La democrazia non è statica. Nasce per generare equilibrio e giustizia sociale. Si nutre di libertà, genera cittadinanza mai sudditanza. È ri-nata per includere e non per escludere. La sua architettura più moderna risiede in Europa, grazie alla tragica memoria della seconda guerra mondiale che ha illuminato le sue istituzioni, per coltivare la pace e non farsi più la guerra.
O la difendiamo “noi” praticandola e inverandola in economia e nel lavoro, nelle scuole e nelle università, nei servizi pubblici e con le pari opportunità, facendola diventare “materia” sempre viva di educazione e formazione, civica, politica e sindacale, in ogni contesto relazionale, oppure ce la sottraggono. Un po’ alla volta. Distraendoci e contando sulla nostra stanchezza. Chi può negare che anche nel “mondo occidentale” sia in atto un tentativo che si prefigge di raggiungere questo antistorico risultato?
Il modo più sperimentato e spregiudicato di rubare libertà e democrazia ai popoli è quello di inventare un supposto interesse superiore contornato di retorica melensa che serve solo a giustificare il potere autoritario a danno dei diritti delle persone.
Il nazionalismo è questo. Non è un’idea come un’altra. È potere esecutivo incontrollato che pratica abusi e soprusi, come quello che, anche con atti crudeli e violenti, sta disonorando gli Stati Uniti d’America. Altro che pace, amicizia e cooperazione.
In qualunque contesto socio culturale, i nazionalismi e le autocrazie inventano problemi e nemici esterni per distrarre l’attenzione dai problemi interni di democrazia e giustizia sociale. Come sta facendo Trump in modo prepotente contro l’Europa.
La nostra Presidente del Consiglio non ha un briciolo di credibilità quando scambia l’aggressore con gli aggrediti e arriva a sostenere che è “folle dividere Europa e Stati Uniti” e “No a ritorsioni sui dazi”, schierandosi di fatto con l’autore delle ritorsioni ricattatorie. Folle è assecondare chi promuove un modello di governo aggressivo e sostanzialmente antidemocratico, estraneo alla cultura della pace.
È del tutto evidente che antepone le sue ambizioni personali all’interesse dell’Italia di stare dalla parte dell’Europa, come fa costantemente il Presidente Mattarella con grande dignità. Non si può far finta di niente, o di non aver capito. Abbiamo un grande patrimonio politico e morale da far valere.
Per la nostra Patria Europa è il titolo di un discorso pronunciato a Parigi il 21 aprile 1954 da Alcide De Gasperi in una solenne occasione istituzionale: “È l’imperativo categorico che bisogna fare l’Europa per assicurare la nostra pace, il nostro progresso e la nostra giustizia sociale che deve anzitutto servirci da guida”.
L’Unione europea non è diventata improvvisamente bellicista. Oggi è costretta a prendere le contromisure per difendersi dalle minacce che incombono alle sue porte. La logica della guerra è contraria al giuramento fatto alle future generazioni, in memoria di quelle passate che lottarono per la pace, la libertà e la giustizia sociale.
È il contesto geopolitico che in questo “momento storico” rende inevitabile riprogettare la difesa militare comune. Comune, non in ordine sparso sperperando miliardi senza nemmeno raggiungere lo scopo. Irresponsabile sarebbe rimanere inermi. Sappiamo bene che produrre armi non è la stessa cosa che realizzare infrastrutture civili e servizi sociali. Ma in essenza, nella situazione data, non è in contrasto con la strenua difesa della pace, che non riguarda mai una parte sola. La legittima difesa non è teoria ma pratica di vita, anche codificata.
Roberto Benignilo ha fatto alla grande parlando di nazionalismi e guerre, di Europa, di Manifesto di Ventotene e degli antifascisti che lo redassero, toccando il cuore e la testa del grande pubblico televisivo. La Presidente del Parlamento europeo,Roberta Metsola, ha usato parole chiare e positive sullo stesso tema, che gli eventi hanno riportato al centro dell’attenzione. Semplicemente meschino attaccare il senso, lo spirito e gli autori di quel magnifico documento carico di futuro.
Stare dalla parte giusta sulle cose importanti che fanno da spartiacque è doveroso. È il motore della storia. Ce l’hanno insegnato i maestri di vita, i giganti politici e tutte le persone -operai, intellettuali e militanti- che, di generazione in generazione, hanno sposato la causa dalla Libertà e dei diritti umani.
La democrazia è il più faticoso, costoso e doloroso prodotto della storia. È lo spirito umano che si innalza per soddisfare la naturale sete di giustizia.
Non riguarda principi astratti ma la vita delle persone, il lavoro e i servizi di cui hanno bisogno, la certezza del diritto che esclude la prepotenza e l’abuso di potere. Che altro è lo sfruttamento dei lavoratori, se non il venir meno dello stato di diritto che lo vieta?
Tanti politici ne beneficiano senza alcun merito, anzi, con demeriti storicamente “passati in giudicato”.
Demeriti che oggi vengono sfacciatamente riproposti attraverso l’esercizio cinico e spregiudicato del potere, dei nuovi e disastrosi nazionalismi da cui ci eravamo liberati. Corsi e ricorsi… dannata coazione a ripetere.
Questo è il disegno politico dei reazionari del terzo millennio.
Far diventare la democrazia una pura formalità che si esaurisce attraverso il voto, magari truccato e condizionato dall’utilizzo fraudolento dell’intelligenza artificiale.
È il tentativo in atto di cui dobbiamo essere consapevoli per contrastarlo con tutte le nostre forze e l’intelligenza collettiva necessaria.
L’Europa deve continuare a patrocinare la pace. Nel senso pieno che questa parola contiene. Libertà e benessere dei popoli, anche nella versione di feconda utopia che la storia insegna essere generativa.
Il pensiero e la gratitudine vanno a tutte le vittime della mafia e della violenza organizzata -cittadini comuni, politici, magistrati, giornalisti, sindacalisti, sacerdoti-, ricordati nella bella manifestazione di Libera a Trapani venerdì 21 con grande partecipazione di giovani e colma di speranza vivente. Il vento della memoria semina giustizia: non è un mero auspicio, è la chiamata a raccolta di tutte le persone di buona volontà che sentono il bisogno e capiscono l’importanza di essere costruttori di pace, democrazia e libertà. Quella autentica che appartiene a tutti. Non quella falsa dei pochi che la concepiscono come volontà di potenza e prepotenza
G.G.
