La condanna per omicidio colposo di un Rappresentante dei Lavoratori per la sicurezza impone al sindacato e,in generale, alle parti sociali una profonda riflessione su come trasformare questa sentenza in una opportunità per contrastare la “solitudine degli RLS” e migliorare lo “stato di salute” della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Dietro questa sentenza, non dobbiamo dimenticare, c’è comunque la morte di un lavoratore che si sarebbe potuta evitare, e a cui diverse concause hanno contribuito.
Il fatto che il RLS in questione fosse anche componente del consiglio di amministrazione della società, come è emerso a seguito di approfondimenti sul caso, non può e non deve distogliere l’attenzione dalla necessità di attivarsi per una maggior vicinanza ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, proprio per evitare che questi casi diventino elemento di dissuasione a ricoprire il ruolo da parte dei lavoratori.
Puntare sulla cultura della sicurezza è più difficile ma più efficiente delle soluzioni giustizialiste: un percorso possibile solo attraverso un rinnovato patto tra Sindacati, Imprese e Istituzioni.
Leggi l’articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano on line.

Michele Tamburrelli

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