Sciopero politico, è stato definito quello del 16 dicembre in Lombardia e nei giorni precedenti in diverse Regioni d’Italia.
Solo chi è in mala fede può lanciare contro la UIL e la CGIL un’accusa così palesemente infondata, nel senso comune che si attribuisce all’espressione “sciopero politico”.
Certo, politico lo è stato, alla luce del sole, dal punto di vista delle ragioni e degli obiettivi che si poneva, e così sarà anche in futuro se le cose non cambieranno.
Politico, nel senso della dichiarata volontà del Sindacato di incidere sulle decisioni del Governo e del Parlamento.
Momento di lotta sindacale che non scaturisce dal nulla o dal pregiudizio, ma a sostegno di richieste concrete, motivate e argomentate, che riguardano la vita delle persone.
Uno sciopero proclamato in piena autonomia dalle forze politiche sia di governo che di opposizione.
Questa è la realtà inconfutabile, se si è in buona fede, come invece non lo è qualche ministro lumbard, in perenne campagna elettorale, con la sindrome della propaganda contro tutto ciò che sa di di equo e di sociale.
L’accusa, di vecchio stampo, di sciopero politico è consumata, ma noi non ci caschiamo.
Non siamo tra quelli che dicono “muoia Sansone con tutti i Filistei”, anzi riteniamo che l’interesse generale del Paese sia sempre da salvaguardare, a prescindere da chi governa al momento.
Siamo tra quelli che fanno proposte concrete, affinché questo concetto ispiri ed orienti la politica economica e sociale del Paese all’insegna della sostenibilità inclusiva delle persone, della cura dell’ambiente inteso come patrimonio e bene comune.


Abbiamo scioperato con governi di tutti i colori e/o multicolori, come quello precedente presieduto da Mario Draghi.
Un governo, rispetto al quale, la situazione è piuttosto peggiorata e del quale, alcune misure rivendicate come il taglio del cuneo fiscale del 2%, se così resterà, sono l’esatta prosecuzione, in quanto deciso prima che s’insediasse il governo Meloni.
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e non ascolta la voce e i bisogni dei lavoratori, dei pensionati e di quanti vivono con stipendi e redditi bassi che l’inflazione, tra l’11 e il 12%, riduce ulteriormente.
Questo governo ci sente solo da un orecchio.
È ultrasensibile agli interessi di quella che considera la sua parte, per tutelare e coltivare i quali prende dalle tasche/tasse, dal sudore e dalla fatica dei lavoratori, dalle pensioni, dalla mancanza di coraggio verso gli evasori, che il nostro Segretario Generale Bombardieri ha definito ladri che rubano agli altri e usufruiscono degli stessi servizi pubblici e dello stesso Servizio Sanitario Nazionale pagati con le tasse dei cittadini, dei lavoratori e dei pensionati.
Con una inflazione all’11,8% -ultimo dato certificato dall’Istat nel mese di novembre-, che colpisce con particolare durezza le persone e le famiglie che vivono con pochi o pochissimi soldi, anche per effetto di retribuzioni e pensioni che non vengono rivalutate al tasso dell’inflazione reale, ci vuole “coraggio” a capovolgere l’attenzione verso i redditi alti e le persone che stanno bene o molto meglio della media, piuttosto che verso quelle che faticano o non ce la fanno.
Questo è il grande “coraggio” del governo Meloni.
Il caratteristico “coraggio” che scarica i costi sui più deboli e strizza l’occhio ai furbi che ne approfittano e ringraziano.
Come faranno le persone/famiglie che hanno comprato casa (o altro) con notevoli sacrifici e oggi si ritrovano con un mutuo a tasso variabile?
Tante lavoratrici e tanti lavoratori sono sottoposti a condizioni di lavoro a dir poco difficili e pesanti, eppure abbiamo un ministro delle infrastrutture come Salvini che si batte per un nuovo codice degli appalti con meno vincoli sociali e tutele per le persone che lavorano, vittime dei “subappalti a cascata” che deresponsabilizzano.
Mentre il precitato ministro esulta: “sblocchiamo tutto”, l’associazione Libera definisce questo nuovo codice “un favore alla criminalità” e l’Autorità anticorruzione ne esce chiaramente depotenziata.
Cosa dire della sconcertante storia dei Navigator che avrebbero dovuto trovare lavoro ai disoccupati, ma non sono stati mai messi (soprattutto da certe regioni) nella condizione di poterlo fare e di rafforzare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro?
Sono stati lasciati in perenne attesa di una conferma che non è mai arrivata, vedremo quale sarà la conclusione.
Di certo manca un Piano generale per il lavoro che questo governo sostituisce con il suo lasciar farenon disturbare, in nome di una concezione del lavoro a una sola dimensione: quella dell’impresa.
Meno regole, meno vincoli, meno rotture di scatole. Ghe pensi mi.
In questa ottica rientrano una serie di misure connesse l’una all’altra che somigliano a un voto di scambio.
L’esatto opposto di uno Stato che si fa rispettare da tutti, e soprattutto da chi non rispetta la legge e le leggi che stanno a fondamento della convivenza, della nostra Repubblica, della democrazia sostanziale.
L’art. 53 della Costituzione stabilisce che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva e che il nostro sistema tributario è informato a criteri di progressività.
Non ci siamo.
Si condonano reati penali connessi alle tasse e a “omessa dichiarazione” che prevedono fino a 4 anni di reclusione, minando la credibilità della politica e delle istituzioni, allontanando i cittadini dalle stesse anche attraverso l’astensionismo elettorale che indebolisce il sistema democratico nel suo insieme.
Lottare è nel destino dei lavoratori, il Sindacato ha il dovere e il compito storico di organizzare e orientare la partecipazione dei lavoratori, facendola diventare peso contrattuale nei confronti di tutti i governi e tutte le controparti, forte della propria autonomia.
Giorgia Meloni continui pure a fare i suoi comizi, a costruire la sua immagine e a raccontarsi come meglio crede, fiancheggiata dai tanti che salgono sul carro dei vincitori, favoriti dall’incapacità e dal cinismo maligno di non pochi loro avversari.
Tutti i nodi prima o dopo vengono al pettine.
Una cosa è certa.
Questo governo è peggio del Conte2 e di quello precedente del tanto strumentalizzato “banchiere” con il quale si stava faticosamente lavorando per strappare risultati coerenti con la prospettiva dello sviluppo sostenibile che rimane il nostro orizzonte di senso.

G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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