Per un Sindacato degno di questo nome la contrattazione collettiva viene al primo posto.
Contrattazione vera, in salutare conflitto di interessi, per incidere sulla qualità dello sviluppo e, in ultima analisi, per migliorare le vita delle persone che, per vivere, hanno bisogno di lavorare.
Nella consapevolezza che non c’è qualità della vita senza lavoro pulito e dignitoso.
Su questo si misura l’efficacia della rappresentanza e dell’azione sindacale.
In Italia serve più Sindacato, più sindacalismo di qualità, più sindacalisti formati e motivati, più contrattazione, in un contesto interno e internazionale che la rende tanto problematica quanto necessaria.
Più contrattazione di scopo, condivisa, incentrata sul concetto di sostenibilitàsociale e ambientale.
L’efficacia del Sindacato, di ciascuna organizzazione, deriva dai risultati che riesce a realizzare per migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle persone.
Se queste peggiorano -come sono peggiorate e stanno ulteriormente peggiorando per molti lavoratori dipendenti, qualche buona domanda è necessario farsela, con la ferma volontà di invertire la tendenza, attraverso risposte concrete capaci di incidere tanto sulle cause quanto sugli effetti.
Soprattutto nei confronti delle persone che vivono con redditi medio bassi, ovvero della stragrande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti che generano ricchezza e pagano regolarmente le tasse.


Il problema è più attuale che mai a fronte di un costo della vita insopportabile per tante persone e famiglie; del definanziamento della Sanità pubblica, confermato dal Documento di economia e finanza del governo (Def), rispetto al quale sembra dimenticata la lezione del Coronavirus, sia dal punto di vista della percentuale di Pil destinata al Servizio Sanitario Nazionale, di nuovo al disotto del 7%, sia dal punto di vista del rapporto pubblico-privato che continua a favorire quest’ultimo.
Quante sono le persone che non riescono più a curarsi? Tante.
Questi due temi/problemi bastano e avanzano, ma ce ne sono altri che affaticano la vita di tante persone e famiglie.
Per molto meno in Francia si lotta e si protesta con una continuità impressionante da 4 mesi, cosa che, al di là delle valutazioni di merito sull’età pensionabile, induce a riflettere attorno al rapporto tra le rivendicazioni sindacali, il modo di relazionarsi con i governi che si susseguono, le imprese e le loro associazioni, la contrattazione nazionale di categoria, aziendale e di filiera (cioè inclusiva) e le azioni di lotta necessarie per modificare lo status quo.
È chiaro che il governo fa le sue scelte di politica economica e sociale, che incidono sulla vita delle persone, delle imprese, delle istituzioni preposte alle rispettive funzioni, delle forze politiche di opposizione e anche delle organizzazioni sindacali.
Ma penso sia un errore (ed è diventato un alibi) scaricare i mancati risultati solo sul governo.
Il sindacato ha delle controparti naturali che sono le imprese e le loro associazioni di categoria, le quali, sebbene anch’esse condizionate dalle decisioni del governo, hanno i loro spazi di manovra e con esso spesso si trovano d’accordo.
Soprattutto rispetto alla flessibilità, al modo di intendere il salario minimo, il fisco e la spesa pubblica, la sanità e la previdenza, non sono neutrali, anzi.
Oggi la vera debolezza del sindacato si manifesta nella contrattazione, che sovente viene confusa “solo” con i rinnovi problematici e talvolta avvilenti dei CCNL di categoria.
Contrattare non è facile per nessuno, soprattutto dove ci sono di mezzo gli appalti.
Ma siamo sicuri che questa debolezza derivi solo dal mancato ascolto della politica e dalle norme colabrodo che hanno incoraggiato il precariato e lo sfruttamento di milioni di persone nel nome della flessibilità?
Da cosa si desume che abbiamo contrastato e contrastiamo adeguatamente, la massiccia presenza di lavoro chiaramente anticostituzionale che inquina il sistema economico e produttivo del nostro Paese?
Siamo sicuri di avere le idee chiare sulla contrattazione (inclusiva), nel rapporto con le grandi imprese e le istituzioni che si avvalgono del lavoro e dei servizi di altre imprese e lavoratori a costi e condizioni non sempre trasparenti?
Il Sindacato, la propria organizzazione, si aiuta facendo emergere le sue fragilità con l’intenzione di curarle e trasformarle in punti di relativa forza e resistenza.
Non si aiuta affermando con sicumera che “noi siamo i migliori”.
Migliori rispetto a che cosa?
Quali sono i risultati (per i lavoratori) a supporto di una simile “convinzione”?
Non basta dichiararsi contro un certo codice degli appalti che tramite i subappalti incondizionati produce sfruttamento e lavoro povero legalizzato, chiaramente incostituzionale.
Occorre contestarlo con determinazione nei settori di rispettiva competenza, oppure le nostre saranno sempre battaglie di bandiera che non giungono a compimento, ascrivibili a quel tipo di realismo e di riformismo generico e indistinto del “così van le cose”, con “qualcuno” sempre pronto e disponibile a firmare di tutto.
Magari sulla base di un vecchio (e per me non condivisibile) slogan secondo il quale “un accordo con chi ci sta è sempre meglio di un non accordo”.
Per adesso mi fermo.
Ma è materia che merita di essere approfondita, ne riparleremo, animati solo dal bene che noi tutti vogliamo al Sindacato, alla nostra organizzazione.
E passo con relativa serenità alla situazione interna, solo per accenni, con misurata “serenità”.
A Stefano Franzoni ho fatto e rinnovo i migliori e amichevoli auguri di buon lavoro come commissario della UILTuCS Lombardia.
Auguri che prescindono dagli sviluppi giudiziari e/o extragiudiziari che avrà questa penosa vicenda che ha prodotto danni e anche drammi umani inimmaginabili.
E prescindono anche dalla (a mio parere) problematica ristrutturazione in atto che implica un modello organizzativo più povero di servizi erogati direttamente dalla categoria, sulla base della supposta relazione tra questa scelta e il rafforzamento dell’azione sindacale, della contrattazione in particolare.
Magari fosse vero questo automatismo.
Personalmente ne dubito e penso che la UIL in generale, nel rispetto delle diverse specificità, territoriali e di categoria, abbia bisogno di rafforzare sia la contrattazione che i servizi, attraverso la relazione virtuosa tra l’una e gli altri.
Il modello organizzativo unico calato e imposto dall’alto a mio parere non regge più, quanto meno nell’ottica di una organizzazione che crede nel suo sviluppo, a partire dalla consapevolezza delle sue fragilità strutturali.
Una cosa è certa, dal confronto di idee, di esperienze e di risultati, viene fuori il meglio.
Da altre logiche non so.
Alla UILTuCS e a tutte le persone che ci lavorano auguro il meglio.
La buona longevità di pensiero e di analisi che la vita mi ha regalato è a disposizione di tutti e dell’idea di Sindacato dei lavoratori che fa parte di me.
È una idea fondata sulla libertà che libera e rispetta nel vero senso delle parole che contano.
Il 25 Aprile si avvicina.
Cerchiamo di riflettere e capire meglio da cosa ci siamo liberaticosa vale la pena difenderea cosa è doveroso resistere.

G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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