Mattarella passerà alla storia come il Presidente del doppio settennato che nel nostro travagliato presente incarna il padre delle Patria nel senso più alto e nobile, custode della Costituzione e dei trattati equivalenti europei.
Oggi, questo è il punto, Roberto Salis si rivolge a questo Mattarella perché ritiene che il governo italiano non abbia fatto quanto poteva e doveva fare per tutelare i diritti di sua figlia Ilaria, che invece il governo Orban vuole utilizzare politicamente per raggiungere i suoi scopi illiberali.
Tra i quali spicca l’intolleranza verso l’antifascismo e le manifestazioni che contestano i raduni degli estremisti dichiaratamente nazisti, i quali invece vengono ben tollerati.
Il governo ungherese, in poche parole, attraverso Ilaria Salis, vuole dare questo messaggio: se venite in Ungheria per manifestare il vostro antifascismo rischiate grosso.
Attraverso Ilaria Salis e la sua carcerazione preventiva, che equivale a una condanna anticipata, quindi, si può capire meglio l’orientamento politico del Governo Meloni e cosa rischia l’Italia facendosi influenzare dal modello ungherese di governo, come numerosi fatti e comportamenti e atti di governo fanno temere.
Diciamo le cose come stanno: questa giovane donna è nelle mani di una magistratura pilotata che la tiene ancora in arbitraria carcerazione preventiva, per volontà politica.
Sia come sia, quello di Ilaria Salis non è un problema giudiziario individuale come un altro, se così fosse sarebbe già a casa in attesa di giudizio, come Gabriele Marchesi, accusato dello stesso reato, che torna libero e nemmeno ai domiciliari per decisione della Corte d’Appello di Milano.
Invece per lei è prevista una condanna preannunciata, sproporzionata e discrezionale (da 2 a 24 anni, roba da tribunali speciali d’infausta memoria), tanto che le hanno già proposto un patteggiamento di 11 anni di carcere.
Cos’è il fascismo, oggi, se non questo potere tossico e minaccioso che intimidisce preventivamente e punisce senza pietà chi si oppone?
Altro che non va politicizzato, come suggerisce il garantista a intermittenza Antonio Tajani, che secondo Roberto Salis non si è interessato della figlia Ilaria come poteva e doveva nella sua qualità di Ministro degli Esteri e Vicepresidente del Consiglio.
Ecco perché il papà di Ilaria si rivolge a Mattarella.
Per avere giustizia e nient’altro.
Perché il problema riguarda le istituzioni nazionali ed europee, i governi, le regole comuni e i diritti inviolabili dei cittadini.
Per dirla ancor più chiaramente, risulta sconcertante il comportamento del ministro Tajani, il quale, dopo non aver fatto quanto poteva e doveva in difesa della nostra connazionale e dei suoi diritti, di cui egli è consapevole come ex Presidente del Parlamento europeo, oggi dichiara che la politicizzazione non aiuta a risolvere il problema.
Ilaria Salis ancora in carcere, in ceppi e tirata al guinzaglio come un animale nel tribunale di uno Stato aderente all’Unione europea, rappresenta un insulto all’Italia.
Questa è la semplice verità.
Prigioniera di un regime illiberale, dove l’indipendenza della magistratura non esiste.
Una situazione rispetto alla quale si misura il grado di lealtà del Governo italiano verso la nostra Costituzione e le istituzioni europee, assai distanti da uno Stato più volte accusato di  non rispettare i diritti fondamentali dei cittadini.
Dov’è finito “lo Stato deve farsi rispettare” di Giorgia Meloni?
Non si può stare di qua e di là sui diritti delle persone e lo stato di diritto che li garantisce!
Basta con la difesa di un’idea guasta di sovranità che si colloca al di fuori delle regole condivise nei trattati europei, tutelati in ultima istanza da una apposita Corte di Giustizia.
L’Europa è la patria della pace e della convivenza, della democrazia e della libertà, anche e soprattutto nel tempo triste della guerra che la (e ci) minaccia.
E nel momento in cui si ha a che fare con un capo di governo che, per cultura di regime, sta più con “l’aggressore russo” che con gli aggrediti ucraini, ai quali noi italiani ed europei veniamo assimilati.
Il Presidente Mattarella cuce e ripara guasti -con rigore morale, cultura e fedeltà costituzionale-, i partiti di governo sfasciano.
È sempre più evidente questa “differenza” politica.
Dove andiamo a finire di questo passo?
Ci sono fatti, non tanto isolati, che rappresentano plasticamente lo sfascio culturale prodotto da certi ministri che girano in pubblico con il distintivo del proprio partito e si comportano di conseguenza, come quello dell’istruzione, Valditara.
Il quale non sa dare il valore giusto al concetto di autonomia e di identità di cui tanto si riempie la bocca, nel tentativo continuo e penoso di cambiare la natura pedagogica della scuola.
Dimenticando che i bambini e i giovani studenti hanno bisogno in primo luogo di aiuto e integrazione, siano essi italiani di cittadinanza formale o di fatto, figli di immigrati, di questa o quella religione, e che parlare di assimilazione è profondamente sbagliato.
Anche solo tra italiani che non la pensano tutti allo steso modo. 
Serve virtuosa contaminazione, in primo luogo umana, aperta alla riflessione critica, coerente con la cultura del rispetto e del pluralismo.
È profondamente sbagliato esasperare la propria identità, anche perché equivale a riconoscere ed incentivare l’esasperazione identitaria degli altri, a creare i presupposti della estraneità anziché quelli dell’incontro e dell’amicizia.
Nonché delle tradizioni che si rinnovano, come la natura e la storia dell’agricoltura insegnano.
I prodotti della nostra terra vengono anche da molto lontano e viceversa.
Purtroppo siamo di fronte a un governo che opera in funzione degli interessi dei rispettivi partiti di maggioranza, in perenne campagna elettorale, estraneo a quella giustizia sociale, trasversale e impersonale, che opera per criteri, in vista del bene comune, e non per scomparti da trattare a seconda delle convenienza e per spartizione di potere.
Se cresce la povertà, e ciò nonostante diminuiscono i beneficiari del sostegno economico subentrato al reddito di cittadinanza, come ampiamente certificato dall’Istat, il disagio sociale non può che aumentare e qualche risposta è doveroso darla in termini concreti a CGIL e UIL (che fine ha fatto la CISL?) che tornano a scioperare e manifestare per ottenerla.
A onor del vero è giusto ricordare che i problemi storici dell’Italia vengono da lontano, ma con altrettanta onestà intellettuale va detto a chiare lettere che il governo in carica sta peggiorando la situazione.
Purtroppo è una Pasqua con più guerra che pace, senza l’agognata tregua che avrebbe aperto il cuore alla speranza. La quale, comunque, rimane la più grande risorsa morale e ideale da da coltivare tramutare in pratica di vita reale, ciascuno per quanto può e dove puó. 
Buona Pasqua a tutte e tutti, con il pensiero a quanti ne hanno più disperato bisogno.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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