Nella vita e nel lavoro le buone letture aiutano. Specialmente nei momenti dolorosi.
Per fortuna ho appena finito di leggere un libro molto interessante, Irriducibile di Federico Faggin, un fisico geniale, che si occupa dello “studio scientifico della coscienza”.
E mi viene in soccorso anche un certo Franz Kafka, quando dice che “un libro dev’essere come una piccozza che rompe il mare di ghiaccio che è dentro di noi”.
Cercherò di farne tesoro, da persona libera e responsabile delle proprie idee, dei pensieri e delle riflessioni che divulga.
Ciò premesso, venendo ai problemi (veri) e alle polemiche (inutili e dannose) di casa nostra, sorge spontanea la domanda: a chi dà fastidio che si parli di Costituzione e diritti umani a Sanremo?
Nessuno ne parlerebbe se non ce ne fosse veramente bisogno e non servisse a sensibilizzare l’opinione pubblica, i cittadini e le istituzioni, in una occasione di grande ascolto come il Festival della canzone italiana.
Un Festival che, nel corso degli anni, è diventato un evento che va ben oltre i confini musicali e nazionali, con ospiti e partecipanti indimenticabili che hanno fatto storia e lasciato il segno, come l’ex Presidente dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov e la moglie Raissa, il Premio Nobel Dulbecco ed altri, chiamati per rendere popolari argomenti e temi di grande rilevanza che interessano tutti.
Di cosa ci si meraviglia, dunque?
Tutte le persone di buona volontà e in buona fede dovrebbero essere felici di promuovere la pace e la cooperazione tra i popoli, difendere e sostenere la libertà e la democrazia, che non sono mai conquiste definitive ma si sviluppano o deperiscono nella storia.
A questo serve la memoria.
A questo mira il coinvolgimento più esteso possibile delle persone, affinché eventi di straordinario successo non producano distacco dalla realtà e indifferenza.


Altrimenti non si spiegherebbe il perché siamo schierati con l’Ucraina (e per la Pace), al fianco del movimento “Donna, vita, libertà” e, sul piano interno, per la difesa della Costituzione e per la sua piena attuazione, anche nei momenti e nelle situazioni più difficili.
Perché le persone e la dimensione umana vengono davvero prima di tutto.
Per quale motivo trasformare una cosa positiva nel suo opposto?
La comunicazione emotiva e visiva, associata a persone credibili, pensieri integrati e aggreganti, è ciò di cui c’è bisogno per generare speranza, per abbattere steccati, non solo geografici, attorno al vero motore della storia costituito dai diritti umani, sociali e civili.
Diritti che mirano allo sviluppo umano integrale e integrato, per loro natura incompatibili con le dittature e i dittatori.
Qualcuno pensa che in Italia, oggi, non sia a rischio la nostra Costituzione e la sua effettiva applicazione?
La presenza congiunta del Presidente Mattarella e di Roberto Benigni, in questo Sanremo 2023, sul quale è appena calato il sipario, ha rappresentato diversi significati positivi riguardo al futuro del nostro Paese.
Un futuro connesso ai cambiamenti in peggio in settori vitali dello stato sociale, come quello della Sanità, prospettati dal governo in carica.
Il Segretario Generale della UIL, Pierpaolo Bombardieri, ha detto senza mezzi termini, che, “sarebbe ora che la gestione del Servizio Sanitario Nazionale tornasse allo Stato”.
Anche da questo punto di vista la presenza del Presidente della Repubblica a Sanremo è stata carica di significato.
L’autore e regista de La vita è bella, Roberto Benigni, ha ricordato che “durante il Ventennio fascista, non si sarebbe potuto fare neanche il Festival di Sanremo, perché c’era una canzone sola”, con ciò ricordando l’importanza fondamentale dell’articolo 21, il diritto di tutti di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Un diritto (umano) negato in tanti Paesi e regimi autoritari, non sempre rispettato in casa nostra, assieme ad altri, che sono stati oggetto di importanti presenze e relativi “interventi”.
La giornalista Francesca Fagnani ha detto che “il carcere punisce e basta, i detenuti non sono animali.
Lo Stato dovrebbe combattere la dispersione scolastica ed essere più sexy dell’illegalità”.
Un monologo dedicato ai ragazzi del carcere minorile di Nisida.
Quante volte abbiamo letto da personaggi illustri come Voltaire e Dostoevskij, e sentito ripetere che il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri?
È una dimostrazione di forza o di debolezza il cosiddetto “carcere duro”?
L’attivista italo-iraniana Pegah Moshir Pour ha detto: “In Iran non avrei potuto presentarmi così vestita e truccata, nè parlare di diritti umani sul palco, sarei stata arrestata o uccisa. Ma il regime non ci fermerà più”.
Ci giriamo dall’altra parte?
No, hanno fatto bene a farla/e parlare. Diciamolo chiaramente.
La Costituzione al Festival della canzone italiana compensa il fatto che se ne parla poco e niente nei luoghi in cui se ne dovrebbe parlare e discutere adeguatamente con l’intento di farla vivere e applicare.
A scuola e nei luoghi di lavoro in particolare.
Molti problemi derivano dalla sua non applicazione, dal fatto che la si vorrebbe cambiare in peggio e intanto la si svuota, nel momento (storico) in cui si palesa il bisogno esattamente opposto.
Come ha fatto il Parlamento l’8 febbraio 2022, integrandola e rafforzandola a beneficio dell’Ambiente e dei diritti delle future generazioni.
Se ne discute a scuola?
Se ne parla nei corsi di formazione?
In Italia esiste il grande problema di tante conquiste realizzate a seguito di enormi sacrifici, che rimangono sulla carta o vengono contro-riformate.
La Costituzione a Sanremo dà fastidio a Calderoli e Salvini, a quelli come loro che puntano a risultati e disvalori che la riducono a blando richiamo di principi e null’altro.
Non possono dirlo chiaramente ma si muovono con questo spirito, all’insegna di una povertà di pensiero e di prospettiva allarmante.
In Europa ogni Paese fa come meglio crede e magari mette vetii; in Italia ogni regione si fa la sua sanità, la sua scuola, la sua formazione e così via.
Fermiamoli, finché siamo in tempo.
La Costituzione a Sanremo questo ci chiede, questo ci ha offerto.
Un messaggio potente da non sciupare.
Buon voto in Lombardia e nel Lazio a tutte e tutti, nonostante le sconcertanti divisioni che spianano la strada a chi non vuole bene ai lavoratori.
Io ho votato per Pierfrancesco Majorino, comunque una certezza di buona politica.
Non amo “salire sul carro del vincitore”.
Mi basta. E chi vivrà vedrà.

G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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