Nulla sarà più come prima e dobbiamo prepararci al peggio? Non è detto. Le dinamiche della storia non sono predeterminate. La tregua a Gaza non è la pace, ma è pur sempre un fatto concreto che alimenta la speranza. Sulla quale occorre far leva attivamente, con la consapevolezza che ha bisogno di partecipazione attiva a tutti i livelli.
I “corsi e ricorsi storici” ci ricordano che le tragedie non si ripetono solo se funziona la memoria, la cui essenza consiste nella comprensione del come e del perché ci si arriva. Del come e perché i nazionalismi e la cultura politica connessa rappresentano l’esatto opposto di ciò di cui abbiamo bisogno per vivere e convivere civilmente all’interno e all’esterno. Siamo al dunque: occorre scegliere da che parte stare. Non con logica di schieramento ma di contenuti irrinunciabili.
Sovranità nazionale, Democrazia, Costituzione, Europa e Patriottismo sono la stessa cosa. Come ancora una volta ci ha ricordato il Presidente Mattarella all’Università del Salento di Lecce con queste parole: “la libertà della persona, con al centro i suoi diritti, è il perno e il centro della civiltà europea”. La quale non ha nulla a che vedere con il sovranismo dei governi e tra capi di governo che si spalleggiano al solo fine di accrescere il loro potere e demolire con ogni mezzo i non allineati. La sovranità nazionale non la si difende alleandosi con i reazionari planetari nel XXI secolo. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.
L’Italia repubblicana e democratica non c’entra niente con ciò che Trump e Musk esprimono e rappresentano, benché sia doveroso e inevitabile averci a che fare istituzionalmente. Non è nel nostro interesse soffiare sul fuoco come fanno sistematicamente i nuovi inquilini della Casa Bianca, che mirano a dettare legge con lo strapotere concentrato nelle loro mani.
Il tentativo di logorare la democrazia dall’interno in diversi Paesi, compreso il nostro, è in pieno svolgimento, con il contributo dei “professionisti dell’inganno” costantemente impegnati a screditare le istituzioni preposte al controllo di legalità, avversari politici e interlocutori istituzionali. Il Sindacato è uno degli obiettivi. La libertà di manifestare viene subdolamente attaccata, la contrattazione sindacale scoraggiata e burocratizzata, la partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese banalizzata e utilizzata per dividere le organizzazioni sindacali, la rappresentatività reale non riconosciuta, a scapito di un corretto sistema relazionale non lesivo dei diritti dei lavoratori. Per la Ministra del Lavoro la questione salariale non esiste, le retribuzioni da fame non rappresentano un problema.
I cambiamenti sono in atto, restare fermi equivale a tornare indietro
La partita è aperta, l’unico modo di giocarla per difendere i nostri diritti e le nostre libertà è quello di partecipare e di spendersi, anziché limitarsi a giudicare.
L’alternativa concreta di fronte alla quale ci troviamo non è democrazia si, democrazia no, in termini secchi, bensì, democrazia effettiva o democrazia svuotata come la concepiscono i miliardari americani al potere che pagano meno tasse dei lavoratori e vogliono esportare in Europa questo modo asociale di intendere la competitività, in “collaborazione” con il governo italiano.
Dobbiamo stare attenti a non farci distrarre. I problemi riguardanti il lavoro, il costo della vita e i servizi essenziali sono consistenti e persistenti, Impossibili da affrontare senza investimenti in grado di generare sviluppo sostenibile. Non porsi il problema dell’equa ridistribuzione della ricchezza è una scelta politica di classe al contrario di vera conservazione.
Il “Contatore della crisi” di Confindustria segnala che abbiamo superato 720 giorni di calo della produzione industriale. La Banca d’Italia rileva che “peggiorano le aspettative delle imprese sull’economia” e che il debito pubblico ha superato la cifra “record” di 3 mila miliardi, corrispondente al 139% del Pil, ben superiore alla media europea.
Il fatto che il nostro Paese sia finanziariamente solvibile è rassicurante, ma gli interessi passivi pagati sono i più alti dell’Unione europea (circa il 4% del Pil), a fronte di investimenti e spesa sociale in costante sofferenza, che spiegano il perché, a variabili e fattori costanti, si preveda una crescita al disotto dell’1% fino al 2026 compreso. Serve davvero un salto di qualità dell’Europa in termini di investimenti comuni e comunemente finanziati. Altro che sovranismo, velleitario fai da te. I dati salienti certificano un record di retribuzioni povere e un mercato del lavoro squilibrato a danno dei giovani e delle donne, con una disaffezione al lavoro mai registrata prima e preoccupante.
A fronte di questa realtà si parla superficialmente di partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese, al solo fine di creare ulteriori problemi tra le organizzazioni. In che mondo viviamo?
In Italia, quella vera, non subalterna e rinunciataria, non può non essere abbinata alla rappresentatività dei lavoratori e alla contrattazione. Ovvero alla democrazia economica di cui la partecipazione effettiva dei lavoratori e di chi li rappresenta è conditio sine qua non. Quella che l’universo finanziario imprenditoriale prevalente e la destra al governo non amano. Non ha insegnato nulla la storia degli extraprofitti in larga parte realizzati da grandi imprese banche e assicurazioni sulle spalle dei lavoratori cittadini utenti e risparmiatori? Le parole sono importanti, ancor più lo è il loro significato concreto. Non lasciamoci incantare da personaggi e strumenti che sembrano (sembrano…) moderni ma in realtà rappresentano l’autodifesa aggressiva del privilegio e dei privilegiati e delle loro coorti. Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. Siamo in una nuova era geo-politica? Bene. Recuperiamo le nostre radici e non smarriamo la memoria carica di scopo e progettualità: non esiste lume migliore per proseguire il cammino.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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