Sabato 13 Maggio, seconda manifestazione nazionale CGIL CISL UIL a Milano, con interventi e discorsi finali all’Arco Della Pace: un nome, un programma.
O, per meglio dire, una grande aspirazione che, al momento, sembra un miraggio.
La vita va avanti anche in compagnia dell’immane tragedia della guerra tra Russia e Ucraina, con decine di migliaia di morti che aumentano di giorno in giorno il crudele bilancio.
Tra i suoi effetti “collaterali” c’è l’inflazione, che ha falcidiato stipendi, pensioni, Naspi, C.I.G e sussidi già insufficienti, solo in minima parte adeguati con misure tampone da questo e dal governo precedente.
Il carovita toglie il fiato anche a persone con discreti stipendi e pensioni, ancora peggio succede a quanti non hanno un lavoro a tempo pieno o hanno retribuzioni misere che, come dice Altroconsumo, paralizzano la vita delle famiglie.
Aumentano quelle costrette a tagliare perfino le spese mediche, a conferma che siamo oltre il disagio sociale.
Il Sindacato chiede risposte associate a progetti e impegni strutturali, ma intanto dobbiamo dire grazie alla giovane studentessa Ilaria Lamera per aver dato il via alla protesta delle tende contro l’insopportabile caro affitti che colpisce tutti, anche se in modo particolare gli studenti fuori sede che, quando non ce la fanno, abbandonano.
Sono i figli di lavoratrici e lavoratori con stipendi medio bassi, che inducono a riflettere sull’importanza dell’alleanza intergenerazionale tra lavoratori e studenti, per il diritto allo studio, alla formazione e al lavoro dignitoso contornato da ragionevoli tutele e welfare.
Averne di questi giovani che scendono in campo personalmente, anche per sopperire ai ripetuti e inconcludenti bla bla bla di personaggi che dichiarano a getto continuo su tutto, ma non danno seguito a ciò che dicono.
Che confondono il rinnovamento afferente ai contenuti con l’anagrafe e la retorica sui giovani di cui parlò il compianto politologo Giovanni Sartori con il suo La Favoletta del Giovanilismo.
I risultati si ottengono se si è disposti a lottare e a spendersi in prima persona tutti i giorni nel dare seguito alle cose che si dicono e si chiedono al governo e alle aziende, con le quali le strutture sindacali hanno a che fare quotidianamente.
C’è spinta e iniziativa dal basso, oggi, all’interno del sindacato?
A mio pare poca, in molti casi nessuna, ma la responsabilità principale è in capo ai dirigenti sindacali che non la sanno suscitare e stimolare, orientare e gestire.
Spesso non si pongono nemmeno il problema.
Si preferisce ”agire di rimessa”.
Le manifestazioni sindacali senza un prima e un dopo all’altezza di ciò che si rivendica, non bastano.
Anzi, nel tempo provocano stanchezza e sempre meno partecipazione.
Il contrario di ciò di cui oggi c’è bisogno per interagire con i cambiamenti continui, in essere e in divenire.
Transizione digitale, intelligenza artificiale “generativa”, economia circolare e di scopo, Pnrr, contrattazione nazionale di categoria, di settore, filiera, aziendale e/o di gruppo, organizzazione del lavoro, formazione, salute e sicurezza, sono altrettanti temi e occasioni di cambiamento partecipato o subito, ovvero di crescita o ridimensionamento sindacale, a esito non precostituito.
Su ognuno di questi “punti” l’Italia è carente, il che significa che tutti siamo chiamati a fare cose coerenti, a produrre rinnovamento sensato e non solo declamato, finalizzato, a partire dal basso, al miglioramento della vita delle persone.
Il governo, le imprese e i consulenti fanno il loro mestiere; non hanno interesse, ciascuno per la propria parte, a coinvolgere più di tanto le organizzazioni sindacali.
