dell’inganno, si tenta di propalare anchela falsità secondo la quale CGIL e UIL avrebbero proclamato uno “sciopero ideologico”, contro le cose buone presenti nella Legge di bilancio 2025 e di quelle fatte in precedenza o programmate dal governo.
Inventano problemi per non affrontare quelli veri. Lo Sciopero generale indetto da CGIL e UIL si è svolto regolarmente e costituisce un punto di ripartenza che ha come obiettivo una politica economica e sociale incentrata sul lavoro, sulle persone, sulla applicazione della Costituzione.
La quale richiede un salto di qualità nel modo di comunicarecontrattare e relazionarsi, da parte delle organizzazioni sindacali che non si rassegnano al lavoro povero e ad una economia che accentua gli squilibri strutturali del Paese.
Quando il Presidente Mattarella ripete per l’ennesima volta che va assicurato al lavoro il giusto compenso contro ogni sfruttamento, non parla di teoria ma di un grave problema presente riconducibile a imprese e imprenditori che ne traggono un ingiusto profitto, anche illecito e con evasione fiscale e contributiva.
Bisognerebbe chiedersi perché ci si dovrebbe rassegnare anziché ribellarsi a questa situazione di fatto, a proposito di chi getta benzina sul fuoco.
Il problema non è chi è più a sinistra, chi è riformista e chi no, secondo stereotipi inflazionati e svalutati che non dicono più niente.
Serve onestà intellettuale, pragmatismo applicato alla volontà di affrontare e risolvere realisticamente i problemi, altrimenti il conflitto è inevitabile. Colpevole sarebbe stare a guardare.
Chi vive di lavoro sa con certezza che la situazione è peggiorata e a rischio di ulteriore peggioramento. Sa che i veri irresponsabili sono coloro che elaborano e fiancheggiano una politica economica e sociale vuota di investimenti proiettati nel futuro, senza risposte di sistema ai problemi dei lavoratori che non ce la fanno a vivere con stipendi poveri e non adeguatamente protetti dall’inflazione.
Partecipare per cambiare si può e si deve, è l’obiettivo di fondo che va oltre lo sciopero generale del 29 novembre e riguarda tutte le persone che hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni, le pari opportunità e la parità di genere.
Un futuro tutt’altro che rassicurante, come certifica dettagliatamente l’ultimo rapporto Svimez, la fiducia in calo di consumatori e imprese, le previsioni di crescita dimezzata dell’anno in corso, l’aumento delle richieste di cassa integrazione, cioè di persone che risultano occupate ma in realtà sono inattive e rischiano di perdere definitivamente il posto di lavoro. Come si fa a non vedere il declino industriale del Paese? Tra i vari indicatori, è quello più preoccupante.
Parlare a vanvera di ideologia significa non volersi confrontare per condividere risposte realistiche su: lavoro, retribuzioni, pensioni, fisco, casa, sanità, scuola, trasporti.
Il tentativo di addomesticare/minacciare il Sindacato è fallito. Nella situazione data i lavoratori hanno risposto e partecipato alle manifestazioni sindacali, nonostante il disimpegno tutto politico, questo sì, della CISL e di altri “sindacati” senza anima e senza storia centrati su sè stessi. Suggerisco di leggere e/o ascoltare cosa dice l’ex Segretario Generale Savino Pezzotta
Le pagine future sono tutte da scrivere, saranno belle e positive nella misura in cui si riesce a rigenerare partecipazione consapevole, entusiasmo e nuova militanza, a coinvolgere e “ascoltare” i giovani, a fare formazione e contrattazione all’altezza dei problemi e dei cambiamenti in atto e in divenire.
Dal mio punto di vista significa pensiero in azione e azione sindacale carica di pensiero che orienta, cioè di visione strategica. Stare fermi equivale ad andare indietro.
Storia alla mano, i lavoratori la violenza l’hanno sempre subita; hanno il diritto di ribellarsi allo “sfruttamento moderno” che, seppure non generalizzato è tornato ad essere normale e commisto al sistema. Chi lo pratica, lo utilizza o ne beneficia attraverso l’acquisto di merci e servizi che lo incorporano, è sempre un’impresa o un imprenditore.
Lo sfruttamento non è lavoro. È violazione dei codici scritti e non scritti che degrada la nostra civiltà. Il precariato non è sfruttamento vero e proprio, ma quando è praticato e attuato scientemente per negare diritti e ricattare le persone, ci assomiglia. Non possiamo e non dobbiamo rassegnarci.
Il Cardinale Ravasi, non uno qualunque, non una persona avventata che spara giudizi a caso, ha detto che “lo sviluppo sostenibile è un diritto umano” ma forse non è ancora chiaro che sposare questa prospettiva significa riformare l’economia ossessionata dal profitto. Urge una economia di scopo e la consapevolezza che essa non potrà mai scaturire dall’interpretazione a-responsabile e perfino irresponsabile della libertà di produrre quello che si vuole come si vuole e dove si vuole.
In piccolo e in grande, a tutti i livelli e in tutte le occasioni utili, questa è la prospettiva sindacale per la quale vale la pena spendersi con la certezza di operare per lo scopo per il quale il Sindacato è nato ed esiste. Scopo che riassume il sempre giovane ideale della giustizia sociale che trova riscontro pratico nel lavoro dignitoso, in una società equilibrata a misura delle persone e delle loro aspirazioni.
Abbiamo bisogno di una nuova visione, non di folli visionari pieni di miliardi ma poveri di umanità che teorizzano un futuro incommensurabile a scapito dei problemi presenti. Mi riferisco a Musk? Si. Auguri America. Svegliati Europa. Attenta Italia. Il fascino della ricchezza è pericoloso. Vedremo dove sono e come si comporteranno i patrioti. La nostra patria è la Costituzione.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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