Da vicino e da lontano attaccano i diritti delle persone e la chiamano libertà. Solo frasi di circostanza per un altro 8 marzo che il governo ha utilizzato per farsi propaganda sui femminicidi e distrarre l’attenzione da ciò che non fa e non vuole fare per incidere sulle cause economiche e culturali che li favoriscono. Dov’è la prevenzione?
Un riequilibrio anche di genere nel lavoro e per il lavoro farebbe bene all’’intera società, attuando l’art. 37 della Costituzione, il quale recita: “la Donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione famigliare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”. Oggi siamo in presenza di una speciale discriminazione sintetizzata dal quasi 50 % di donne che non lavorano e non sono economicamente indipendenti, e dal 67% del totale dei part time, di cui una larga parte involontario e doppiamente povero.
Urge ri-portare la Costituzione nel lavoro e nei contratti, parlarne apertamente, senza assurdi complessi, anche nei corsi di Formazione.
Il lavoro povero, spesso anche di senso e socialmente svalorizzato, è il grande malato. I Referendum di tarda primavera (a quando la data?) lo riporteranno al centro dell’attenzione generale del Paese con il fine di riconnetterlo alla democrazia economica e a una più equa distribuzione della ricchezza prodotta attraverso la contrattazione “delegata” alle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative dei lavoratori.
Non bisogna farsi distrarre dai problemi di carattere generale, nazionali e internazionali, di cui comunque dobbiamo sentirci partecipi, a cominciare dalla adesione convinta all’iniziativa Una piazza per l’Europa del 15 marzo.
Purtroppo anche il nostro governo ha qualche problema con lo stato di diritto. Adesso attacca anche la Corte di Cassazione per una sentenza sgradita ma assolutamente lineare, come quella riguardante i migranti della nave Diciotti, da risarcire non perché illegali, come si vuole far credere, ma perché illegalmente trattenuti. Non è la magistratura che si vuole sostituire al governo ma l’esatto contrario. Ormai è del tutto evidente.
La prepotenza comunque declinata soffoca la libertà, è la scaturigine dell’ingiustizia e dell’oppressione. In politica, in economia e nel sociale. È nemica dei diritti delle persone, della società aperta e inclusiva, della convivenza pacifica tra appartenenti a orientamenti politici e religiosi diversi, come prevede ogni Stato laico e democratico dotato di una Costituzione che ne sancisce i principi.
In questa fase storica abbiamo a che fare con il potere tossico dei miliardari americani che non vogliono essere disturbati dall’Europa e dagli europei che hanno dalla loro parte la cultura dei diritti e dei connessi doveri. Sono nazionalisti, ma vogliono dettare legge nel mondo. Sono i principali responsabili della insensata e competitiva corsa al riarmo.
Ciò nonostante rimane l’insopprimibile volontà di pace, sia dei popoli che si trovano in guerra loro malgrado, sia di quelli che potrebbero entrarci per effetto di sconsiderate logiche di potenza emergenti dalla geopolitica contemporanea.
Certo che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Ma da dove, se non dallo spirito di pace che emana da queste parole, scaturisce la condanna dell’aggressione russa dell’Ucraina e il conseguente sostegno al Paese aggredito che resiste?
Il Presidente Mattarella lo ripete con esemplare chiarezza: “Se la pace è un omaggio alla prepotenza delle armi si aprirà una stagione pericolosissima”.
C’è modo e modo, quindi, di lottare per la pace. E anche di rapportarsi al travaglio inevitabile della maggiore spesa militare. Con quali conseguenze di varia natura lo si capirà nel corso del tempo.
Spendere in armi è cosa diversa che investire per migliorare il servizio sanitario nazionale e la scuola pubblica, i trasporti e le infrastrutture del futuro che comunemente chiamiamo intelligenza artificiale. Cioè per migliorare la vita dei cittadini.
Le decisioni sconvolgenti prese da chi in diretta televisiva mondiale ha detto, tra l’altro, “l’Unione europea é stata una terribile sfruttatrice degli Stati Uniti”, ci obbligano a prendere atto che le minacce sono concrete e ricattatorie, talché tutto si può fare tranne che assistere passivamente o perdere tempo.
Trump e Putin uomini di pace? Non scherziamo. Hanno dichiarato guerra alla pace e vogliono apparire “uomini” di pace. Anche la Cina lo ha capito bene e risposto con queste parole: “Se ciò che vogliono gli Stati Uniti è la Guerra, che si tratti di una guerra tariffaria, commerciale o di qualsiasi altro tipo di guerra, siamo pronti a combatterla fino alla fine”. Un disastro mondiale rispetto al quale l’Europa può e deve dire la sua con la partecipazione e la consapevolezza dei suoi cittadini che nella loro memoria hanno scolpito il solenne impegno di non ricadere nella barbarie delle dittature illiberali.
G.G.
