La Memoria è a rischio. Trasformarla in un rituale scollegato dal presente equivale a mettere nel conto una perdita secca di libertà e democrazia. Un regresso sociale e civile, se il tentativo di riscrivere la storia devesse svilupparsi su scala planetaria secondo i piani dei promotori.
Chi nega o minimizza questo rischio è connivente. Nella migliore delle ipotesi, incapace di leggere i movimenti e gli avvenimenti politici che ci riguardano.
A Trump e Musk piace Giorgia Meloni. A “noi” non piace quello che dicono, minacciano e fanno i “conquistatori” della Casa Bianca. Non siamo nel campo delle dispute teoriche ma nel “qui ed ora” di problemi impellenti e cogenti.
Si spera che tra le conseguenze non intenzionali delle azioni del governo americano, per eterogenesi dei fini, si verifichi il risveglio dell’Europa, dei cittadini e dei lavoratori italiani che, dal veloce tentativo in atto di riscrivere la storia (e creare un’altra memoria), hanno solo da perdere.
La Memoria ha senso solo in relazione ai problemi presenti. Nella costruzione di un futuro che incorpori i valori scolpiti nella nostra Costituzione dalla quale scaturì.
È l’antivirus di valore superiore, che riassume e prolunga nel tempo il principio di responsabilità e il senso del limite nell’equilibrio e nell’esercizio dei poteri, dopo aver sperimentato tragicamente con il fascismo e il nazismo cosa vuol dire riassumerli in una sola persona che sottomette tutto e tutti.
I campi di concentramento e di sterminio di Birkenau e Auschwitz rappresentano i monumenti del male assoluto, ma anche tutto ciò che vi è di concatenato e ascrivibile alla stessa concezione del potere illimitato sulle persone, che va combattuto attraverso la cultura della Memoria.
Il male è multiforme, sia nel provocare vittime e sofferenze che nel praticare violenza e discriminazioni arbitrarie. È intenzionale. Anche quando colpisce una sola persona è inaccettabile. Se fatto a una “categoria” di persone, è razzismo. Non riconoscere i diritti umani è violenza anticipata e provocata. Abuso di potere legalizzato.
Suscita sdegno e rivolta morale sentire la parola deportazione in bocca al Presidente del Paese più potente del mondo, che qualche solerte giornalista scrittore tenta di minimizzare equiparandola ai “rimpatri”. Mostrare con vanto gli immigrati in catene e definirli criminali perché non hanno il “permesso di soggiorno”, nel momento in cui libera gli assalitori violenti del Campidoglio degli Stati Uniti e si permette di abolire lo storico ius soli americano senza averne titolo. Al disopra della legge, del Parlamento e del metodo democratico.
Non si può rimanere indifferenti di fronte a governi che affrontano in maniera spietata il problema degli immigrati. Perfino schierandosi dalla parte di criminali che li torturano e violentano. Si può e si deve essere realisti, ma essere spietati e volutamente cattivi nei confronti di queste persone e dei bambini al seguito è al di fuori della “nostra civiltà”. Civiltà umana che si abbruttisce in nome di interessi che non hanno nulla a che fare con il buon governo.
Tutto è possibile senza l’incessante ammonimento della memoria.
Odio. Vittime e carnefici. Violenza legalizzata e praticata. Nazionalismo e neo-colonialismo. Razzismo e discriminazione. Pensiero unico.
L’essenza educativa e formativa della memoria risiede nell’aver capito, per tragica esperienza vissuta, come si arriva al sonno della ragione e cosa bisogna fare per evitare di replicare gli stessi errori del passato, dai quali scaturiscono tragedie simili anche se non uguali a quelle passate.
Il momento storico fa temere il peggio, per effetto, a parere di chi scrive, della insufficiente cura delle conquiste sociali e dei diritti acquisiti, nella errata convinzione, deresponsabilizzante, che fossero progressivi e irreversibili in automatico. Che pace democrazia e libertà, lavoro e prosperità, avessero la strada spianata verso un futuro. Non è così: l’uomo è ciò che fa e disfa, nel bene e nel male.
È uomo Papa Francesco, che invoca l’abolizione della pena di morte e una economia di pace; uomo è Donald Trump, che la ripristina, esce dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’accordo di Parigi per il risanamento climatico, propone di portare la spesa militare al 5% del Pil. È uomo Musk, che si allea con i reazionari di ogni risma contro l’Unione europea; è uomo il nostro Presidente Mattarella, che invece invoca la sua sovranità e valorizza la sua civiltà, come purtroppo non fa la nostra Presidente del Consiglio.
Il Giorno della Memoria in Italia fu istituito per legge (n.211) il 20 luglio del 2000. Esattamente una generazione fa, durante la quale in Italia, in Europa e nel mondo, la situazione è peggiorata, come dimostrano drammaticamente le guerre in Medio Oriente e tra Russia e Ucraina che, in un modo o nell’altro, coinvolgono tutti, come pure gli altri conflitti che hanno meno “stampa” ma sono altrettanto drammatici. È diventato internazionale dal 2005 con Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Sono passati 80 anni dal 27 gennaio del 1945, giorno e anno in cui le truppe sovietiche dell’Armata Rossa scoprirono il campo di concentramento di Auschwitz e liberarono i prigionieri che erano rinchiusi da schiavi in quella fabbrica della morte.
Non è con il moralismo e con la retorica che si previene e combatte il male, ma con la coscienza che esiste e con la volontà di tramutarlo in bene attraverso forme di vita e convivenza che aiutino l’uomo a dare il meglio di sè, contenendo la parte più istintuale, nevrotica e problematica che provoca disastri.
Gaza e tutte le guerre in atto dimostrano ancora una volta tragicamente cosa significa esaltare a dismisura i simboli, le bandiere e i nazionalismi che fanno perdere di vista l’umano che ci accomuna.
L’etica della responsabilità e il senso del limite sono ciò di cui abbiamo bisogno per coltivare la convivenza tra uguali e diversi che si riconoscono guardandosi sinceramente negli occhi attraverso l’empatia umana, che non ha bisogno di ideologie e confini artificiali per capire che gli uomini e le donne di tutto il mondo hanno bisogno e diritto di vivere in pace e giustizia.
G.G.
