Lo “sciopero” degli ombrelloni ha messo in evidenza che il governo non sa come risolvere il problema delle concessioni balneari dopo averlo cavalcato e aver fatto promesse impossibili da mantenere.
E dopo aver imbrogliato le carte in tavola nei rapporti istituzionali con Bruxelles, pur di assecondare le richieste inaccettabili dei dei concessionari, in primo luogo dai cittadini italiani che fino a prova contraria sono i proprietari collettivi delle spiagge demaniali.
I politici che le sparano grosse pur di raccogliere consenso rappresentano una piaga non facile da curare, la politica è peggiorata anche perché si è abbassato il livello culturale dei suoi protagonisti.
Non è rinnovamento, ma regresso.
Penso al Presidente Mattarella per esprimere la profonda convinzione che, con i suoi 83 anni suonati, egli, nell’attuale scenario politico istituzionale italiano, sia il più giovane di tutti, non il più vecchio.
Per i contenuti/valori che esprime e per come ci rappresenta nel mondo.
Che altro è la (buona) politica se non questo?
Che il Padreterno ce lo conservi in salute per tutta la durata del suo mandato.
Non c’è nulla di nazionale nè di patriottico nella fobia della contrapposizione promossa dal governo Meloni, che esalta a dismisura lo scontro politico e fa perdere di vista (volutamente) il dovere di governare nel rispetto delle regole comuni.
Una condizione che implica il dovere di garantire i diritti dei cittadini.
Non in astratto, ma nel lavoro e per il lavoro dignitoso, in economia e nella società, a scuola, nella sanità, nelle carceri e in ogni dove essi abbiano bisogno che le istituzioni li garantiscano e facciano rispettare.
Al di là di quello che ci raccontano, ci troviamo difronte a un’Italia che complessivamente fatica e peggiora, come attestano la povertà assoluta e da stipendi che non permettono di vivere, la preoccupante povertà educativa di molti giovani e giovanissimi, le insopportabili liste d’attesa che premiano senza merito la sanità privata, il grave problema delle carceri con record di suicidi di detenuti e anche guardie carcerarie, in buona parte ascrivibile a ciò che il governo è tenuto a fare ma non fa.
Anzi, dice di voler costruire nuove carceri, chissà quando, chissà dove, come se si trattasse di una pratica burocratica che si può decidere di rinviare.
Governano come se avessero giurato di non rispettare la Costituzione.
Questa è la sconcertante realtà che fa meglio comprendere il perché Giorgia Meloni non è e non si dichiara antifascista.
E che cos’è un Paese con una Costituzione antifascista, una Presidente del Consiglio che non si dichiara tale e un Presidente della repubblica che invece lo è a tutti gli effetti?
Risponderà la storia nei prossimi anni.
Intanto siamo dentro questa delicata contraddizione, nella quale tutte le persone e le organizzazioni sono chiamate a dire la propria e fare qualcosa, per non tornare indietro.
Governare senza rispettare la lettera e lo spirito della Costituzione, rimettendo in discussione diritti faticosamente conquistati in oltre mezzo secolo di lotte sindacali e sviluppo di vita democratica, è qualcosa di insopportabile che bisogna respingere.
Guai ad assuefarci e considerare normale questa situazione.
Milioni di cittadini non usufruiscono del diritto al lavoro dignitoso, per irresponsabile “silenzio assenso” della parte peggiore della politica.
Che cos’è la libertà se non, in primo luogo, emancipazione dal bisogno e dalla sottomissione?
In occasione del 68° anniversario della strage nella miniera belga di Marcinelle (con 262 morti, di cui 136 minatori italiani) il Presidente della Repubblica Mattarella ha “ricordato” che il rispetto della dignità dei lavoratori è un obiettivo non ancora del tutto realizzato”.
Il perché risiede nelle pratiche imprenditoriali per le quali il fine giustifica i mezzi; un approccio che capovolge la morale del lavoro e del rispetto della persona presente nella nostra Costituzione.
Nessun rispetto per i morti sul lavoro, per le misure adottate dalla magistratura contro lo sfruttamento, il caporalato e le frodi fiscali, che, quanto meno, richiederebbero una revisione normativa in grado di rafforzare la prevenzione.
Invece la Ministra del Lavoro Calderone continua a comportarsi come consulente delle imprese e protettrice anche delle loro malefatte.
Adesso s’è inventata perfino l’ispezione preannunciata con 10 giorni di anticipo.
Una presa in giro che offende il buonsenso e merita solo la ribellione civile degli ispettori del lavoro, unitamente alla vivace protesta delle organizzazioni sindacali.
Due pesi e due misure su tutte le cose importanti.
Il carcere facile e spesso in condizioni doppiamente penose per i cittadini comuni e per i giovani in particolare, a fronte della depenalizzazione di reati commessi da politici e cosiddetti colletti bianchi, corruzione compresa.
Una vergogna senza pari.
A quale senso del dovere si riferisce il Ministro dell’istruzione Valditara, quando, nelle “sue” linee guida per l’educazione civica nella scuola, parla di “cultura del rispetto verso ogni persona” e verso la comunità?
Proprio lui che gira con il distintivo della Lega attaccato alla giacca,come mai dovrebbe fare un rappresentante delle istituzioni.
Parla di educazione civica senza spendere una parola sull’evasione fiscale, la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Parla di impresa senza mai spendere una parola sui diritti dei lavoratori.
Pontificano e legiferano come se la Costituzione non esistesse, col chiaro intendo di riscriverla, stravolgerne lo spirito e la progettualità.
Già una regione, la Puglia, ha deciso di impugnare la legge sull’autonomia differenziata per chiedere alla Consulta di “eliminare tutti gli aspetti incostituzionali”.
La raccolta firme per chiederne l’abrogazione tramite Referendum popolare ha già superato l’obiettivo delle 500mila, con il contributo chiaro e convinto della UIL e della CGIL.
Insomma, c’è tanto lavoro e ci sono tante battaglie da portare avanti, nella distinzione dei ruoli e nella salvaguardia della preziosa autonomia sindacale dai partiti, dal governo e dalle controparti, che non significa equidistanza e indifferenza.
Questo modo di intendere l’autonomia del sindacato lasciamolo a chi fiancheggia il governo, svilendo il proprio ruolo.
Buon ferragosto a tutti, pur nella consapevolezza che non lo sarà per tantissime persone e famiglie che soffrono e non ce la fanno o magari in questo periodo lavorano “sudano” e sgobbano più del solito, come le lavoratrici e i lavoratori del commercio del turismo e dei servizi che non si fermano mai, alle quali e ai quali va il nostro sentito grazie.
G.G.
