Un governo che pensa solo a sè stesso. Composto da partiti che, in primo luogo, perseguono i loro obiettivi.
Che non riesce ad affrontare i problemi particolari nel contesto dell’interesse generale e per la coesione sociale.
Che allontana l’Italia dall’Europa e dalla cultura costituzionale dei diritti che tutelano i cittadini dai satrapi della politica e dagli aspiranti dittatori, che odiano il pluralismo, discriminano le minoranze e reprimono le libertà individuali.
Un governo che non si comporta correttamente con le organizzazioni sindacali dei lavoratori, come ben sanno CGIL CISL UIL, anche se con valutazioni e reazioni sindacali diverse che indeboliscono l’efficacia della rappresentanza unitaria.
Dopo quasi un anno e mezzo, due “leggi finanziarie” e tutta una serie di atti, fatti, dichiarazioni e comportamenti concreti a livello nazionale ed europeo, risulta chiaro che abbiamo a che fare con un governo che vuole ricostruire l’Italia a sua immagine e somiglianza. In un’Europa più simile all’Ungheria di Orban che agli ideali di libertà e pacifica convivenza dei suoi padri fondatori.
Questa è la configurazione politica del governo Meloni, capace di agire solo nell’interesse spartitorio e confuso dei partiti che lo compongono, come dimostra la vicenda degli agricoltori e dell’Agricoltura, causa ed effetto di una incultura istituzionale che non permette di affronta con metodo e visione d’insieme i problemi del settore e di correggere il modello di sviluppo.
Un obiettivo largamente condiviso in Italia e nel mondo, concreto, nient’affatto ideologico.
Ciò nonostante qualcosa di buono succede nel bailamme della politica italiana, grazie a chi ci crede e lotta con intelligenza senza mai arrendersi di fronte alle difficoltà.
La mozione bipartisan del Parlamento italiano per il Cessate il fuoco in Palestina, è un esempio di buona politica, in controtendenza rispetto al clima di scontro permanente di segno opposto.
Nessuno si illude che possa rappresentare una svolta, purtuttavia è la dimostrazione che quando ci si crede e si hanno validi argomenti, anche gli obiettivi apparentemente impossibili si possono raggiungere.
Le facce politiche sono quelle di Elly Schlein e Giorgia Meloni, che metto in questo ordine non per mancanza di rispetto verso la Presidente del Consiglio, ma perché: un conto è promuovere con fatica una presa di posizione, in un contesto complicatissimo come quello palestinese, che coinvolge perfino la Corte Internazionale di Giustizia; altra cosa è accettare che una mozione passi in parlamento per effetto di una astensione politica.
Entrambe hanno contribuito a realizzare questo “risultato”, ma una ci ha lavorato tenacemente, nonostante difficoltà e attacchi provenienti da ogni parte, l’altra si è limitata ad accettare tenendosi le mani libere.
Quanto precede solo per meglio comprendere i problemi che abbiamo di fronte, il clima e il contesto, a pochi mesi dalle elezioni europee che suggeriscono ai mestieranti della politica di confezionare falsità in serie.
Le proteste articolate e anche contraddittorie degli agricoltori hanno evidenziato l’assenza di una visione generale, che in agricoltura e per una agricoltura moderna e sostenibile è di fondamentale importanza.
Agire sulle cause del risanamento climatico è nell’interesse di tutti.
Ma è proprio quello che non sa e non vuole fare questo governo.
Per il quale ci sono figli e figliastri, verso i quali si adottano due pesi e due misure.
Sul fisco dovrebbe verificarsi l’effettiva uguaglianza di trattamento, a parità di reddito, invece assistiamo alla pervicace volontà di favorire chi ha sempre evaso e vuole continuare a farlo, attraverso il cosiddetto concordato preventivo che in realtà è un condono legalizzato camuffato e proiettato nel tempo. Comunque da contestare, perché danneggia direttamente e indirettamente i lavoratori dipendenti e i pensionati che, con le loro tasse, pagano la sanità e tutti gli altri servizi pubblici anche a quanti non le pagano nella misura corrispondente al proprio reddito.
Il male dell’Italia, oggi più che mai, sta proprio nel non saper (e forse nemmeno voler) affrontare con la necessaria visione d’insieme e con il dovuto equilibrio i problemi di tutti.
L’Agricoltura è inconcepibile al di fuori del ciclo naturale, del clima e della terra che interagiscono.
Chi, meglio degli agricoltori, può capire che occorre intervenire sul modello di sviluppo e non solo (ma necessariamente) all’interno della filiera che porta i suoi prodotti al consumo finale, anche attraverso l’industria della trasformazione?
La cura del clima, cioè del pianeta Terra, non è una “follia ideologica” dell’Unione europea.
Il ministro Lollobrigida la smetta di raccontare miserabili bugie.
Non credo che sbagli Papa Francesco quando promuove “Un’ecologia integrale per il pieno sviluppo del genere umano” in grado di mettere in equilibrio virtuoso ogni dimensione della realtà: politica, sociale, ambientale, culturale, umana, economica.
Nessun governo ha il diritto di istituzionalizzare le diseguaglianze sociali, ancor meno se in contrasto con i principi della Costituzione che prevede il contrario.
Questo governo, non solo non rimuove“gli ostacoli di ordine economico e sociale che di fatto limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”; ma li rafforza e ne inventa di nuovi.
È troppo. Siamo oltre.
Giocano sul logoramento e il fattore tempo. Occorre reagire.
Nel lavoro e di lavoro si continua a morire con impressionante regolarità per evidente causalità rispetto a quanto non viene fatto e non viene fatto rispettare.
I principali responsabili stanno al governo e nei posti di comando che da esso dipendono.
Il “fare” in fretta al costo più basso possibile, con appalti e subappalti sbilanciati sull’interesse dell’appaltante e dell’appaltatore, a scapito della giusta e doverosa tutela dei lavoratori, è la principale causa. La strage di Firenze lo conferma.
Vergognoso e da vigliacchi scagliarsi contro i dirigenti sindacali o scaricare come al solito sull’Europa, le proprie responsabilità.
Come è da vigliacchi e irresponsabili non dire la verità sulla morte in carcere del valoroso oppositore russo Alexei Navalny che il signor Putin non ha mai avuto il coraggio di affrontare a viso aperto in elezioni davvero democratiche e non finte.
Solo dei cretini in malafede possono dichiarare che “non ci sono prove sulla morte di Navalny” e che “additare colpevoli è prematuro e inopportuno”.
Purtroppo sono questi che ci “governano”.
Ragione di più per unirci nel nome degli ideali e dei diritti umani universali, della libertà e della democrazia, per i quali tanti hanno dedicato la vita.
A noi e alle future generazioni il compito di onorare degnamente la loro memoria proseguendo sulla via da loro indicata.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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