Il lavoro povero e precario scaturisce da un patto asociale non scritto ma praticato e tollerato da tempo. Oggi siamo di fronte al tentativo politico di valorizzare i sindacati grigi che si prestano.
Assieme ai consulenti opachi forniscono alle imprese committenti “contratti di lavoro” gravemente penalizzanti per le lavoratrici e i lavoratori costretti a sopravvivere con stipendi dimezzati e diritti fondamentali sospesi.
Anziché fare la lotta a questa indecente pirateria contrattuale, si osteggiano le organizzazioni sindacali che non accettano scambi di potere e continuano a fare dignitosamente il loro lavoro.
Rientra in questo filone di sano sindacalismo la bella Assemblea Nazionale delle delegate e dei delegati della UILTuCS svoltasi alla Fiera di Firenze, l’11 giugno/25 preceduta da un Flashmob in piazza Santa Maria Novella, contro il lavoro povero e precario.
Un evento anche emotivamente coinvolgente per le storie di vita raccontate da persone costrette a patire quotidianamente l’impossibilità di fare progetti di vita. Particolarmente toccanti quelle di mamme sole con figli.
Basterebbe ascoltarle con animo sincero per capire tante crisi in una volta sola, compresa quella demografica, chiaramente influenzata da rapporti di lavoro che generano più angoscia che speranza nel futuro. Facile invitare a fare figli…
Testimonianze di autentico valore formativo per la comprensione delle degenerazioni del nostro mercato del lavoro e il conseguente dovere di combatterle.
In linea con la coraggiosa relazione del Segretario Generale, Paolo Andreani, di cui parlo volentieri per sentita condivisione dei contenuti. Un discorso impegnativo per la categoria che rappresenta e dirige, nella quale la degenerazione della flessibilità in precarietà è talmente diffusa da sembrare normale.
Penalizzante per una percentuale altissima di lavoratrici e lavoratori del commercio del turismo e dei servizi, a loro volta articolati e multiformi. Questo è il Terziario.
Un sindacato che non “disturba” è inadempiente rispetto alla sua ragion d’essere.
Alzare il tiro e disturbare, parecchio, significa infondere speranza e fiducia.
Certo, si sperava nel Referendum, ma cominciamo col dire che il 30,6% -oltre 14 milioni di elettori col vento contrario- rappresenta un patrimonio di inestimabile valore democratico.
Sul quale poggia la speranza di potercela fare con altri mezzi, soprattutto attraverso la via maestra della contrattazione, più inclusiva e di filiera, per contrastare più efficacemente la frantumazione del lavoro e la penosa deresponsabilizzazione nella catena degli appalti e subappalti.
Troppi rapporti di lavoro nascono e si svolgono in evidente contrasto con la Costituzione e talvolta anche con il codice penale. Occuparsene con la necessaria consapevolezza è un dovere che non finisce mai.
A maggior ragione di fronte alla presenza organizzata di pseudo sindacalisti e consulenti irresponsabili, imprenditori e politici che fanno squadra.
Questo arco incostituzionale del lavoro povero e precario si sconfigge con il parlare chiaro e l’agire conseguente.
Contrastando quelle imprese che ritengono di perseguire la competitività con ogni mezzo e fanno diventare mezzi le persone. Il conflitto è generato da chi offende, non da chi si difende.
I sindacati grigi tendenti al nero, di cui ha parlato Andreani sono la parte più sconfortante della degenerazione del mercato del lavoro italiano. La stessa nomina a sottosegretario dell’ex Segretario CISL, Luigi Sbarra, non sorprende più di tanto, anzi era attesa come ringraziamento del governo per i servizi resi. Altro che autonomia e legge sulla partecipazione. Purtroppo fa parte di un disegno più ampio che apre nuovi scenari e interrogativi sul futuro del Sindacato italiano. Spero che la CISL possa e sappia reagire appellandosi al meglio del suo patrimonio democratico e culturale.
Il lavoro buono è quello che emana umanità e socialità, niente affatto scollegato dall’equilibrio di bilancio delle imprese. L’equilibrio è una virtù, ma è proprio quello che manca, con politici tanto “sordi” verso i diritti/bisogni dei lavoratori quanto solerti verso gli imprenditori sui generis. È necessario riportare al centro il merito dei problemi e dire con profonda convinzione che il lavoro in contrasto con l’art. 36 della Costituzione va combattuto con tutte le armi democratiche a disposizione. Compresa la magistratura, compreso il codice penale. La proposta del part time a 25 ore settimanali, con annessa maggiorazione per lavoro domenicale (50%) e festivo (100%), va in questa direzione.
Fare sindacato e sindacalismo all’altezza della complessità epocale che si riflette in ogni singolo Paese, in questa fase storica, non facile. E tuttavia rimane un “mestiere” di straordinaria importanza, a ogni livello, per l’universo umano che si rappresenta e la responsabilità che comporta. I giovani ci sono, vanno coinvolti motivati e valorizzati, ne ha bisogno il sindacato presente e futuro.
Auguro a tutta la UILTuCS di essere all’altezza dell’Assemblea delle delegate e dei delegati di Firenze e della Relazione svolta dal suo Segretario Generale. Non è facile e nemmeno scontato. Ma credo che la speranza di raggiungere buoni risultati, assieme alle organizzazioni consorelle, sia fondata. L’impegno per il lavoro e la demografia è carico di memoria e dí futuro.
G.G.
