In premessa segnalo il “baratro morale” dei 53 suicidi in carcere dall’inizio dell’anno di cui parla Mattia Feltri nel suo editoriale sull’Huffingtonpost di sabato 6 luglio, in cui afferma che “il carcere è diventato una costruzione criminale di Stato legalizzata dalla nostra indifferenza”.
Se è vero che segnala il grado di civiltà di un Paese, vuol dire che siamo messi davvero male, con il peggiore ministro della giustizia di sempre che aggrava ulteriormente la situazione.
Chi può non si renda corresponsabile di questo degrado.
Chi può faccia qualcosa per umanizzare le carceri.
Ciò soffertamente premesso, dalla Gran Bretagna e perfino dall’Iran arrivano segnali forti di speranza per una politica al servizio delle persone, alternativa a quella di potere per il potere, che si allontana dalla via maestra della democrazia sostanziale.
Staremo a vedere come evolve la situazione in Francia.
Gli inglesi hanno capito, a loro spese, che la brexit è stata un disastro; in Italia bisogna evitare che l’autonomia differenziata produca un risultato analogo a danno dei cittadini e delle persone/famiglie più fragili in particolare.
Impedire e riparare guasti sociali è possibile solo mediante l’esercizio quotidiano della democrazia.
In extremis c’è/ci sono il/i Referendum.
Classica situazione in cui occorre fare una scelta di campo.
Per mera logica di contrapposizione, o a ragion veduta. Di qua o di là, pro o contro.
Questo non significa portare il cervello all’ammasso, anzi l’esatto contrario, attraverso l’informazione e il voto consapevole.
La responsabilità del conflitto ricade su chi lo genera, non su chi lo subisce e ha il diritto di difendersi.
Nel contesto italiano sul governo Meloni, che fa “opposizione all’opposizione”, svalorizza le organizzazioni sindacali non appiattite, progetta riforme pericolose con metodi e finalità che costringono il Presidente Mattarella a fare continue precisazioni sul dovere di governare democraticamente.
Parecchi politici, anche con importanti incarichi ministeriali, hanno le idee confuse sul fatto che vincere le elezioni non consenta di comandare a dispetto delle regole, dei vincoli e dei limiti previsti.
Il pasticcio tripartito, che chiamano “programma di governo”, unitamente alle manovre spregiudicate di Salvini e Meloni, in Italia e in Europa, anche con estremisti neri e dichiaratamente razzisti, fanno male al Paese.
Come lo fa anche l’opportunista Tajani sull’autonomia differenziata, il quale pensa di cavarsela con la proposta di istituire un “Osservatorio permanente per valutare se ci sono delle distorsioni”.
Chi pensa di prendere in giro? Lui e la Presidente del Consiglio si porteranno per sempre la vergogna di averla approvata in fretta e furia per fare un favore alla Lega in cambio di altri favori, in una logica di potere che nulla ha a che vedere con i problemi vitali -lavoro, sanità e scuola, servizi pubblici, salute e sicurezza, disagio ed emarginazione sociale, giovani e anziani, donne e diritti civili- delle cittadine e dei cittadini italiani.
Non c’è tempo da perdere.
Perciò intanto andiamo a firmare per chiedere il Referendum contro l’autonomia differenziata.
Ovvero, per l’uguaglianza dei cittadini attraverso i diritti e i servizi pubblici essenziali, come prevede la Costituzione che il governo vuole cambiare anziché attuare.
CGIL e UIL hanno preso posizione, consapevoli della posta in gioco per la stragrande maggioranza dei cittadini italiani che vivono di stipendio pensione e servizi pubblici essenziali, riducendo i quali la loro vita personale e famigliare peggiorerebbe.
Non stiamo parlando di cose teoriche, ma di un peggioramento in atto che la legge n.86 del 26 giugno 2024 (autonomia differenziata) aggraverebbe ulteriormente a danno di quanti percepiscono redditi medio bassi e dei poveri che in Italia sono tantissimi.
Lo schieramento che si oppone al progetto di smembrare l’Italia -senza peraltro creare un reale decentramento, che in ultima analisi dovrebbe riguarda gli enti locali e le città metropolitane-, è ampio, eppur tuttavia dolorosamente incompleto.
Che fine ha fatto la CISL di Luigi Sbarra?
Opporsi al progetto di riscrivere la storia della nostra Repubblica attraverso lo snaturamento della Costituzione è di fondamentale importanza per il presente e il futuro dell’Italia.
Forse si capirà meglio quando Sbarra lascerà la segreteria generale della sua confederazione e confluirà chissà dove, con chi e con quale incarico.
La sua (a mio parere sconcertante) vicinanza al governo Meloni è inequivocabile, nonostante sia un uomo del sud al quale questa folle autonomia differenziata fa particolarmente male, fermo restando che non fa bene a nessuno ma solo ai gruppi dirigenti della Lega che l’hanno fatta diventare la loro bandiera, al posto di quella italiana.
Non siamo messi bene nemmeno dal punto di vista del lavoro e dei lavoratori rispetto ai quali il governo in carica ha peggiorato la situazione.
Tanti faticano nel vero senso della parola. Tantissimi non se la passano bene.
Troppe imprese e imprenditori non rispettano i loro diritti basilari, perché respirano aria di impunità e ne approfittano.
Essa deriva della mancata volontà del governo di intervenire energicamente per debellare la filiera del precariato che al culmine della sua gravità si tramuta in autentico sfruttamento e anche in semi-schiavitù nei casi più gravi che non riguardano solo i braccianti agricoli.
Perfino l’arresto del datore di lavoro di Satnam Singh, Antonello Lovato, è avvenuto con imperdonabile ritardo, come senza seguito coerente rimangono molti infortuni mortali sul lavoro, chiaramente colposi e dolosi.
Perché?
La democrazia o è sostanziale nella vita reale delle persone, o non è.
Essa dev’essere strettamente connessa al cibo, alla casa e al lavoro, alla sanità e all’istruzione, ai diritti civili.
Questa è la patria del XXI secolo, i veri patrioti sono coloro che ci credono e la difendono dagli attacchi interni ed esterni.
Non i fascisti e i razzisti che imbrogliano le carte in tavolo e parlano di tutto tranne che dei diritti delle persone, delle lavoratrici e dei lavoratori in particolare.
G.G.