Il momento storico richiede un salto di qualità commisurato ai cambiamenti epocali in corso, che si intensificheranno velocemente nei prossimi anni.
Reggerà, in termini qualitativi, solo chi riesce a interagire con questa realtà in movimento che richiede tanta formazione sindacale strategica, prevalentemente in autonomia e autocoscienza del proprio ruolo e della propria funzione.
Non delegata a supposti tecnici che non conoscono nemmeno le dinamiche relazionali concrete all’interno del mondo del lavoro e pretendono di dettare la linea al Sindacato.
Bisogna essere motivati per motivare, coinvolgere e, quando serve, mobilitare.
Senza spinta dal basso, che non significa necessariamente sciopero, non si va da nessuna parte.
Basso, cioè base, significa due livelli: luoghi di lavoro e territori: delegati e gruppi dirigenti intermedi, confederali e di categoria.
Qui, a mio parere, sta oggi la debolezza del sindacato e delle rispettive Confederazioni, ciascuna con caratteristiche, fragilità e responsabilità proprie.
Il Paese ha sciupato la grande lezione della pandemia di Covid-19 che ha registrato l’impreparazione e la disarticolazione della Sanità pubblica, ma anche il sindacato non ha saputo valorizzare i protocolli condivisi tra Governo e Parti sociali per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus negli ambienti di lavoro, che ormai sono andati nel dimenticatoio anziché essere valorizzati a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
È vero che il governo, le regioni (Lombardia in primis) e le istituzioni preposte non hanno fatto e non fanno quanto dovrebbero, ma questo non significa che le categorie abbiano le carte in regole nelll’orientamento e nel supporto dei rispettivi R.L.S.
Trovo sconcertante, per esempio, che alle 9 del mattino del 28 aprile muoia un lavoratore nel deposito Esselunga di Pioltello -che coincide con la sede legale, gli uffici amministrativi e la direzione della società-, e se ne debba occupare una categoria diversa da quella del Commercio.
Nei siti complessi è assurdo che la tutela della salute e della sicurezza sia frammentata burocraticamente e resa inevitabilmente meno efficace.
Solo per rispetto delle care perssone che se ne occupano non vado oltre.
La pandemia, lo smart working di massa e le quarantene diffuse in quel lungo e faticoso periodo, dovevano costituire l’occasione più unica che rara per (finalmente) adeguare i diritti dei lavoratori allo stato dell’arte della tecnologia.
Una tecnologia che ha prodotto condizioni che non esistevano quando entrò in vigore lo statuto dei lavoratori.
Avremmo potuto quindi definire nuove normative per le assemblee a distanza, le bacheche elettroniche e le sale riunioni virtuali.
Ma sembra di parlare lingue diverse anche all’interno delle stesse organizzazioni.
La tecnologia ormai è ovunque, tranne che a supporto dei diritti dei lavoratori.
La tutela dei bisogni fondamentali delle persone passa attraverso un sano ed equilibrato sviluppo economico, la buona politica che lo stimoli e orienti affinché generi sostenibilità sociale e ambientale, la vitalità costruttiva e coerente dei corpi intermedi tra i quali le organizzazioni sindacali dei lavoratori, le istituzioni pubbliche che, per definizione, appartengono a tutti.
Abbiamo davanti un passaggio epocale: da una economia a sviluppo spontaneo e climalterante a una economia circolare che si prefigge di risanare l’ambiente, nel rispetto dei trattati e dei parametri internazionali.
Se vogliamo essere intellettualmente onesti, dobbiamo riconoscere che ogni attore della politica, dell’economia e del sociale deve produrre la sua quota di cambiamento per poter essere attore del cambiamento generale che consiste nell’economia di scopo come punto di incontro e sintesi di cui c’è bisogno.
A ognuno la propria parte e la propria risposta. Non sarà Il sol dell’avvenire (di Nanni Moretti), ma una società migliore è possibile, anzi, è necessaria.   
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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