Si ricattano a vicenda e lo chiamano governo.
Il problema principale del nostro Paese è quello della suaclasse dirigente.
Una parte di quella politica è senza qualità e requisiti, talvolta, purtroppo, perfino senza dignità, con tutto ciò che ne consegue.
Un problema che riguarda tutti, compreso il gotha imprenditoriale che si sente vittima di chissà chi e di chissà cosa, ma non si assume mai la responsabilità del marcio che esiste nella filiera produttiva, dal quale scaturiscono lo sfruttamento, il lavoro povero, gli infortuni gravi e i morti sul lavoro.
I 5 operai edili morti nel cantiere di Firenze sono figli dell’irresponsabilità politico imprenditoriale e continuare a non riconoscerlo equivale ad essere conniventi.
La pessima autonomia differenziata che ci viene “imposta”, per esempio, scaturisce dall’alleanza dei peggiori del nord con i peggiori del sud per sfasciare l’Italia.
Noi votiamo quello che interessa a voi, e viceversa, e quando lo “scambio interessato“ non funziona scattano le minacce di ritorsioni. Ergo, una alleanza senza anima e qualità.
Tre partiti con tre approcci diversi nei confronti dell’Europa:
contro, gli estremisti filo razzisti e putiniani della Lega;
a favore e per lo stato di diritto, Forza Italia;
ambigua, ma più di là che di qua, la Presidente del Consiglio che, con il suo atteggiamento e le sue alleanze, genera incertezza.
Intanto la crescita economica rallenta, nonostante il robusto sostegno del Recovery Fund, senza il quale saremmo già in recessione.
Altro che Unione europea responsabile dei nostri problemi, squilibri e ritardi.
L’Italia è il Paese europeo che ha ricevuto e riceverà più soldi dall’Europa per il suo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Saperli o non saperli spendere in modo produttivo, per il riequilibrio economico e sociale, è un problema solo nostro, che cozza con il clientelismo e il malaffare diffusi dal nord al sud.
Se, nonostante i miliardi già ricevuti, per il 2024 si prevede una crescita inferiore alle stime precedenti (o,7 anziché 0,9/1%), ciò dimostra che non li sappiamo spendere o li spendiamo male e in qualche caso sperperiamo.
Dunque, che il Paese non è governato bene.
Cosa succederà quando non ci saranno più i 209 miliardi del Recovery Fund di cui 64,5 a fondo perduto?
Come saranno attuati gli impegni sottoscritti dall’Italia per la graduale riduzione del deficit e del debito pubblico, nel recente rinnovo del patto di stabilità europeo?
Il governo ha il dovere di parlare chiaro e di confrontarsi “costruttivamente” con le organizzazioni sindacali più rappresentative, cosa che finora non ha fatto, anziché lanciare sull’Unione europea critiche e accuse insensate.
Chi governa deve assumersi le proprie responsabilità, anziché scaricarle su chi ha governato prima.
La tanto sbandierata crescita occupazionale è fittizia.
Essa non si misura solo per teste ma anche e soprattutto per ore lavorate.
Senza investimenti piani e progetti straordinari per la buona occupazione, la situazione non cambierà.
Tante, troppe persone lavorano poco e saltuariamente, non certo per libera scelta, con retribuzioni misere che, oltre a non permettere di vivere, frenano i consumi e la crescita.
Qualcuno ha capito qual è il programma del Governo Meloni per migliorare la qualità della vita dei lavoratori, dei pensionati e di quanti non possono vivere dignitosamente senza la solidarietà istituzionale?
La realtà dimostra che questi universi sociali hanno peggiorato la propria condizione di vita in relazione all’aumento generalizzato dei prezzi e alla contemporanea riduzione della spesa per i servizi pubblici essenziali, con ripercussioni penose sulle persone che non riescono nemmeno a curarsi.
Tutta colpa del governo? No, ma in buona parte sì.
Nel senso che scappa dalle proprie responsabilità.
C’è di che riflettere se un politico serio come Pierluigi Bersani sostiene che “governare non è il mestiere della Meloni”.
Lo stile, il metodo e i “favori” che si scambiano, dimostrano che confondono il brigare con il governare.
Calderoli è il ministro degli affari regionali o degli affari della Lega?
Lo stile comunica chi siamo, cosa vogliamo fare, in che modo e con (o contro) chi.
I contenuti fanno testo.
Nessuno può smentire che la spesa sociale sia stata tagliata.
Anche quella per la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Dichiarare in Parlamento “chi fa impresa va sostenuto e agevolato, non vessato, meno burocrazia e regole certe”, quando è del tutto evidente che tantissime imprese non rispettano quelle regole, chiarissime e certissime, dalle quali dipende la salute e la sicurezza dei lavoratori, significa mentire e non voler fare il proprio dovere.
Dovere, non facoltà.
Nei luoghi di lavoro si muore per pura fatalità. Non si muore per eccesso di burocrazia e regole non chiare.
Accomunare le imprese che rispettano le leggi e i contratti regolari e quelle che costituiscono il marcio dell’economia significa non voler FARE PREVENZIONE. Come non la sta facendo la Ministra del lavoro Calderone, di cui si lamentano anche gli ispettori e i dipendenti dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL).
Spiace davvero constatare che nemmeno di fronte alla tragica morte di 5 operai CGIL CISL UIL abbiano ritrovato la via maestra dell’unità.
Che fine ha fatto il senso del limite? La Cisl continua ad andare per conto proprio, chissà dove e chissà perché.
Il governo ringrazia e porta a casa.
È tutta qui la tanto declamata autonomia sindacale? Autonomia da chi e da cosa?
Alle imprese che non voglio essere disturbate non dispiace un sindacato spaccato, anzi.
La manifestazione davanti a quel “cantiere della morte”, delle irregolarità e illegalità caotiche strutturalmente favorite dal cosiddetto codice degli appalti, era un atto dovuto.
Sarà compito arduo della magistratura accertare le diverse e specifiche responsabilità penali e civili, con la sua logica e i suoi tempi.
Il compito del Sindacato è un altro.
Non assolverlo con piena responsabilità, o pensare che la responsabilità consista nel non protestare e contestare di fronte a un governo che pensa più a smantellare conquiste che a sviluppare democrazia economica e partecipazione, significa abdicare al proprio scopo.
Questo non bisogna mai farlo.
Non è in gioco la supremazia di questa o quella organizzazione, la supposta o reale sovranità/identità di ciascuna Confederazione.
Rimanere umani, anche nel lavoro e per il lavoro, è inscritto nel destino delle organizzazioni di scopo che, in ogni tempo e in ogni dove, in ogni situazione e di fronte a qualsiasi governo, sanno da che parte stare.
Con dignità e onore.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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