Il rischio non è infondato. Anzi, è “quasi” un allarme.
Che viene anche dal colle più alto chiamato Quirinale, quindo afferma che “in Italia i diritti sono minacciati”.
Sarebbe una sconfitta storica.
Un regresso umiliante per una democrazia fragile che purtuttavia ha saputo superare prove tremende.
Fondata su una Costituzione che chiede solo di essere attuata secondo la sua implicita ed esplicita progettualità, anziché tradita e stravolta come si pensa di fare, allontanandosi dallo stato di diritto, come hanno fatto Polonia e Ungheria per mano di due governi “amici” della destra italiana.
Stato di diritto chiaramente violato, per insofferenza ai controlli che ogni vera democrazia, fondata sulla legittimità e coerenza costituzionale, prevede, tanto da finire davanti alla Corte di Giustizia Europea, nonostante il loro rivendicato e velleitario sovranismo.
Le Corti costituzionali e di giustizia esistono per impedire l’abuso di potere nei confronti dei cittadini e delle minoranze, piaccia o non piaccia a chi vorrebbe governare con le mani libere.
Cioè comandare e imporre.
Se dovessero arrivare a compimento i progetti del governo -quello del premierato in particolare e delle sue implicazioni, che Giuliano Amato definisce “una vera frode per gli elettori”-, peggiorerebbero le condizioni di vita, materiali e immateriali, di tutti i cittadini, come avviene nei regimi autoritari e illiberali.
Non si parla di questioni teoriche scollegate dalla vita delle persone, ma di diritti: i quali, a tutti i livelli e in tutte le dimensioni della convivenza, fanno la differenza.
Anche nel lavoro, dove le lavoratrici e i lavoratori patiscono, qundo non vengono riconosciuti e rispettati.
Ci sono misure e comportamenti che preannunciano questo esito infausto, se non si reagisce in tempo.
Manganellate sproporzionate di fronte a certe manifestazioni di protesta; navigazione prolungata e più stressante imposta alle navi che salvano persone in mare; continue precettazioni dei lavoratori dei trasporti, da parte di un ministro che pretende di decidere la durata massima dello sciopero, riducendola a poche ore; legge bavaglio che, secondo il Presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, rischia “di far calare il sipario sull’informazione in materia giudiziaria”.
La libertà è una pre-condizione di fondamentale importanza che si riverbera in ogni aspetto della vita personale, sociale e civile,politica e culturale.
Spegnarla per fronteggiare nemici che non esistono e lasciar fare agli amici che scambiano la patria con le proprie tasche, è un inganno.
Questo sarà l’infausto esito se i progetti del governo Meloni si tramuteranno in realtà.Tra qualche settimana celebreremo il Giorno della Memoria ed è bene ricordare, in connessione con l’olocausto, che la democraziarappresenta la conquista storica degli sfruttati e dei poveri. Delle minoranze oppresse e represse.
Non è un lusso di cui si può fare a meno.
Significa essere cittadini con diritti e doveri bilanciati, che passano attraverso il lavoro rispettato sia dal punto di vista retributivo che normativo.
Si parla di grandi riforme, ma si trascurano le vere emergenze del Paese: occupazione, fisco, giovani, pensioni presenti e future, sanità, salute e sicurezza, formazione come diritto individuale esigibile, incremento e non riduzione della spesa sociale.
Come purtroppo è stato fatto con il cosiddetto “Assegno di inclusione”, a danno dei poveri e delle persone fragili, per un ammontare di quasi 2 miliardi di euro.
Insomma, con la messa in discussione del bilanciamento dei poteri è impossibile non temere il peggio, è necessario impegnarsi per impedire che ciò avvenga.
Personalmente penso siano realistiche le preoccupazioni espresse dall’ex Presidente del consiglio Giuliano Amato, nell’intervista a la Repubblica del 2 gennaio scorso.
Esagera quando dice che l’Italia possa replicare l’infausta esperienza di Polonia e Ungheria? Bisogna intendersi.
Premesso che è sempre meglio sopravvalutare piuttosto che sottovalutare determinati rischi, sono convinto che il suo timore sia fondato.
Deriva dalla destra al governo ma non di governo con la quale abbiamo a che fare.
Dalla sua storia, la sua “formazione” politica e i suoi gruppi “dirigenti”.
Dalle cose fatte, omesse o affossate in questo primo anno o poco più di legislatura.
Dai suoi programmi e disegni di legge.
Secondo Giuliano Amato il tentativo di snaturare la Costituzione attraverso il premierato è già in pieno svolgimento e ci ricorda, al fine di non sottovalutarlo, che ogni fine ha un inizio.
Dipende dal livello di consapevolezza e partecipazione alla vita pubblica di cui ha parlato il Presidente Mattarella nel discorso di fine anno, denso di contenuti e ammonimenti, davvero meritevoli di essere presi in seria considerazione.
Una campana che suona per ognuno di noi.
Per le forze politiche e rappresentanza che si confrontano dialetticamente in campo economico e sociale, con un governo che preferisce lasciare mano libera alle imprese.
E dipende, in modo particolare, dalle istituzioni di garanzia concepite per controllare il potere esecutivo, non certo per sottostare ai suoi “ordini” in maniera servile.
Con la sua argomentata “apprensione”, Amato si mette sulla scia di Mattarella e invita tutti ad assumersi le proprie responsabilità.
Si può condividere o meno, ma è una di quelle persone che invecchiando aggiunge valore alle cose che pensa e dice con lucida profondità.
La sua cultura istituzionale e costituzionale, gli incarichi ricoperti con dignità e onore, ne hanno fatto uno statista meritevole di ascolto e considerazione.
Non è che ce ne siano tanti in Italia.
Sarebbe sbagliato far cadere nel vuoto la sua voce.
Egli sente l’urgenza di preservare alle future generazioni il patrimonio ideale e culturale ricevuto in eredità da quanti, anche col sacrificio della propria vita, in Italia e in Europa, si sono opposti al fascismo e hanno detto no per sempre a qualsiasi tipo di dittatura, comunque denominata e ideologicamente motivata.
Da coloro che fecero, come oggi è necessario fare, una scelta di campo incondizionata per la democrazia che non tollera poteri sproporzionati e incontrollati in capo ai governi e/o singole figure.
Le democrazie si possono svuotare e spegnere senza tanto clamore.
Vale la pena spendersi e lottare per difendere e sviluppare la nostra in alleanza, in Europa e nel mondo, con chi spinge per la pace il lavoro e la prosperità di cui tutti gli umani hanno diritto.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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