Agosto è il mese di Hiroshima e Nagasaki, della cui non memoria fa buon uso il Presidente Mattarella, quando afferma che “usare armi nucleari, o minacciare di farlo, è un crimine contro l’umanità”.
É anche il mese della tragedia di Marcinelle, il disastro minerario che provocò la morte nelle viscere della terra di 262 lavoratori, di cui 136 emigrati italiani in Belgio, a fronte dello stillicidio che oggi in Italia registra un morto ogni 6 ore. Tante Marcinelle l’anno, derivanti da carente prevenzione e abbondante ipocrisia istituzionale.
Sarebbe bello poter dire, con Victor Hugo, che “quando arriva l’estate, il cuore si riempie di speranza”.
Oggi non è così, sia per l’angoscia derivante dal riarmo generalizzato, che oltretutto sottrae risorse allo stato sociale; sia per l’iniqua distribuzione della ricchezza che in Italia genera tanto lavoro non adeguatamente retribuito e avvilente precarietà.
La pausa feriale, con l’apice del mitico Ferragosto in mezzo, si presta a una riflessione d’insieme, anche distinta dalle drammatiche atrocità delle guerre in corso.
Con parole distorcenti, i nostri governanticolorano la loro verità, come avviene nei regimi, esaltando dati parziali per nascondere quelli strutturali che riguardano le tantissime persone e famiglie in difficoltà economica.
La struttura dei redditi da lavoro dipendente del nostro Paese è sotto gli occhi di tutti. Il “cassetto previdenziale” di milioni di giovani lavoratori che andranno in pensione nei prossimi decenni è sconfortante oltre che allarmante. Gli esperti più accorti definiscono questa situazione una “bomba sociale a orologeria”.
È inevitabile il collegamento con le basse retribuzioni che non permettono di vivere dignitosamente e meno ancora di concedersi una vacanza, anche alla luce dello sconcertante aumento dei prezzi nelle località turistiche, dal quale derivano ulteriori problemi economici e sociali.Nessuno chiede il controllo dei prezzi, ma quanto meno scoraggiare chi ne approfitta. Non lo si fa per “non disturbare”.
Ancor più deplorevole risulta l’opposizione del governo al salario minimo nei confronti di qualche Regione o Comune che si propone di inserirlo nei capitolati di appalto, a conferma, purtroppo, della volontà di tutelare chi fa pirateria contrattuale, anziché combatterla come sarebbe suo dovere costituzionale. Dovere, non scelta politica di convenienza.
Quando il Presidente della Repubblica dichiara solennemente, che “la tutela dei lavoratori, la lotta contro ogni forma di sfruttamento restano un’urgente necessità, che risponde a principi di civiltà, a un dovere universale”, non parla di ipotesi astratte, indica problemi presenti nella realtà produttiva di beni e servizi del Paese, che richiedono risposte commisurate.
Ma chi dovrebbe attivarsi non fa nulla per invertire la tendenza, anzi, in maniera subdola la consolida, offrendo copertura ai “soggetti” che fanno dumping sociale con contratti pirata, retribuzioni orarie misere e condizioni normative marcatamente peggiorative. Questo fa il ministero/ministro del lavoro, che adesso vuole agire anche sulla video sorveglianza in senso nettamente contrario all’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori.
Si dimentica troppo spesso che governare, in democrazia, significa assolvere doveri istituzionali, più che esercitare il potere di fare e disfare a piacimentoper supposta investitura elettorale. La democrazia esiste per evitare questa deriva, non per autorizzarla.
Come si può sostenere che l’Italia va bene, se aumentano chiaramente, anno su anno, le persone/famiglie che non ce la fanno a vivere dignitosamente per carenza di reddito?
Perché, ciò nonostante, il governo italiano appoggia quello americano che colpisce i nostri interessi con minacce e ricatti che imporrebbero, anche solo per dignità, di prendere nettamente le distanze da simili prepotenze?
Anche in queste ore/giornate di ulteriore angoscia che preannunciano l’occupazione militare di Gaza, con l’ulteriore disumanizzazione del conflitto, il nostro governo non fa altro che barcamenarsi, mentre altri Paesi, in un modo o nell’altro, prendono posizione.
Il nostro contributo alla pace è partecipare ai lanci dall’alto che costringono anche i bambini palestinesi a rischiare la vita per raccogliere un po’ di cibo?
I crimini contro l’umanità sono evidenti e noi ci stiamo rendendo complici.
Rappresentano l’esatto opposto della sana utopia che muove la storia verso la pace, il lavoro e il benessere.
Crimini contro l’umanità non sono solo quelli codificati di cui si occupa il Tribunale Penale Internazionale, tanto inviso a chi li commette e tenta di sottrarsi con la prepotenza stravolgendo i canoni della nostra civiltà. La quale implica diritti e doveri per tutti, impunità per nessuno. I responsabili della guerra sono quelli che scardinano i capisaldi del diritto internazionale e sanzionano i giudici per intimidirli. Quelli che pensano di risolvere i problemi a loro favore con la forza militare.
Non si difende l’interesse dell’Italia, appoggiando chi pretende di imporre tasse collettive agli altri Paesi (questo sono i dazi) per finanziare il cattivo utilizzo del bilancio e del debito pubblico americano.
Oggi ci vuole più coraggio e impegno di prima per alimentare la speranza di un futuro diverso da quello che si prospetta se non funzionano gli anticorpi e se ogni cittadino non si sente antivirus della reazione in atto anche in Italia e in Europa.
Chi ha fatto una scelta di vita irreversibile, per idee e ideali che vivono nel tempo, sa con chi stare e da che parte stare, non perché l’umanità sia divisibile tra buoni da una parte e cattivi da punire, emarginare e discriminare, dall’altra, ma perché c’è chi lo pensa e opera in tal senso colpevolizzando il bisogno e le fragilità.
“O con me o contro di me” è manicheismo che porta l’umanità fuori strada, ma anche chi non accetta questa logica, intanto deve stare e lottare dalla parte giusta della storia, per impedire che la si riscriva con la violenza. A questo serve la memoria. Facciamola vivere, non perire. Per noi stessi e per le future generazioni. Buon Ferragosto, con pensieri e riflessioni.
G.G.
