“Così più evasione e criminalità”
Lo afferma un economista di Harvard, Kenneth Rogoff, che ha scritto un libro dall’eloquente titolo, “La maledizione del contante”, il quale sostiene, con dati e argomenti alla mano, suffragati dalla vita reale, che “le forme più odiose di criminalità, dal terrorismo internazionale ai traffici di droga, donne, migranti, sono finanziate in contanti”.
Tutti abbiamo il dovere di combattere questi fenomeni che in Italia sono particolarmente gravi, in primo luogo il governo, che invece ha deciso di andare in direzione opposta.
A gennaio 2023 era previsto l’abbassamento da 2 mila a mille euro di tetto al contante, sicuramente ci sarà l’innalzamento, non ancora deciso, si dice a 5 mila.
Cifre che non riguardano certamente i lavoratori e i pensionati.
Non è esattamente quello che serve all’Italia per sanare le sue ferite sociali, le sue carenze strutturali, i suoi storici squilibri.
Favorire l’economia sommersa in una situazione già fortemente deteriorata è una scelta sconcertante che non aiuta la sicurezza e la regolarità sul lavoro, espone l’Italia anche dal punto di vista degli aiuti condizionati del Recovery plan.
Una decisione che fa capire tante cose.
Facciano come meglio credono, hanno il vento in poppa, è il loro momento, anche grazie al disgraziato comportamento di quei politici che godono di più a dividere e fare sgambetti, pur di contare personalmente, che a collaborare e condividere decisioni e strategie per il bene del Paese e delle future generazioni.


Ma dire bugie e falsità con giri di parole, strumentalizzando ex ministri e dati di fatto, come ha fatto la Presidente del Consiglio, non cambia la realtà.
Il potere inebria, tiene insieme anche quando non si è d’accordo su cose importanti, è il problema dei problemi, quando lo si usa male, come in questo caso.
Vale sempre, vale per tutti.
La partenza del governo Meloni, da questo punto di vista, è stata piuttosto deludente e anche preoccupante.
Il moderato Monti e il “banchiere” Draghi hanno sostenuto la lotta all’evasione fiscale senza tanti proclami, il nuovo governo l’ha già interrotta facendo capire chiaramente che la musica è cambiata: in peggio.
Una sorta di “liberi tutti”, piuttosto chiaro e sbilanciato.
Aver scelto la Presidente dei consulenti come Ministra del lavoro è una scelta di campo indicativa, anche per le posizioni, la forma mentis e la rappresentanza di parte che la caratterizzano.
Riuscirà a capire che, da Ministra, ha l’obbligo di essere equilibrata?
Da come si sta muovendo sul Decreto Trasparenza, pare di no.
Le parole anticipano i fatti, volontà dichiarata di procedere in una certa direzione.
Dove vuole andare a parare questa destra al governo, che spera di cavarsela con dichiarazioni opportunistiche sul fascismo, sull’Unione europea e sulle alleanze internazionali, lo sapevamo.
Ma la residua speranza di un salto di qualità nella accettazione della democrazia sostanziale e valoriale che si riconosce nella Costituzione, è morta sul nascere, in Parlamento.
L’ha spenta la Presidente del Consiglio, con i discorsi pronunciati alla Camera e al Senato in occasione della fiducia, in particolare quando ha anticipato che sarà alzato il tetto del contante, notoriamente associato all’economia illegale, all’evasione, alla corruzione e allo spaccio della droga.
Fenomeni che vedono la tracciabilità come il fumo negli occhi.
Gli economisti Tito Boeri e Roberto Perotti che cofirmano analisi, critiche e proposte, parlano chiaramente di “attivo sostegno a evasione e confusione fiscale”.
Ciò si verifica sia attraverso il dannoso aumento del contante, sia attraverso l’astrusa “flat tax incrementale”, oltretutto contestabile sul piano formale e sostanziale e contraria al semplice buonsenso in quanto a parità di reddito si applicherebbero aliquote diverse.
Pur di apparire originali, si sfiora il ridicolo.
La Ministra del Lavoro è già all’opera per tentare di smontare il Decreto Trasparenza entrato in vigore il 13 agosto 2022 grazie a una direttiva europea, etichettando come inutile burocrazia e ostacolo per le imprese, i diritti e le tutele dei lavoratori, dei più giovani in particolare, che spesso ignorano i loro stessi diritti, come quello base di avere un orario di lavoro, di poter usufruire della previdenza integrativa, eccetera.
La Presidente Meloni ha detto chiaramente di non voler disturbare chi vuole lavorare e produrre ricchezza, senza preoccuparsi più di tanto sul come, in un Paese dove muoiono tre persone al giorno per drammatici infortuni sul lavoro, che rappresentano la punta di maggiore gravità di un fenomeno molto più esteso.
Se il buongiorno si vede dal mattino…
Anche rispetto alle cose negative che succedono si registra la solita carenza di umanità e la propensione a strumentalizzare politicamente le tragedie, come quella che è costata la vita al lavoratore Carrefour di Assago Luis Fernando Ruggeri, vittima di uno squilibrato.
Lo ha fatto l’assessore Regionale alla Sicurezza Romano La Russa, per fortuna seguito da pochi altri.
La salute mentale è trascurata, troppe persone pericolose per sè stesse e per gli altri non sono curate e seguite, si preannunciano nuovi tagli alla sanità, aumenta il malessere sociale che grava sulle famiglie più fragili.
Altro che aumento del contante e tabù delle tasse.
Quante persone in più si curerebbero tassando adeguatamente i grandi patrimoni lasciati in eredità, senza alcun merito da parte di chi li riceve?
Una decina di miliardi di euro l’anno che non cambiano la vita di persone e famiglie che ricche erano e ricche rimangono, ma la cambierebbero in meglio a molte persone e giovani che di quei soldi si gioverebbero per vivere e “curarsi” meglio.
L’Italia ha bisogno davvero di ricompattarsi, ritrovare uno spirito unitario a tutti i livelli, capace di porsi il problema dello sviluppo in termini nuovi e tali da abbinare quantità e qualità, economia e società, pubblico e privato.
Le nostre sono valutazioni basate su fatti concreti, non sono pregiudizi.
L’equa o iniqua distribuzione della ricchezza si può declinare e denominare in modi diversi, ma la sostanza non cambia.
Le stanno studiando tutte per mettere in atto il vecchio inganno secondo il quale il modo migliore per aiutare i poveri è quello di dare più soldi ai ricchi.
Speriamo di sbagliare, lotteremo per fare in modo che non sia così.
Più salario, tutele e welfare alle persone e alle famiglie che ne hanno bisogno, più coesione sociale e sviluppo sostenibile.
Questo serve.

G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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