" Gabinio.Torino-Monumento Saluto Romano Di Michele Guerrisi, Parco Del Valentino, Vista Frontale Ravvicinata 028B4 " di Mario Gabinio è distribuito con licenza CC BY 3.0 .

Emerge sempre più chiaramente che siamo di fronte a un governo politicamente distante dai problemi delle persone e delle famiglie.
Di quelle in difficoltà in modo particolare.
Un governo che, con le manovre e le velleità personali della Presidente del Consiglio, ci ha messo in difficoltà e in minoranza in Europa, in compagnia dei peggiori.
Non su questioni teoriche ma sui diritti sociali e civili che rappresentano l’anima della democrazia.
In Europa nessuno ce l’ha con l’Italia, semmai considerano impresentabile il suo governo e poco credibile chi lo rappresenta.
Meloni la butta sempre sul piano personale, parla di inesistenti problemi di metodo per aggirare il merito, confonde la rappresentanza istituzionale del Paese con il suo ruolo politico partitico.
L’Italia (non lei) paga il prezzo di una umiliante emarginazione come Paese che non garantisce i diritti della persona e delle persone, disposto ad allearsi con forze politiche e governi dichiaratamente illiberali che non credono all’Europa e, nella sostanza, rilanciano i nazionalismi che azzerano la memoria delle tragedie da essi prodotte.
Il nostro paese non si identifica con le forze politiche che picconano l’Unione e non corrisponde ai partiti che si spartiscono il potere senza tenere in debita considerazione i problemi dei lavoratori e che, anzi, “competono” tra loro per assecondare le imprese e gli imprenditori che li vogliono senza diritti per meglio gestirli e brutalmente sfruttarli quando sentono “aria di impunità”.
Come nel caso delle persone che colpevolmente muoiono di lavoro, si infortunano gravemente, si ammalano in quantità crescente, come ampiamente certificato anche dagli ultimi dati Inail.
Altro che Responsabilità Sociale d’Impresa.
È un certo modo di concepire il lavoro e l’impresa, che produce “una strage silenziosa” e spesso “impunita” di cui riferisce uno studio accurato e comparativo della UIL, il quale mette in evidenza che “il lavoro uccide più della mafia”.
Una situazione alla quale si risponde con sconfortante ipocrisia, degna dell’Italia peggiore, che il governo non vuole disturbare quanto piuttosto proteggere.
Come fa in tutte le occasioni in cui il Paese si trova di fronte a problemi che richiedono risposte appropriate.
Le accuse rivolte ai giornalisti che fanno il loro mestiere, anziché prendere atto di ciò che documentano, come è successo nei confronti dell’inchiesta che ha rivelato il marcio esistente all’interno dell’Organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, sono sconcertanti.
Meloni ha tirato in ballo in maniera scomposta perfino il Presidente della Repubblica, demonizzando il giornalismo d’inchiesta che in democrazia è sempre esistito è fa la differenza rispetto ai regimi, non viceversa.
Siamo ridotti male e rischiamo il peggio. Di questo bisogna essere consapevoli.
I fatti sono inequivocabili.
Le parole cariche di odio e grave pregiudizio verso quanti sono considerati nemici, pronunciate dalla futura classe dirigente del precitato partito e potenzialmente anche del Paese e di governo, richiedono risposte inequivocabili, non caciara e disonestà intellettuale.
L’Italia ha bisogno di essere rappresentata “con disciplina ed onore” come prescrive l’art. 54 della Costituzione sulla quale tutti i componenti del governo hanno giurato.
Quanto sono credibili gli smaliziati (e cattivi) maestri dei giovani e meno giovani fascisti accasati in Fratelli d’Italia che, solo dopo le rivelazioni del giornale on-line Fanpage, condannano le manifestazioni genuine del loro pensiero, senza mai trarne le conseguenze, come se fossero manifestazioni goliardiche?
Certo, sempre meglio di niente.
