Non sarà un Natale sereno. Lo scenario bellico è terrificante.
L’America è spaccata, l’Europa tiene ma non riesce a fare il salto di qualità.
L’Italia non si sa dove va.
Succede quando ci si affida a una persona, la cui principale “qualità” è la furbizia, che scambia la patria per il suo partito.
La Cop28 non ha dato i risultati sperati, ciò che si dovrebbe fare adesso viene rinviato a un incerto domani, ma intanto la situazione peggiora.
A livello europeo non si sa ancora cosa porterà a casa la Presidente del Consiglio riguardo al “nuovo” Patto di stabilità.
Temo non abbia capito che la logica dello scambio, detto altrimenti ricatto, da sbandierare come vittoria da utilizzare in campagna elettorale per le prossime elezioni europee, non funzionerà.
Siamo di fronte a una situazione complessivamente problematica per un paese fortemente indebitato come il nostro, il quale ha bisogno di una politica economica e sociale orientata allo sviluppo quantitativo e qualitativo incentrato sul lavoro, con investimenti e incentivi di scopo capaci di aggredire la precarietà e la pirateria imprenditoriale che la fomenta.
Con un governo che preferisce andare in direzione opposta per mero interesse politico elettorale.
Praticare l’austerità senza neanche dirlo tagliando la spesa sociale come si sta facendo è l’esatto opposto della via maestra da seguire.
Ciò nonostante, credo sia sbagliata e senza sbocco l’avversione pregiudiziale al Patto di stabilità europeo di cui c’è comunque bisogno.
Il problema è la sua qualità.
In ogni caso, dal punto di vista sindacale, è tempo di lotta e di resistenza, in Italia più che mai.
Lo esige la minaccia ai diritti costituzionali che “si respira nell’aria” e talvolta si avverte negli atti di governo.
Lo impone un sistema produttivo inquinato nel quale si usa la tecnologia per accentuare lo sfruttamento dei lavoratori, anche grazie a una serie di connivenze e sottovalutazioni, anche di parte sindacale, che hanno favorito la grave violazione dei diritti costituzionali a danno di milioni di lavoratori.
Violazione quasi sempre accompagnata da reati fiscali e dalla omessa tutela della salute e della sicurezza delle persone, soprattutto in certi settori dove trionfa una vera e propria pirateria imprenditoriale.
La logistica è uno di questi.
Per “fortuna” ci sono magistrati capaci di colpire corrotti e corruttori -anche se solo dopo che questi hanno vilmente ricattato e sfruttato i lavoratori- come ancora una volta ha messo in evidenza la procura di Milano facendo emergere nuova sporcizia.
Un nuovo sequestro di 86 milioni di euro con nuove accuse documentate di frode fiscale, stavolta nei confronti della Multinazionale Ups.
Ennesima dimostrazione che non si tratta di casi isolati, di poche pecore nere isolate dal contesto generale e dalla filiera produttiva.
Si aprono spazi di riflessione e azione sindacale che possono mettere in atto processi di risanamento e inversione di tendenza negli appalti, molto incoraggianti.
Lo dimostra il Protocollo sottoscritto da Filcams CGIL Fisascat CISL Uiltucs UIL e da Esselunga, per l’internalizzazione delle attività e per la regolamentazione degli appalti, il quale costituisce un ottimo punto di ripartenza e riparazione dei guasti prodotti, alla condizione che non rimanga un fatto isolato ma diventi la consapevole strategia unitaria condivisa dai gruppi dirigenti di tutte le categorie.
La grande logistica al servizio dell’intero sistema produttivo, è stata volutamente strutturata per favorire i fenomeni che oggi emergono.
Fenomeni da cointestare radicalmente, il che significa razionalmente e non demagogicamente, con l’obiettivo di conseguire il giusto risultato agganciato alla comprensione del come e perché si sono sviluppati e dove anche le organizzazioni sindacali “chi più, chi meno” hanno sbagliato, al solo fine di non ricaderci.
È sempre tempo di responsabilità.
Ma oggi, di fronte a un enorme precariato diventato normalità che confonde le idee anche sulla reale situazione dei livelli occupazionali (peggiore di come appaia leggendo solo numeri) il bisogno prevalente è quello di resistere e lottare per rilanciare il ruolo del sindacato e della contrattazione, piaccia o non piaccia al governo e ai politici che lo rappresentano.
Piaccia o non piaccia alle controparti imprenditoriali di cui il governo è sponsor e sponsorizzato a sostegno di politiche e misure sbilanciate a danno dei lavoratori e di quelli più fragili in particolare.
A danno delle donne di cui la Presidente del Consiglio dovrebbe farsi paladina, a cominciare dai servizi e dalle norme di sostegno in grado di aiutarle a trovare lavoro o a non lasciarlo.
Potrebbe farlo anche attraverso una leggina vincolante sul part time reversibile a parità di costo, che le imprese non dovrebbero più poter rifiutare, come invece spesso fanno, obbligando le dipendenti a dimettersi.
Unitamente alla forte limitazione del part time involontario laddove è chiaramente possibile tramutarlo in tempo pieno o comunque con più ore settimanali stabili.
Invece siamo di fronte a un governo che lascia fare, fino alla cinica indifferenza nei confronti di chi sta nei gradini più bassi della piramide sociale, sempre più squilibrata tra chi ha troppo e chi poco, pochissimo o niente.
Il sequestro del Centro di permanenza per i rimpatri di Via Corelli a Milano, rappresenta un’altra pagina vergognosa di abusi e soprusi che tanti giovani anche malati sono costretti a subire, nel silenzio e nell’indifferenza di istituzioni che lo permettono.
Non esiste che, per dimostrare di essere responsabili le organizzazioni sindacali debbano rinunciare ad esercitare il proprio ruolo di rappresentanza generale dei lavoratori, di difesa interattiva e coordinata dello stato sociale, del potere d’acquisto di salari e stipendi taglieggiati dall’inflazione e da servizi pubblici sempre più dirottati al privato che costringono i cittadini a pagare due volte per avere le cure di cui hanno bisogno, o rinunciarci del tutto.
Grande è il bisogno di Sindacato e di buon sindacalismo, grande è il bisogno di democrazia sostanziale che, solo nel sociale, nei servizi essenziali e nei diritti in equilibrio con i doveri delle persone, trova riscontro.
Grande è la responsabilità della rappresentanza collettiva in capo ai gruppi dirigenti.
Nel tempo della permacrisi o policrisi che dir si voglia, il ruolo del Sindacato è di fondamentale importanza ed efficacia solo se viene interpretato come lo prevede, nella lettera e nello spirito, la Costituzione.
Che fare se chi ci governa lo fa con spirito diverso e per cambiare pure la lettera, cioè i contenuti e i connotati della nostra democrazia nel suo significato più valoriale e non meramente “formale”?
Certo, non è facile rispondere univocamente, ma si può e si deve farlo unitariamente.
E quando lo si fa i risultati arrivano.
Intanto resistere e lottare è un dovere da assolvere connesso al diritto di avere diritti e difendere i diritti conquistati che hanno radici profonde e orizzonti sconfinati
G.G.
