È Natale, ci scambiamo gli auguri all’insegna della Pace e della Speranza, ma i problemi nudi e crudi sono quelli che angosciano tantissime persone e famiglie, per effetto di una crisi complessiva che richiede risposte di sistema lontane dall’essere prese in seria considerazione.
Anzi, in Italia il “governo politico” fa politica economica e sociale di parte e orienta il Paese nella direzione opposta all’inclusione e alla coesione di cui ha bisogno.
Basti confrontare la “nostra” Legge di bilancio con l’analoga manovra finanziaria spagnola per capire il perché abbiamo scioperato.
Alla sovranista Meloni e ai sovranisti che ripropongono il disgraziato nazionalismo che tanti disastri ha prodotto, è bene ricordare che la sovranità nazionale va a farsi benedire quando un Paese dipende dai mercati, dal suo enorme debito pubblico e dalla sua strutturata evasione fiscale, gran parte della quale riguarda le imprese (Iva), gli artigiani e i commercianti che non rilasciano fatture e non prendono carte.
Una fonte di ingiustizia che incide su tante cose e in ultima analisi anche sulla qualità della nostra democrazia.
In Europa dobbiamo stare attenti a valutare le cause e le conseguenze del Qatargate, rispetto al quale le risposte non devono essere scomposte o addirittura sballate, come quella del solito Orban che arriva a chiedere, senza vergogna, di “abolire l’Europarlamento”, democraticamente eletto.

La democrazia non piace a chi vuole comandare, che è cosa diversa del governare rispettando la libertà e i diritti degli altri, di tutti, l’indipendenza della Stampa e della Magistratura, lo stato di diritto.
In Italia e in Europa, con qualche pericolosa eccezione, una delle quali è proprio l’Ungheria che non rispetta i diritti dei suoi cittadini, che sono anche cittadini europei, la democrazia c’è.
Fragile, imperfetta e sotto attacco, infiltrata e inquinata, ma c’è.
Vivremmo molto peggio se non ci fosse, è sempre bene ricordarlo ed essere chiari su questo punto di fondamentale importanza.
Il vero scandalo è rappresentato dal fatto che ancora oggi in parecchi Paesi non c’è e che la corruzione emersa dal Qatargate venga usata per tentare di assecondare l’obiettivo dei corruttori.
Che è quello di contenerne lo sviluppo e limitarne gli effetti a livello planetario, attraverso la universalizzazione dei diritti umani.
Bene ha fatto la Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, a reagire con “furia, rabbia e dolore”, mettendosi a disposizione della Magistratura.
Le istituzioni democratiche vanno difese dai corruttori di professione e da chi si fa corrompere, dalle dittature e dai dittatori, dai regimi e dalle organizzazioni chiuse che tramano alle loro (nostre) spalle, dai governi che temono la loro influenza e tentano in tutti i modi di condizionarne il funzionamento. Dai servizi segreti di Paesi extraeuropei che hanno tentato di condizionarle attraverso la complicità di persone influenti e parlamentari “disponibili”.
Le istituzioni sono la parte lesa, non viceversa come tenta maldestramente di fare qualcuno per colpire l’Unione europea.
Questo semmai è il momento di spingere per lo sviluppo del progetto europeista concepito dai confinati antifascisti di Ventotene che elaborarono l’omonimo Manifesto.
Più Europa democratica e sociale per valorizzare e garantire la vera sovranità che riguarda la libertà, i diritti di cittadinanza e la vita delle persone.
Che non sanno cosa farsene di una sovranità nazionale limitata al diritto di ciascun governo di agire come meglio crede, anche in aperta violazione dei diritti personali, a garanzia dell’impunità illimitata di chi governa, incompatibile con i principi e i valori costitutivi dell’Unione europea.
Sono profondamente convinto che il nostro Luca Visentini sia completamente estraneo alle trame corruttive e che si sia trovato “in mezzo ai casini” come lui stesso ha detto, per effetto dell’imperdonabile leggerezza di aver preso soldi in contanti da una Ong a beneficio del Sindacato mondiale dei lavoratori, come pare abbia già dimostrato al giudice che dopo averlo interrogato lo ha rilasciato. Ora ci sta mettendo la faccia spiegando all’opinione pubblica cosa è successo, la sua posizione.
Un fatto che lo segnerà per sempre, che colpisce un sindacalista brillante, competente e preparato e probabilmente darà (ha già dato) una brusca svolta alla sua altrettanto brillante e fortunata carriera, che ovviamente trascende la dimensione individuale.
Luca non va abbandonato al suo destino, va aiutato a uscirne nei modi in cui sarà possibile, sperando che possa essere messo nella condizione di dimostrare la sua totale estraneità alla corruzione.
Ne sono convinto e glielo auguro con tutto il cuore, il danno diretto, indiretto e collaterale è enorme, speriamo bene.
Certi fatti bisogna affrontarli con maturità e responsabilità da tutti i punti di vista.
La “giustizia” farà il suo corso e ha i suoi tempi.
Le valutazioni politiche e quelle sindacali hanno natura, finalità e tempistiche diverse.
Il solo fatto che “siamo ancora in guerra” ci induce a vivere in maniera diversa questo Natale, comunque colorato, ricco di pranzi e benessere, di viaggi e calore famigliare.
C’è chi non vivrà nulla o poco di tutto questo, chi si trova al suo opposto per motivi diversi che spesso sono riconducibili a vere e proprie ingiustizie e perdita di quella umanità che invece costituisce la parte più forte e consistente delle nostre acquisizioni, chiamiamole pure conquiste, politiche, civili e culturali.
Questa è l’Italia migliore che fatica come ha sempre faticato a farsi strada, per la quale vale la pena battersi e lottare, pur con tutti i nostri limiti personali e organizzativi, affinché davvero possa esserci lavoro, serenità e benessere per tutti, il diritto di essere e di vivere in libertà senza fare e ricevere male gratuitamente.
Sogni, ideali, utopie: chiamiamola speranza: senza la quale è impossibile vivere.
Regaliamocene un po’ e facciamo in modo di trasmetterla alle lavoratrici e ai lavoratori che rappresentiamo.
Buon Natale a tutte e a tutti.

G.G.

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Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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