Il Giorno della Memoria è nato in Italia nel 2000, prima di diventare internazionale per decisione dell’ONU, nel 2005.
Ucraina, Gaza, Iran, Venezuela, Groenlandia, Davos… Minneapoplis. Tempi e prove difficili per ciò che significa Memoria.
Che cos’è il Board of Peace se non un club a pagamento pubblico e profitto privato?
Dove va il mondo?
Che ne sarà dell’Italia e dell’Unione europea? Stiamo parlando della nostra vita, del futuro dei nostri figli e nipoti, delle generazioni future. Non stiamo divagando
Facile parlare dei crimini del passato. Più difficile ma necessario rapportarsi con i crimini del nostro tempo.
L’importanza della Memoria si misura nei momenti e nelle situazioni più difficili. La sua prima missione è quella di promuovere la cultura della convivenza pacifica, per prevenire tragedie assimilabili a quelle passate, anche se non della stessa portata.
Mettendo al centro la dignità della persona: in economia e nel lavoro, nella convivenza sociale e civile. Garantendo i diritti umani. Il lavoro è il vero linguaggio universale della pace, il banco di prova della giustizia sociale, del benessere collettivo.
Ricordare i crimini passati contro l’umanità, culminati nel genocidio degli ebrei tra il 1941 e il 1945, nonché nello sterminio sistematico di oppositori politici, omosessuali, “zingari” e testimoni di Geova, è doveroso ma non basta.
La Memoria non ha scadenza: produce gli effetti delineati dalla Costituzione solo se riesce a fare i conti con i problemi epocali del tempo presente.
Farne a meno porta fuori strada. Il caos mondiale dimostra che ci stiamo andando, se non si “rimedia” in tempo.
Chi prima ci garantiva, adesso ci minaccia. Bisogna prenderne atto con lungimiranza e mettere al primo posto l’interesse nazionale.
Ci lusingano e ci invitano a seguirli nell’avventura di governare il mondo attraverso un potere tossico nelle mani e a vantaggio di pochi.
Il sovranismo è solo un inganno: nella casta mondiale sono ben accetti solo i politici e i governi che si allineano.
Questa è la “situazione critica” nella quale il mondo oggi si trova e dalla quale l’Europa può “uscirne” meglio di come, suo malgrado ci è entrata, alla condizione che si ricompatti attorno ai principi che la costituiscono.
Diritti e stato di diritto non sono negoziabili. Far finta di non capire che sta succedendo qualcosa di inquietante sotto i nostri occhi sarebbe grave per un Paese come il nostro che ha dato i natali al Giorno della Memoria, coincidente con il 27 gennaio 1945, quando fu liberato il campo di concentramento di Auschwitz.
C’è poco da mediare ed essere “accomodanti”. Attenzione, non perchè mediazione, ponderazione e anche (virtuosi) compromessi non appartengano alla grammatica della buona politica.
Ma di fronte a qualcuno che dice “o con me o contro di me” sovvertendo tutte le regole, la strada da seguire è quella proposta dal primo ministro canadese, Mark Cerney. “Quando negoziamo solo bilateralmente con un egemone competiamo tra noi per essere i più accomodanti. Questa non è sovranità, è la rappresentazione della sovranità mentre si accetta la subordinazione”.
L’Italia non ha bisogno di un protagonismo che si traduce nel farsi portavoce di interessi altrui, compreso quello di indebolire l’Europa.
Si stanno rivalutando parole, azioni e programmi simili a quelli che permisero la degenerazione della politica del 900: rastrellamenti e deportazioni, arresti non autorizzati dalla Magistratura, criminalizzazione degli avversari, offese pesanti nei confronti di giornalisti che osano fare domande precise, minacce continue. La Memoria ci impone di non sottovalutare: farlo è un errore fatale.
Quello che il nostro Presidente Mattarella ci invita a non commettere, per non ricadere nella barbarie.
Dov’era Dio ad Auschwitz?”. E “l’uomo dov’era?” fu ed è la risposta che suona come invito ad assumersi le proprie responsabilità.
L’uso illegittimo della forza contro cittadini inermi, spesso per reprimere il dissenso, mantenere il controllo o attuare politiche oppressive, ci obbliga a chiederci che differenza ci sia tra i rastrellamenti nazisti e fascisti di quel tempo e quanto avviene oggi in America. Impossibile far finta di niente.
Incompatibile con con principi e valori universali: sicuramente con il cristianesimo.
Le politiche distruttive denunciate dai Cardinali americani di Chicago, Washington e Newark vicini alle posizioni espresse da Leone XIV, lo confermano.
L’Arcivescovo Timothy Broglio, Ordinario Militare per gli Stati Uniti, nei giorni scorsi ha dichiarato che è “moralmente accettabile” per i soldati cattolici disobbedire a ordini ritenuti contrari alla propria coscienza. Che in realtà è coscienza che si ribella
La pace con la guerra e la violenza è un controsenso. Pericoloso assecondare metodi e mezzi illegittimi per raggiungere fini a dir poco discutibili.
Sottomettersi passivamente agli abusi di chi vuole comandare con la forza
Lo sdoganamento di linguaggi, gesti e decisioni che si scagliano contro determinate “categorie” di persone e gli oppositori politici, appartiene all’Ur-Fascismo o “ fascismo eterno” di cui parlò e scrisse Umberto Eco; ci dice con chi oggi abbiamo a che fare, qual è il rischio incombente.
C’è poco da aggiungere. C’è tanto da fare. La Memoria parla a tutti: è guida ragionata e ragionevole verso il futuro. É coscienza e conoscenza dell’umano che rifiuta di tramutarsi in inumano. É silenzio che “chiama” alla responsabilità per il bene comune.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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