I diritti e i doveri in equilibrio sono il fondamento della convivenza e della democrazia. La premessa dell’inclusione e della coesione sociale.
Le persone senza diritti sono numeri, oggetti, ingranaggi produttivi di un’economia che perde di vista il benessere collettivo e assolutizza il profitto.
Il malessere, le ingiustizie e le discriminazioni nascono dallo squilibrio tra gli uni e gli altri.
Non avere diritti o non poterli esercitare significa essere soli, come ben sanno i lavoratori e le lavoratrici quando si trovano senza adeguate tutele di fronte a certi datori di lavoro che assumono solo a “determinate condizioni”.
Qualunque governo di qualunque colore dovrebbe porsi questo problema, così evidente in Italia, ma così non è per il governo in carica che svuota diritti e accentua squilibri.
Difficile essere ottimisti.
Eppur tuttavia, nello scenario internazionale e in quello nazionale in ulteriore peggioramento, pure al netto di quanto il governo nasconde, la speranza che qualcosa possa cambiare, a mio parere è fondata.
Comunque vale la pena ed è doveroso crederci.
Il valore inestimabile della democrazia risiede nei diritti dei cittadini e nei corrispondenti doveri delle istituzioni di rispettarli e farli rispettare.
Ne consegue che per valutare senza pregiudizi l’operato del governo Meloni occorre rispondere alla seguente domanda: sta rafforzando o indebolendo i diritti personali, sociali e civili dei cittadini?
Altro che pre-giudizi.
Parlano gli stipendi e le pensioni, il costo della vita, sanità e scuola, salute e sicurezza nel lavoro, diritti politici e civili, sostegno alle persone e famiglie bisognose, qualità dei servizi pubblici in generale.
È peggiorata e continua a peggiorare la vita delle lavoratrici e dei lavoratori, dei pensionati e dei cittadini, ad eccezione delle “categorie protette” dal governo alle quali si permette dolcemente di evadere pure le tasse, a danno diretto di chi le paga regolarmente.
Che dire di certi diritti di genere e di ultima istanza, di straordinaria importanza storica e culturale, sui quali ciascuno è libero di giudicare e agire, ma non di imporre il proprio punto di vista a tutti?
Nessuno può negare, a tal proposito, che al G7 di Borgo Egnazia Giorgia Meloni è stata incapace di tutelare il diritto delle donne all’aborto sicuro e legale.
Lo ha fatto in rappresentanza dei governi e delle forze politiche europee che fanno muro sui diritti femminili e dell’”umanità arcobaleno”, in continuità con idee e culture oppressive d’altri tempi che mal si conciliano con le società aperte, democratiche e pluraliste.
Una grande occasione persa sotto gli occhi del mondo, da parte di una presidente del consiglio sempre più centrata su sè stessa e sugli interessi politici della parte peggiore dell’Europa che rappresenta una minaccia anche per l’Italia.
Questa è la realtà, da affrontare alla luce dei risultati delle recenti elezioni europee.
Dalle quali emergono segnali indubbiamente preoccupanti, come si temeva, ma anche di risveglio civile che aprono spazi di coinvolgimento e nuova militanza sia a livello politico che sindacale e del volontariato, alla condizione che si promuovano sul campo figure in grado di scaldare i cuori nella sintesi di ragione e passione per il bene comune.
Non esiste modo migliore per incoraggiare la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori a difesa e per lo sviluppo dei loro diritti.
Senza coinvolgimento emotivo e interscambio virtuoso tra generazioni incentrati sulla memoria progettuale che promana dalla nostra Costituzione, è impossibile invertire la tendenza, sia in Italia che in Europa.
Essere con la gente e tra la gente, con proposte concrete ma orientate al futuro, è la scommessa da accettare con l’obiettivo di restituire fiducia e speranza alle persone.
Alle tantissime lavoratrici e tantissimi lavoratori che patiscono il lavoro povero e perennemente instabile, per mera preferenza e vantaggio delle imprese che tradiscono i giovani e le donne in particolare.
Non è vero che non si trovano lavoratori, è vero piuttosto che molti giovani, anche laureati e già formati, rifiutano stipendi miseri e quando possono “se ne vanno”.
La posta in gioco a livello internazionale è la più alta possibile e solo per questa ragione la guerra tra Russia e Ucraina prosegue e si intensifica, con le incognite e le implicazioni che ci riguardano.
Girarsi dall’altra parte è impossibile. Tutti comunque possono/possiamo fare qualcosa.
Il sindacato nel suo insieme e ogni singola organizzazione. Ogni contributo è prezioso.
È importante motivare e coinvolgere.
Non esistono scorciatoie analoghe a quelle usate dagli estremisti per conquistare il potere e gestirlo in modo spregiudicato.
Bisogna avere la capacità di trasformare in forza di cambiamento le ingiustizie palesi che si registrano nel sociale e nel lavoro.
Il nostro Paese è considerato ricco per differenza con la maggioranza degli altri economicamente meno sviluppati, ma è fortemente disuguale e con milioni di poveri, penalizza in modo violento e inaccettabile le persone che stanno nella parte bassa della piramide sociale.
Una parte in continua crescita che si è sentita, e in parte ancora si sente, trascurata dalla politica e dalle stesse confederazioni sindacali che paradossalmente si dividono laddove più naturale dovrebbe essere agire unitariamente in funzione degli obiettivi comuni.
Oggi il parametro fondamentale che fa da spartiacque tra progresso e regresso è rappresentato dai diritti politici, sociali e civili, che in democrazia nessun potere può arbitrariamente conculcare.
Solo con diritti esigibili ed usufruibili nella vita quotidiana siamo cittadini e lavoratori liberi.
Solo assolvendo i doveri previsti dalla Costituzione e dettati dalla ragione si garantiscono libertà uguaglianza giustizia a tutti e a tutti i livelli.
Vale per le persone, vale per le imprese e le istituzioni.
Lottare per difenderli ed estenderli è un dovere che proviene dal passato e si proietta nel futuro.
Essi sono il vero motore della storia che ha creato il concetto morale di umanità presente in ciascuna persona che ne ha bisogno per vivere in pace e armonia con tutte le altre.
Negare diritti significa negare umanità.
G.G.
