Trattori, agricoltura e agricoltori, Lollobrigida & Coldiretti.
Tante proteste e poche proposte.
Equilibrio e senso di responsabilità, poco.
Attorno alla Terra Madre che ci nutre, ragione e interessi dovrebbero stare in equilibrio, sulla base del sempre valido principio di “fare per gli altri quello che chiediamo per noi”.
Il governo dovrebbe mettersi al servizio del Paese, sia dal punto di vista interno al settore dell’agricoltura, sia del suo rapporto con l’ambiente e con la filiera produttiva che, attraverso l’industria e il commercio, fa arrivare i prodotti ai consumatori finali.
I quali sono (siamo) prima di tutto persone e cittadini, lavoratori coinvolti nel processo produttivo, che hanno il diritto di essere informati e tutelati.
Per essere consumatori consapevoli di ciò che mangiamo e delle implicazioni di ogni acquisto, del chi del come lo produce e commercializza.
Salute, prezzo e qualità, responsabilità ambientale e sociale d’impresa come bene comune. Impatto sulla collettività.
Corretta informazione, quindi, come elemento basilare di educazione al consumo e al rispetto dei diritti di tutti, che c’entra poco con lo la strumentalizzazione del Made in Italy che fa perdere di vista la sostanza dei problemi.
In Agricoltura, come in ogni altro settore, esistono cose buone e altre meno buone, o pessime se ci includiamo l’allevamento intensivo degli animali, “spesso in condizioni igieniche penose e crudeli”, senza mai vedere la luce del sole”, a prescindere da altre considerazioni.
Ogni anno in Italia vengono macellati 700 milioni di animali in circa 2 mila impianti, in buona parte fuori norma.
Cosa c’entra l’Europa?
E dov’è nato ed esiste il caporalato?
C’entra qualcosa l’Europa?
Chi impone il prezzo agli agricoltori, se non la grande distribuzione e le industrie della trasformazione?
Che ruolo esercita la politica nel monitoraggio dell’intera filiera, a tutela equilibrata dei produttori, dei lavoratori e dei consumatori?
Queste sono le domande alle quali un governo all’altezza deve dare risposte puntuali, anziché scaricare sull’Europa i problemi di sua competenza e rapportarsi in maniera istituzionalmente scorretta nei confronti degli organismi comunitari.
Non disturbare i colossi dell’industria e della grande distribuzione, togliere a chi ha più bisogno a vantaggio di chi esercita un pesante potere contrattuale, equivale ad inquinare l’intera filiera produttiva a danno dell’anello più debole.
Il precariato e le iniquità sono figli di questa matrice politica.
Chi lavora la terra -agricoltori, contadini, raccoglitori- deve avere una equa remunerazione/redditività ed essere messo nella condizione di relazionarsi positivamente con l’ambiente.
Non credo sia una buona cosa affossare definitivamente il Green Deal europeo e la Politica agricola comune, serve piuttosto un’alleanza strategica per non vanificare il lavoro degli ultimi decenni.
Guastare l’ambiente significa peggiorare la qualità della vita di tutti, ipotecare un futuro problematico per le future generazioni.
Tutte le imprese agricole e le organizzazioni che le rappresentano dovrebbero essere unite, ma la realtà non è quella idilliaca che ha ispirato il romanzo pedagogico di Rousseau, Emilio, fondata sulla convinzione che “l’uomo è naturalmente buono” ed è la società che lo corrompe.
È quella nuda e cruda che registra interessi economici e politici divergenti tra le numerose associazioni, gruppi e movimenti “dissidenti” che non si trovano d’accordo “nemmeno” per stilare un comunicato.
Con anime nere, “forconi” e personaggi sempre pronti a soffiare sul fuoco e fare una gran confusione tra cause giuste e cause sbagliate e sballate.
Causa ed effetto di un Paese frammentato, che al dunque si divide politicamente tra chi si pone l’obietto di tenerlo insieme, assumendosi le proprie responsabilità, e chi invece va in direzione opposta.
Non sanno dire altro che è tutta colpa dell’Europa e dei governi passati.
Con un Ministro dell’Agricoltura che si limita ad assecondare gli interessi e il punto di vista della Coldiretti e osa affermare che “in Italia spesso i poveri mangiano meglio dei ricchi”.
In linea con il “pizzo di stato” della sua capa, ed altre assurdità giuridico politiche come il decreto Cutro stoppato dalla Cassazione e rinviato alla Corte di Giustizia Europea.
O il tentativo, a un tempo greve e grottesco, di minimizzare il trattamento subito da Ilaria Salis di fronte al Tribunale di uno Stato formalmente accusato di non rispettare lo stato di diritto e di cui Carlo Calenda dice: “L’Ungheria di Orban va cacciata a calci dall’Unione Europea”.
Altro che una presidente del consiglio coraggiosa.
Tolleranza verso gli intolleranti e intolleranza nei confronti delle persone fragili e/o che si trovano in condizioni di oggettiva e pesante fragilità, a tutela delle quali lo Stato laico e democratico è stato concepito e l’Europa, nonostante tutto e tutti gli attacchi, esiste, segnalano un vento contrario alla democrazia.
Il tentativo di svuotarla dall’interno è in atto da tempo, attraverso l’internazionale dei fascisti vecchi e nuovi.
Il nostro Governo rischia di caderci dentro e di trascinare il paese verso esiti imprevedibili.
Quanto di più grave possa accadere a popoli e Paesi come il nostro che alla democrazia ci sono arrivati attraverso dolorosi processi storici.
Se l’Europa non ci fosse bisognerebbe inventarla.
C’è e bisogna rafforzarla con la convinzione di difendere noi stessi e i diritti di cittadinanza dolorosamente conquistati, unitamente alla speranza di un mondo migliore.
L’Italia non merita di avere un governo che fa due pesi e due misure su tutto, che appalta la sua politica agricola a una Organizzazione di settore e ai suoi interessi.
Che differenza c’è tra Meloni e Lollobrigida?
Politicamente e culturalmente nessuna, a prescindere dalla parentela.
Ben venga la trasparenza e una informazione puntuale, comprensibile a tutti.
È vero che da 15-20 anni “i supermercati” pagano al produttore lo stesso prezzo del latte?
Che l’ortofrutta viene pagata il 300/400% in meno rispetto a quanto viene rivenduta ai consumatori?
Quali sono i costi della filiera che possano giustificare simili ricarichi?
Chi ci specula e quale ruolo gioca la Grande Distribuzione?
Ragionare e agire in termini di filiera ed equilibrio d’insieme, è determinante, affinché il lavoro, la remunerazione e i diritti di tutti siano messi in equilibrio e rispettati.
Ognuno deve fare il suo, ma non è facile se l’esempio non viene dall’alto e se chi governa non si assume le proprie responsabilità.
Vedremo cosa farà il governo in Italia e in Europa, per gli agricoltori e per i lavoratori e se troverà l’equilibrio che finora non ha avuto.
Non sappiamo che farcene della retorica e delle parole vuote di significato.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *