La pace dovrebbe essere una condizione naturale, invece è diventata la più ardua delle conquiste. Perfino la tappa intermedia della tregua sembra un miraggio. Trump e Putin non sono uomini di pace. Ma con loro in ogni caso bisogna fare i conti.
L’Europa deve entrare in campo con una determinazione diversa da quella dimostrata finora, ma per farlo ha bisogno che almeno i Paesi che ne portano la storia e il destino sulle spalle, decidano di non farsi logorare e di agire nel suo interesse, presente e futuro.
Abbiamo bisogno più che mai dell’energia morale e spirituale della memoria:
l’antivirus che ci protegge dal potere tossico.
Agosto 2025 continua a parlarci attraverso le tragedie del passato e del presente.
Dopo Hiroshima Nagasaki e Marcinelle commemorate la settimana scorsa, sono seguite Piazzale Loreto (il 10) Sant’Anna di Stazzema (il 12) , Marzabotto (il 14), con la lettura del Cardinale Zuppi dell’interminabile elenco degli oltre 12 mila bambini uccisi a Gaza.
Tragedie tutt’altro che distanti dalle “ragioni” dell’incontro in Alaska tra il Presidente della Federazione russa e quello americano, del giorno 15.
La pace merita ogni sforzo possibile e immaginabile, la tregua senza condizioni inaccettabili è la cartina di tornasole della buona volontà, che al momento non si riscontra nè in Ucraina nè in Medio Oriente, anzi.
I nuovi insediamenti illegali preannunciati dai fanatici estremisti, che rubano la terra e il futuro dei palestinesi, e soffocano sul nascere la prospettiva dei “due popoli, due stati”, fomentano odio e allontanano la pace.
Bisogna stare attenti a non confondere il realismo con il brutale cinismo che capovolge la verità, premia chi invade e occupa illegalmente con la forza. Agire contro il diritto internazionale è già un atto di guerra.
L’estate 2025 ci sta anche dicendo che la gravità dei problemi internazionali può diventare l’alibi perfetto per nascondere quelli interni.
Costo della vita, Stipendi bassi, sfruttamento dei lavoratori (un’azienda su 2 “irregolare” in agricoltura), precariato diffusissimo soprattutto nel Turismo Commercio e Servizi, non cadono dal cielo. Derivano da una filiera dell’irresponsabilità socialmente marcia composta da imprese, consulenti e “sindacalisti” al loro servizio. Atti di vera e propria corruzione contro i diritti fondamentali delle persone.
Che obbliga i giovani a lavorare più del dovuto e guadagnando meno di quanto previsto dai regolari contratti di lavoro, per effetto di contratti inventati sostanzialmente illegali, se è vero che violano “la legge delle leggi” che è la nostra Costituzione.
Magistratura e carabinieri fanno quel che possono, altri non fanno quel che devono.
Le organizzazioni sindacali degne di questo nome agiscono di conseguenza, le reazioni di quanti sono abituati a parlarsi addosso genericamente senza concludere nulla, confermano la bontà del loro operato.
Il 14 agosto è stato “anche” il 7° anniversario del crollo del Ponte Morandi, che a suo modo rappresenta una memoria preziosa ricca di dolore ma anche di sana e civile reattività.
Esempio più attuale che mai di come da una tragedia può scaturire un riscatto, da un connubio vizioso (e verosimilmente delittuoso) all’origine del disastro, la collaborazione virtuosa tra pubblico e privato, garantita da una cultura istituzionale . Caso purtroppo rimasto isolato, che invece dovrebbe fare scuola.
A cosa è dovuta la ricostruzione in tempi record del celebre Ponte di Genova, se non a questo circolo virtuoso che dovrebbe essere la regola, e al fatto che all’Architetto Piano fu affidato il ruolo chiave del coordinamento e della supervisione?
È lo stesso architetto che voleva “rammendare le periferie d’Italia, cioè la parte sociale del paese più sofferente e bisognosa di cure, solo parzialmente ascoltato da qualche sindaco che mette al centro il benessere dei suoi concittadini.
Come chi si occupa con dignità dei problemi dei lavoratori e mette in evidenza verità “scomode” per chi ne è corresponsabile.
A me sembra che nel faccia a faccia di Ferragosto tra Putin e Trump in Alaska ci sia stato più calcolo e cinismo e affari che sano realismo. Due diversamente antieuropeisti di cui non ci si può fidare.
Ma ci sono momenti e occasioni in cui è d’obbligo attenersi ai fatti, che al momento sono più conferme negative che novità positive.
Che Dio li benedica, verrebbe voglia di dire, ma sappiamo in partenza che amano il potere economico politico e militare concentrato nelle loro mani, esercitato con spietato cinismo.
Il nostro sguardo e la nostra attenzione devono rimanere concentrati sia sui problemi internazionali che su quelli interni, sapendo che in un modo o nell’altro incidono sulla nostra vita.
Abbiamo bisogno più che mai di un ancoraggio morale, che non ha nulla a che vedere con il moralismo e la demagogia che rifiutano mediazioni e compromessi pur sempre necessari per convivere in pace tra uguali e diversi.
“Le barbarie di Sant’Anna di Stazzema sono le stesse di Gaza”, ha ricordato la Sindaca di Gevova Silvia Salis, nel suo discorso. Aggiungendo che “il fascismo è un mutaforma” che oggi “non marcia ma crea trend”.
Una ragione di più per “armarsi” di memoria, capirne l’essenza come motore di sviluppo umano (Papa Francesco aggiungeva sempre, integrale) che funziona solo se siamo capaci di ascoltare il linguaggio universale della pace e del lavoro che unifica il tempo e produce storia.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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