La storia chiama, l’Europa deve rispondere. Le persone, le forze politiche e sociali, le istituzioni che davvero ci credono e ne riconoscono la grande importanza. In democrazia si risponde sempre in modo articolato quando si è chiamati ad assumere decisioni di straordinaria importanza, come quella di “riarmare l’Europa”. Definizione tanto cruda quanto, ahinoi, inequivocabile.
Il Come e il perché non sono di secondaria importanza, tenuto conto che, tra l’altro, qualcuno propone già sarcasticamente di non chiamarlo più ReArm Europe ma Enrich America poiché contribuisce ad arricchire l’industria degli armamenti statunitense.
Ovvero di chi ci attacca e minaccia pubblicamente con dazi e ricatti che danneggiano l’economia del nostro continente, Italia compresa. Non credo che basti per giustificare l’immobilismo, ma è necessario esserne consapevoli, a partire dalla necessità di razionalizzare la spesa per la difesa comune.
La manifestazione del 15 marzo a Piazza del Popolo ha realizzato l’obiettivo di riconnetterci con il sentimento dell’Europa di cui essere fieri, che era e rimane quello della pace e della libertà, dell’inclusione sociale, dell’uguaglianza e dei diritti connessi alla dignità delle persone.
Ovvero, di quell’insieme di valori inscindibili che fa la differenza con i regimi e le dittature, e anche con democrazie diventate terra di mezzo dove si sta tentando di stravolgere il costituzionalismo che prevede il bilanciamento e il controllo anche preventivo dei poteri attraverso il rispetto delle procedure. Altro che ordini esecutivi.
La prima nemica dell’Europa è la frammentazione politica su base nazionale. L’esatto opposto del coordinamento strategico di cui ha bisogno per essere credibile a livello internazionale e forte da tutti i punti di vista, a difesa dei suoi valori e interessi.
Sempre e comunque nell’ottica della pace che ormai ci appartiene e di cui abbiamo goduto per 80 anni, non certo solo per la forza militare. Cooperazione e istituzioni internazionali, alleanze di senso e di scopo, sono state e sono determinanti, altrimenti prevale la forza e la prepotenza.
I reiterati attacchi del regime russo al nostro Presidente Mattarella dimostrano quali sono le reali intenzioni di chi ha aggredito l’Ucraina ma non ama sentirsi dire che la pace alle sue condizioni sarebbe un imbroglio.
Quando si parla di riarmo è impossibile non andare in crisi di coscienza. Quando dalle enunciazioni di principio si passa all’assunzione di responsabilità richiesta dagli sconvolgimenti geopolitici in atto.
È facile dichiararsi sinceramente contro la guerra, la produzione, il commercio e l’utilizzo delle armi per regolare le controversie.
Più difficile è ri-conquistare la pace e mantenerla puntando su quella che viene definita deterrenza, la quale, in un modo o nell’altro, riconduce alla necessità di una difesa militare adeguata.
Una cosa è certa: per la pace servonoarmi più potenti delle armi”. Politica di alto livello, cultura, etica, morale, diritti di ultima istanza che appartengono alle persone e ai popoli. Serve l’Europa del Manifesto di Ventotene che riprendeva lo spirito risorgimentale della “Giovine Europa” di Mazziniana memoria ispirata dall’idea allora rivoluzionaria di realizzare un’alleanza dei popoli europei.
Gli estensori di quello storico Manifesto già prefiguravano una Europa federale con un unico esercito dedicato al mantenimento della pace. Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni inorridirebbero al solo pensiero che scudi satellitari di importanza strategica possano essere di proprietà privata e che gli stessi proprietari facciano politica in prima persona e in palese conflitto di interessi nel governo del Paese militarmente più potente del mondo.
A cos’altro dobbiamo assistere per prendere atto che siamo entrati in una fase incognita della storia e che l’Europa non può più aspettare?
Sbagliato, a mio parere, assolutizzare il voto sul riarmo europeo.
Come è sbagliato pensare che ad analogo voto corrispondano le stesse “intenzioni” da parte delle forze politiche che ci rappresentano in Italia e nel parlamento europeo.
La Presidente del Consiglio Meloni fino a prova contraria è consustanziale al “singolare” sovranismo americano dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Dopo gli abbracci e le foto opportunity con Zelensky ha iniziato a prendere le distanze.
Elly Schlein sa cosa vuol dire resistenza, sta sicuramente dalla parte della Ucraina e quindi dell’Europa che ora deve provvedere alla sua sicurezza e al suo futuro in uno scenario mondiale che richiede scelte politiche adeguate e tempestive. Stesso voto, stessa astensione, ma visioni e programmi alternativi sulle armi, sulla pace, sul lavoro e sui diritti.
Non è un voto isolato dal contesto che fa la differenza. Personalmente ritengo che per l’Europa sarebbe stato peggio non decidere nulla e che la cosa più importante sia rimanere accomunati dallo stesso ideale della pace e dalla stessa volontà di metterla nella condizione di essere strategicamente sovrana. Le voci critiche impregnate dello stesso spirito non vanno demonizzate.
Il futuro dell’Europa merita il nostro impegno e la nostra partecipazione, consapevole dei rischi derivanti dal tentativo di regolare gli equilibri futuri senza e contro l’Unione europea di cui l’Italia è parte fin dalla prima ora.
La Piazza per l’Europa del 15 Marzo è stata qualcosa di molto più grande della misera intransigenza di chi pensa che la democrazia debba coincidere con il proprio punto di vista.
Senza sicurezza tutte le nostre conquiste, materiali e immateriali traballano. Nulla è per sempre in automatico. La storia non è un crescendo continuo e lineare a senso unico. Si può (e si deve) andare avanti. Si può (ma non si deve) tornare indietro. Dipende da “noi”.
Aderendo alla manifestazione che si è svolta a Roma il regista Paolo Virzì ha detto: “camminiamo uniti contro i nazionalismi”. Di male ne hanno fatto fin troppo. Meglio, molto meglio l’inno alla Gioia che ci aiuti a coltivare la Memoria e farla diventare futuro che si costruisce giorno per giorno in libertà e democrazia. Con la Materna protezione della nostra Europa. Quella del Manifesto di Ventotene.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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