Il governo del fare non ha perso tempo per dimostrare chissà cosa e quindi ha iniziato subito a fare… disastri.
I danni che subisce il Paese non sono facilmente calcolabili, ma certi e notevoli, da diversi punti di vista, a cominciare dalla credibilità che non ha prezzo.
Scelte sbagliate e problemi inventati, provocazioni e scivoloni che riguardano anche i rapporti con il Sindacato, nella versione storica, politica, culturale e istituzionale rappresentata da CGIL CISL UIL che, nel nostro Paese, hanno sottoscritto anche gli accordi su rappresentanza e rappresentatività con le principali organizzazioni di imprese e categorie.
Non si era mai visto che, a un incontro chiesto unitariamente dalle tre Confederazioni, venisse invitata dal governo un’altra “sigla”, scelta per evidenti “affinità elettive” all’insaputa delle Confederazioni richiedenti.
Al di là delle belle maniere e delle frasi di circostanza, c’è stata una mancanza di rispetto nei confronti di CGIL CISL UIL, come ha rilevato pubblicamente il nostro Segretario Generale, Pierpaolo Bombardieri.
Improvvisazione o decisione mirata?
Se “a pensare male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina”, viene perfino il dubbio che questa decisione sia stata presa lucidamente e forse anche condivisa con “qualcuno” con l’intento del divide et impera di vecchio stampo che non gioverebbe ai lavoratori ma solo a questo governo e alle controparti interessate a dividere le organizzazioni sindacali che li rappresentano.
L’esatto opposto dell’unità sindacale di cui c’è più che mai bisogno, senza la quale sarebbe molto più difficile se non impossibile risanare e rivalutare il lavoro nello spirito della Costituzione.
Il governo, di sua iniziativa, può invitare chi vuole, ma è scorretto farlo in questo modo.
Se è stata una scelta calcolata potrebbe contenere l’obiettivo di spaccare il movimento sindacale in due, con una parte sostanzialmente filogovernativa (e pro imprese) composta non solo dalla UGL che già lo è dichiaratamente.
C’è la mano senza alcun dubbio del Sottosegretario del Lavoro e delle Politiche Sociali, Claudio Durigon, già Vicesegretario Generale di questa organizzazione.
Speriamo che non si arrivi a tanto e che lo sciopero generale del 16 dicembre 2021 proclamato da CGIL-UIL, al quale la CISL non volle aderire, non abbia sviluppi ancor più negativi di questo tipo.
I nostri sono tempi tristi da diversi punti di vista, vale sempre la frase centrale contenuta nell’Inno (Canto) dei Lavoratori, di Filippo Turati, se divisi siam canaglie.
Governi che fanno tutto bene o tutto male non ne esistono, il sindacato valuta il merito dei singoli provvedimenti, ma ci sono diritti fondamentali di cittadinanza che passano inevitabilmente anche attraverso il lavoro e lo stato sociale, sui quali si misura la politica economica e sociale, l’orientamento ideologico e culturale dei governi.
Quello attuale conferma le preoccupazioni della vigilia, con l’aggiunta che se prima era legittimo chiedersi se il partito della Presidente del Consiglio avesse una classe dirigente all’altezza di governare il Paese, adesso la stessa domanda è legittimo porsela nei suoi confronti, alla luce di quanto detto e fatto in queste prime settimane.
Con la Francia siamo passati da un rapporto privilegiato a una vera e propria crisi diplomatica difficilmente risolvibile a breve, per effetto della gestione disastrosa e propagandistica di migranti salvati in mare, la cui distribuzione in Europa è fortemente osteggiata dalle forze politiche e dai governi amici di Meloni e Salvini.
Si dice spesso che sui migranti l’Europa non fa il suo dovere, ma non si dice abbastanza chiaramente che non viene messa nella condizione di farlo proprio da quei governi alla Orban e da quelle forze politiche come il Rassemblement National della francese Marine Le Pen che su questo tema/problema preferiscono speculare e osteggiare per lucrare consensi, piuttosto che contribuire ad affrontarlo con dignitoso e costruttivo realismo.
È davvero nell’interesse nazionale comportarsi così?
A chi giova lo scontro sfociato in crisi diplomatica tra Italia e Francia?
Chi lo ha provocato e a che pro?
Ci si vanta di ciò di cui ci si dovrebbe vergognare, se è vero che a tutto c’è un limite, anche nell’uso delle parole, quando si rappresenta un Paese (o, se preferiscono, una Nazione).
L’infelice “carico residuale” del ministro Piantedosi passerà alla storia, ma non è meno grave il giudizio della Meloni quando definisce “bizzarra la scelta dei medici di far sbarcare tutti”, i quali hanno risposto, tramite il presidente della Federazione degli ordini dei medici, Filippo Anelli, “La premier ci rispetti, la salute non è politica”.
Certo che serve una politica comune su immigrazione e asilo.
Cosa propone e con chi si allea il governo italiano in Europa per difendere al meglio possibile gli interessi nazionali, nel rispetto di quelli altrui?
La demagogia e la propaganda sono velenose sempre, quando si è al governo sono assolutamente inaccettabili.
A maggior ragione quando le emergenze economiche e sociali sono quelle che richiedono maggiore attenzione, tenuto conto che l’inflazione non è uguale per tutti, colpisce di più i lavoratori, i pensionati e le persone/famiglie con redditi bassi.
Costo della vita, caro bollette, inflazione, occupazione e sanità.
Queste sono le principali preoccupazioni delle persone che, per vivere dignitosamente, hanno bisogno di lavoro, reddito e diritti.
Non sono solo questi i problemi dei comuni cittadini, ma senza alcun dubbio sono quelli prioritari.
Sulla crisi Italia Francia toccherà ancora una volta al Presidente della Repubblica Mattarella metterci una pezza, ma il problema è più generale.
Da soli non si va da nessuna parte, vale per tutti, vale sempre.
Come tra l’Italia e le sue Regioni c’è un interesse comune, la stessa cosa vale tra i singoli Stati e l’Europa, per contare qualcosa nello scenario globale e proteggerci meglio dai veri “nemici”.
Vale per la nostra libertà e la democrazia, vale per il gas e per lo sviluppo sostenibile.
L’Unione europea è stata ri-fondata non solo sull’economia ma su valori comuni.
Mattarella ce lo ricorda sempre.
G.G.
