Una civiltà non si difende rinnegando i suoi principi.
È impossibile affrontare il fenomeno migratorio senza mettersi di fronte alla propria coscienza e alla propria umanità
I migranti sono persone. Sono uomini, donne e bambini come noi, come i nostri figli e nipoti. Chi li disprezza, di solito, discrimina e categorizza anche i cittadini del proprio Paese.
Mettere gli ultimi contro i penultimi è una pratica antica che spesso viene usata per distogliere l’attenzione dai problemi economici e sociali principali, come l’aumento del costo della vita che colpisce indiscriminatamente tutti e soprattutto le persone/famiglie più fragili.
La remigrazione è la versione estrema di un orientamento gerarchico illiberale che ingloba politica ed economia, sfera civile e sfera morale, e si contrappone ai diritti umani.
E’ il virus del razzismo associato all’autoritarismo che in dosi variabili colpisce anche l’Europa e l’Italia.
Dividere e discriminare in basso su bassi etniche o di altro tipo è la strategia prediletta dai movimenti reazionari che si oppongono alla costruzione di una società inclusiva e coesa.
Con onestà intellettuale va detto che governare il fenomeno migratorio non è facile per nessuno. Ma i politici e i gruppi dirigenti di spessore si vedono nelle situazioni più complesse. Sono quelli che i problemi non li creano ma li affrontano e propongono soluzioni, assumendosi le relative responsabilità.
L’Italia è minacciata dai suoi annosi squilibri economici e sociali, dalla criminalità e dai criminali “nostrani” a cui fa comodo avere a che fare con un problema non governato e con immigrati ricattabili e più facilmente “assimilabili” alla illegalità.
È minacciata dal proprio impoverimento industriale e dall’incapacità di stare con coerenza in Europa, sulla quale scarica i problemi che non sa o non vuole risolvere.
È vittima di extraprofitti doppiamente scandalosi, a fronte di una questione salariale irrisolta e di una carenza di risorse per sanità, scuola e welfare; di una politica fiscale iniqua rispetto al canone costituzionale della progressività, arbitrariamente eluso per convenienza elettorale.
Dove sta scritto che chi vince le elezioni possa agire secondo regole diverse da quelle sancite dalla Costituzione?
Questa, unitamente ad altri punti di riferimento di grande valore, come l’Enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV, permetterebbe di gestire molto diversamente l’integrazione dei migranti. E non c’è modo migliore di fare integrazione che attraverso le riforme strutturali di cui hanno bisogno tutti i cittadini, tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori. Cioè di riforme che prevedano una distribuzione più sociale della ricchezza.
Invece siamo di fronte all’impostura politica della remigrazione.
Impostura perché semplicemente esecrabile; impostura perché fa apparire la più grave delle violazioni dei diritti umani come un atto amministrativo di polizia; impostura perché i veri criminali sono quelli che trattano da criminali persone che non hanno commesso nulla che il codice penale definisca reato.
Criminalizzare anche la disperazione è qualcosa di umanamente inconcepibile.
Criminalizzare anche la speranza di vivere in pace è troppo.
Dobbiamo rilanciare, non arretrare sulle discriminanti valoriali di ultima istanza concepite proprio per evitare che entità politiche autoritarie e categorie giuridiche su misura possano sopraffare i diritti inviolabili della persona.
Leone XIV l’ha definita dignità ontologica.
Dignità umile ma moralmente primaria che appartiene a ogni persona, di qualunque età e condizione, da rispettare in ogni ambito e situazione, in primo luogo nel lavoro.
Chi ha ruoli di governo e di responsabilità dovrebbe leggere Magnifica Humanitas, prima Lettera Enciclica del successore di papa Francesco.
Di quali letture si nutrono i politici che propongono la remigrazione, come se si trattasse di un carico umano “residuale” da smaltire?
Diaciamolo chiaramente: non integrare gli immigrati danneggia l’Italia. Danneggia tutti.
Diciamolo chiaramente che una parte di essi non è in regola semplicemente perché conviene a determinate forze politiche e a certi imprenditori/manager che li sfruttano e ricattano, come la magistratura ha già dimostrato.
Uno Stato che non riesce nemmeno a proteggere i migranti dal sequestro dei loro documenti è parte del problema: vuol dire che le sue istituzioni sono inefficienti e inquinate.
La remigrazione è la versione più estrema di un risveglio reazionario che propone di ri-gerarchizzare la società, mettendo al centro denaro e potere.
Di tutto c’è bisogno, tranne che di questo abbrutimento, ma bisogna prendere atto che qualcuno lo promuove e comportarsi di conseguenza, consapevoli della posta in gioco.
Leone XIV ha compreso i rischi e con mite ma ammirevole fermezza ha messo tutti di fronte alle proprie responsabilità.
Rivolto ai migranti, a Barcellona ha detto: “Mi inchino davanti alla vostra dignità. Non possiamo abituarci a che il Mediterraneo sia un cimitero”.
C’è solo da decidere da che parte stare, per cosa impegnarsi e spendersi, soprattutto nei confronti dei più giovani.
Personalmente, porterei l’Enciclica di Papa Prevost nei corsi di formazione, anche sindacali, perché ritengo che, pur muovendo da una prospettiva di fede, parli di diritti umani, economia e lavoro, tecnologia, algoritmi e intelligenza artificiale, rischi del potere concentrato in poche mani, in modo chiaro e tutt’altro che distaccato dalla realtà.
Parla come purtroppo molti laici dichiarati non sanno fare. Nell’Enciclica si respira un umanesimo che tutte le persone con ruoli di responsabilità dovrebbero valorizzare e non liquidare come un sermone rituale. Di rituale c’è ben poco. C’è tanta sostanza sui temi di grande attualità e significato permanente.
La persona è l’entità primigenia che nessun potere è autorizzato a sottomettere e opprimere.
Basta paura e complessi di inferiorità. I migranti sono una realtà del nostro tempo, ci sono e ci saranno in futuro: è nel nostro interesse integrarli e valorizzarli, non al posto degli italiani ma insieme a loro e nel loro interesse, come già fanno proficuamente molte imprese e famiglie e per alcune professioni anche istituzioni pubbliche.
In questo senso possiamo dire di essere vittime di un’impostura che fa male sia ai cittadini italiani sia agli immigrati.
La forza di una democrazia consiste nella capacità di applicare i suoi principi soprattutto quando è più difficile farlo.
Credere che si possano difendere le nostre radici senza rispettare i diritti umani, la Costituzione e la laicità dello Stato, di cui la libertà religiosa è caposaldo, è un controsenso.
Ignorare i principi fondamentali del cristianesimo, e usarlo come arma contro la volontà di chi ha il diritto-dovere di rappresentarlo nel mondo — come fa ogni domenica il Papa da Piazza San Pietro — è grave.
Nulla di più distante dal patrimonio di civiltà ricostruito dopo le tragedie del Novecento, patrimonio che ha posto la dignità della persona e i diritti fondamentali al centro dell’ordinamento democratico.
Il futuro dell’Italia sarà migliore o peggiore per tutte le persone che vi risiedono, vivono e lavorano, a seconda delle scelte che si fanno — o non si fanno — oggi.
Le future generazioni non si chiederanno se siamo stati abbastanza duri.
Si chiederanno se siamo stati abbastanza giusti.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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