Da un governo in perenne campagna elettorale non ci si può aspettare il respiro nazionale e internazionale di cui ha bisogno l’Italia per rimanere agganciata alla parte migliore e unitaria della sua storia. Quella parte che ha generato il solenne ripudio della guerra, nient’affatto traducibile in acritico pacifismo che lascia fare agli aggressori e abbandona i Paesi aggrediti al proprio destino.

Stare “attivamente” con l’Ucraina è una scelta di campo non tattico opportunistica alla Salvini-Meloni, bensì intimamente connessa con il nostro essere antifascisti e per la libertà concepita come diritto umano, contro chi la minaccia, anche all’interno dell’Unione europea e dei Paesi che ne fanno parte, Italia compresa.

Hanno attaccato sfrontatamente il Presidente Mattarella sulla “sovranità dell’Unione europea”, come se questa non fosse coerente con l’art.11 della Costituzione. Poi hanno fatto finta di chiarire, confermando nella sostanza l’antieuropeismo incentrato sul rilancio dei nazionalismi e sulla cosiddetta democrazia illiberale, che corrisponde al fascismo del nostro tempo. La caratteristica dei nazionalismi -che oggi si definiscono sovranismi per impedire all’Europa di evolvere verso l’unità politica-è sempre stata quella di individuare nemici all’esterno per avere mani libere all’interno e governare col pugno di ferro opprimendo le minoranze e i dissidenti della Russia Di Putin in un modo, Ungheria di Orban in un altro, lo dimostrano. Chi vuole il bene dell’Italia e dei suoi cittadini non si mette contro i trattati sovranazionali che la proteggono. Poi, naturalmente, ci sono i problemi concreti.

Lo spartiacque decisivo è quello dei diritti personali sociali e civili delle persone, a cominciare da un lavoro che permetta di vivere dignitosamente, non surrogabile da una occupazione qualsiasi con retribuzione misera che non lo permette.  Oggi il nostro è un Paese che galleggia su un livello di ricchezza materiale che produce sia benessere che malessere, per diverse ragioni, ma in primo luogo a causa della sua iniqua distribuzione e ridistribuzione tramite il lavoro e il fisco. Se non si corregge questo modello di sviluppo non si genera riequilibrio e coesione sociale, non si risana l’ambiente, si spende più per riparare i disastri che per prevenirli. Il Sindacato può e deve svolgere un ruolo importante sia nei confronti dei governi che delle sue dirette controparti, nella contrattazione nazionale di categoria e aziendale.

Dialogo, confronto e conflitto sono coessenziali, a seconda dei momenti e della disponibilità o indisponibilità degli interlocutori. Agire di conseguenza nei confronti di chi chiude in faccia la porta al Sindacato, è un atto di responsabilità coerente con la natura della rappresentanza sindacale e sociale dei lavoratori. Di report in report trimestrale sui consumi, l’inflazione e i salari, emerge la conferma che il potere d’acquisto degli stipendi è in costante riduzione, causa ed effetto di nuova e più acuta povertà.  L’Europa non c’entra o c’entra perfino al contrario di come Salvini e Meloni la raccontano.

Come quando rifiutano la direttiva sul salario minimo con argomenti capziosi che giustificano e incoraggiano il “lavoro povero”.  O come nel caso recentissimo della astensione determinante del governo italiano che ha fatto saltare la Direttiva europea sulla responsabilità delle imprese nella violazione dei diritti dei lavoratori, dell’ambiente e dei diritti umani. Il quale governo non trova i soldi per la sanità ma ne butta via tanti solo per deportare migranti in Albania, anziché usarli proficuamente come sostengono anche i vescovi italiani.

Che dire? In primo luogo un bel grazie al radicale Riccardo Magi che ha avuto il coraggio e la forza di mettere in evidenza e contestare il razzismo di Meloni. Un razzismo becero e mortificante di cui c’è solo da vergognarsi.  Si potrebbe fare un lungo elenco sull’utilizzo spregiudicato del denaro pubblico da parte di un governo che risparmia sui poveri ed è sempre pronto ad elargire sgravi e contributi con logica discriminatoria. L’ultima sparata irresponsabile riguarda la proposta della Lega che promette 7 anni di contributi a spese dello Stato, in favore di 500 mila militari e poliziotti che andrebbero in pensione a 60 anziché 67 anni.

Cosa dovrebbero dire le lavoratrici e i lavoratori ai quali si nega il lavoro usurante a fini pensionistici e il minimo vitale per vivere? Presto sapremo, alla luce dei risultati elettorali, che tipo di Europa politica si delinea per i prossimi anni, come si posizioneranno le forze politiche all’interno del neo eletto Parlamento europeo e con chi starà il governo italiano.

La speranza non muore mai, allo stato dobbiamo constatare che Lega e Fratelli d’Italia coltivano alleanze che vanno contro l’interesse dell’Italia e i diritti dei suoi cittadini. Su questo non ci sono dubbi. L’ha capito, così sembra, perfino Forza Italia.  L’estrema destra, i fascisti e i nazisti di ieri e di oggi sono l’opposto della parte migliore della nostra storia. Quella di cui hanno bisogno sia l’Italia che l’Europa per costruire un futuro di pace lavoro e benessere.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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