Gli accorati allarmi degli scienziati sul cambiamento climatico e sull’intelligenza artificiale avranno sicuramente un seguito che inciderà su tutto e riguarderà tutti.
Anche sull’organizzazione delle filiere produttive e del lavoro, sulla contrattazione e sulla vita dei lavoratori.
Ovvero sull’universo di riferimento nel quale opera il Sindacato.
Il quale può tramutare in grande opportunità di rinnovamento i rischi connessi a questi fenomeni epocali, senza mai dimenticare il qui e ora dell’inflazione, del caro vita, dei servizi e del welfare che richiedono risposte sia politiche -Governo, Regioni, Città Metropolitane-, che contrattuali: imprese e associazioni di categoria.
Clima, intelligenza artificiale, democrazia, economia e lavoro richiedono visione d’insieme e strategie mirate a tutti i livelli, compreso quello sindacale.
Chi sta fermo o cura solo l’immagine, retrocede.
Si rafforza solo chi riesce a interagire con in cambiamenti e contribuisce a produrli.
La possibilità di orientare lo sviluppo verso il risanamento climatico, di democratizzare e mettere in sicurezza l’intelligenza artificiale, dipende da tutti e da ciascuno.
Sia in quanto attori politici e sociali del sistema e del suo cambiamento, sia come persone e cittadini consapevoli dell’ineluttabilità dei processi in atto e della loro interdipendenza.
La dimensione planetaria di questi fenomeni può spaventare e scoraggiare, occorre invece un grande coinvolgimento affinché i cambiamenti siano socialmente governabili, la vita delle persone migliori, la democrazia sostanziale si rafforzi e non si svuoti.
Dipende molto da come si governa e si fa opposizione, cioè dalla qualità del confronto dialettico che coinvolge anche i corpi intermedi, tra i quali il Sindacato nel suo complesso e le singole organizzazioni che ne fanno parte.
Tutte, nessuna esclusa.
Non c’è nulla di scontato nel nostro futuro.
Si può migliorare o peggiorare.
Certo, se tutto si riduce a scontro politico precostituito per sconfiggere gli avversari concepiti come nemici, a pagarne le conseguenze sarà sempre la collettività.
L’Italia è prigioniera di questa logica,dalla quale non riesce a liberarsi e alla quale bisogna invece reagire per non farla diventare patologica assuefazione.
Sulle cose essenziali bisogna aggregare, unire, fare rete come ha detto recentemente il Presidente Mattarella a proposito della solidarietà come dovere, attraverso la quale si valorizza la parte migliore di noi stessi, tenendo a bada quella peggiore, che esiste.
Se non si capisce questa lezione della storia, dalla quale è nata la nostra Repubblica democratica, appena festeggiata il 2 giugno, trionfa la coazione a ripetere: il sonno della ragione che cambia forma ma lascia invariata la sostanza.
L’essere umano è al contempo costruttore e distruttore.
È nel suo destino.
Tutto il bene e tutto il male che esiste è opera sua. Cioè nostra.
Il clima guasto rappresenta l’altra faccia dello straordinario sviluppo economico prodotto dall’uomo.
Oggi, grazie al buon utilizzo della scienza e della tecnologia -che dipende dal predominio dell’intelligenza umana su quella artificiale-, il rapporto di causa-effetto può diventare presa di coscienza condivisa sulla necessità di orientare i grandi investimenti pubblici e privati, affinché producano valore ambientale e sociale, in parallelo con la legittima remunerazione del capitale.
Se le stesse persone che l’hanno “creata” ci dicono che “l’umanità potrebbe estinguersi per colpa dell’intelligenza artificiale”, forse è il caso di regolamentarla o autoregolamentarla subito, come pare stiano facendo di comune accordo Unione europea e Stati Uniti.
Quando si parla di problemi e cambiamenti epocali, bisognerebbe ricordarsi le lezioni drammatiche offerte dalla storia, anziché farcele scivolare addosso ripetendo gli stessi errori e orrori del passato.
Il futuro buono nasce dalla lungimiranza che incorpora e feconda la memoria.
Dalla capacità di intra-vedere e operare per un futuro di pace e di cooperazione, inclusivo per tutti, all’insegna del lavoro, per un modello di sviluppo coerente con questi obiettivi.
Sappiamo bene che non è facile.
Ma in coscienza sappiamo che è possibile e perfino necessario.
Pur consapevoli che riparare i guasti secolari e recuperare gli storici ritardi di cui soffre il nostro Paese, è qualcosa che va oltre l’ordinario e lo straordinario.
Un obiettivo perseguibile solo unendo le forze, facendo leva anche su ideali ed energie immateriali riconducibili alla migliore cultura europea del secondo novecento, che possiamo considerare patria dei diritti della persona, dei doveri e della responsabilità, della convivenza pacifica, della democrazia che crede in sè stessa e alimenta il suo sviluppo.
Il Sindacato può svolgere un ruolo importante, ma per essere credibile deve a sua volta cambiare proprio nel segno della democrazia sindacale e al suo interno.
Nella selezione e formazione dei suoi gruppi dirigenti.
Il Sindacato italiano ha bisogno di fare un tagliando storico.
Se rimane così com’è non andrà lontano.
La politica deve fare la sua parte e aiutarlo con una buona legge su rappresentanza e rappresentatività, in grado di superare vecchi tabù e dare una nuova prospettiva all’unità sindacale di cui hanno bisogno i lavoratori, il Paese e le stesse imprese.
A chi giova il disordine sindacale?
Dobbiamo esserci da protagonisti.
Chi può si muova.
Prima che sia troppo tardi.
G.G.