Ma si tratta di mele marce o il contenuto di quelle parole e dei cori fascisti e insulti antisemiti -con l’aggiunta di affermazioni su come fregare soldi allo Stato, cioè alla collettività, attraverso un fittizio “servizio civile”-, è del tutto compatibile con il contenitore?
Impossibile non considerare che sono stati promossi e orchestrati dai responsabili del loro movimento giovanile e generati dalla sua classe dirigente.
Inevitabile chiedersi: che rapporto c’è tra l’inchiesta di Fanpage sulla gioventù fascista e razzista tranquillamente accasata in Fratelli d’Italia e il linguaggio politico di Giorgia Meloni?
Le parole sono già fatti, che ne anticipano altri. Sono già programmi e intenzioni.
Lo vediamo con i migranti e gli immigrati.
Lo tocchiamo con mano sui gravi problemi esistenti nel mondo del lavoro che si lasciano marcire e aggravare per non disturbare imprese e imprenditori che sfruttano letteralmente i lavoratori.
Lo vediamo nelle carceri e nei cosiddetti centri per il rimpatrio dove aumentano disperazione e suicidi.
Lo vediamo nella ostinazione con la quale si rifiutano diritti civili di ultima istanza che guarda caso l’Europa considera fondamentali e l’estremismo rifiuta.
Sui quali perfino Marina Berlusconi ha preso le distanze dalla politica oscurantista del governo, benché le dia copertura attraverso l’utile….. servitore, Tajani.
In Europa lo hanno capito, in Italia emerge sempre più chiaramente.
Lei è figlia di quella matrice politica che oggi si tenta di attribuire a poche “mele marce”.
Di volta in volta drammatizza o minimizza secondo la convenienza del momento, senza mai trovare il coraggio di fare la scelta giusta nell’interesse presente e futuro dell’Italia.
Quando uno storico, non certo ostile nei suoi confronti, come Ernesto Galli Della Loggia, afferma che “per evolvere a leader, Meloni si liberi di settarismo e idioti fascisti”, non sta dicendo altro che il problema esiste e che a pagarne le conseguenze è il Paese intero.
Attenzione, il problema non riguarda solo i simboli, i gesti e le squallide affermazioni razziste o politicamente equivalenti nei confronti degli avversari politici.
È anche (e materialmente soprattutto) quello “tranquillamente” praticato nei confronti dei lavoratori, come si evince dalle sconcertanti dichiarazioni in Parlamento della stessa Meloni, quando afferma che quella del bracciante agricolo Satnam Singh è stata “una morte orribile e disumana, conseguenza dell’atteggiamento schifoso del suo datore di lavoro e dell’Italia peggiore” che rappresenta.
Che ce ne facciamo di queste parole di circostanza senza seguito, o con un seguito già scritto che equivale alla copertura politica delle imprese e degli imprenditori (e sono tante/i) che sfruttano i lavoratori allo stesso modo?
A proposito di “quel” datore di lavoro, torno sull’argomento confortato da un lettore di Repubblica che scrive a un giornalista serio come Francesco Merlo, il quale risponde come segue.
Caro Merlo, qualcuno mi può spiegare perché il “signor” Lovato non è in carcere?
Marco Rosi — Firenze
“Odio il carcere (il grassetto è mio) facile, ma non riesco a credere che la legge italiana non preveda la prigione per fatti così raccapriccianti, commessi da un datore di lavoro brutale e razzista che potrebbe commetterne ancora.
E non ci sarebbe bisogno di forzare i codici. Bastano l’omicidio colposo aggravato e l’abbandono di una persona in fin di vita”.
Cosa fa il governo?
Sta arrivando il caldo soffocante.
Tante lavoratrici e lavoratori, di alcuni settori in particolare, sono a rischio.
Tavoli e riunioni inconcludenti.
Ci siamo dimenticati della bracciante agricola Paola Clemente, morta di caldo in Puglia durante il lavoro e di quanti sono andati incontro alla stessa sorte?
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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