La libertà non ci è stata regalata.
Lottare per difenderla o per ri-conquistarla è di fondamentale importanza, così come averne memoria e farne buon uso, a partire dall’educazione e dalla formazione ai diritti e ai doveri di cittadinanza, di tutti e di ciascuno.
Per sviluppare la democrazia sostanziale e sancire la sua incompatibilità con il liberismo economico che svalorizza il lavoro umano.
Non siamo nel campo delle teorie, siamo nell’attualità italiana che ci mette di fronte, tra l’altro, al tentativo di limitare autoritariamente il diritto, costituzionalmente garantito, di manifestare e protestare pubblicamente.
Bisogna reagire con intelligenza, unificando azione e formazione sindacale soprattutto nei confronti dei giovani e delle persone che stentano a comprendere da dove vengano la libertà e la democrazia e che i diritti di cui godiamo vivono e si sviluppano solo se li esercitiamo concretamente nei contesti in cui operiamo, altrimenti deperiscono.
Come purtroppo si è verificato in una parte del mondo del lavoro, che però ha inquinato l’intero sistema produttivo.
Fecondare la memoria nel secolo dell’intelligenza artificiale e del suo ambivalente utilizzo, riscontrabile anche nelle guerre che tengono il mondo con il fiato sospeso, è opera tanto difficile quanto necessaria e meritoria.
Essa non consiste solo nel ricordare e commentare l’immensa tragedia del 900 culminata nello sterminio pianificato degli ebrei, zingari e omosessuali, ma, in primo luogo, nel comprendere come ci si è arrivati, anche attraverso l’indifferenza e l’assuefazione.
È facile dire che oggi la situazione non presenta rischi comparabili con “il male assoluto” del secolo scorso, ma il male, i drammi e le tragedie derivanti dalla logica amico – nemico sono tornate di attualità.
Opprimere o abbandonare al proprio destino una parte di umanità, non rientra nel canone morale della nostra civiltà.
Delle due l’una: o la ragione della forza, o la forza della ragione.
O diritti umani, o regimi e dittature.
Grande è il bisogno, oggi, non domani, di orientamento, educazione e formazione a tutti i livelli, anche sindacale, di fronte al tentativo in atto di riscrivere la storia partendo dalla scuola, utilizzando le istituzioni, come stanno facendo chiaramente diversi ministri.
Oggi i processi di cambiamento sono veloci. Occorre creare coinvolgimento anche emotivo attorno alla difesa della democrazia e della libertà, inaridendo le quali il sindacalismo confederale autentico non può esercitare compiutamente la sua funzione.
Far vivere la memoria significa generare futuro all’altezza della nostra Costituzione.
Essa ci dice da dove vengono i diritti di cui godiamo.
Essa ci aiuta a capire il rischio di precipitare nuovamente nelle stesse dinamiche politiche e psicosociali che oggi teorizzano la democrazia illiberale.
Essa ci indica il sentiero da seguire per non deragliare.
Nel vortice dei problemi e dei cambiamenti epocali che possono travolgerci o anche rigenerare, a seconda di come li affrontiamo, a tutti i livelli, l’orientamento, la formazione e la reattività sono di fondamentale importanza.
A partire dalla consapevolezza che il termine epocale è reale e richiede una visione d’insieme che includa anche l’appartenenza all’Unione europea, che corrisponde al rafforzamento della sicurezza e dei diritti dei cittadini.
Ciò è incompatibile con forze politiche, governi, misure e comportamenti che vanno nella direzione di un nazionalismo a dir poco inattuale e pericoloso.
Oggi serve più cooperazione che “fai da te”, in particolare dal punto di vista climatico/energetico/ambientale, delle materie prime e dell’acqua di cui si parla poco e che invece è la risorsa naturale di base più preziosa del presente e del futuro.
L’Italia è a rischio anche da questo punto di vista.
Come chi, fuoriuscendo dal sentiero tracciato dalla Costituzione -che nella sua essenza ripudia la violenza politica ed è anti-autoritaria e contro ogni forma di dittatura-, ne rimette in discussione le conquiste più grandi.
Rischio tanto più elevato, quanto più ci si allontana dalla sua equilibrata e lungimirante progettualità, che non si riscontra in molti politici, rappresentanti delle istituzioni, imprenditori e manager, dirigenti di associazioni e corpi intermedi.
Generare speranza nel futuro, non può e non deve dipendere solo dall’iniziativa privata e dall’economia di mercato, che sono fuori discussione ma non si pongono l’obiettivo della coesione sociale e dello sviluppo sostenibile di cui si deve occupare la politica promuovendo investimenti pubblici mirati e “concertati”.
Le imprese devono assumersi le loro responsabilità nei confronti dei lavoratori dipendenti e della collettività, come la situazione generale richiede.
Il Sindacato deve sviluppare la contrattazione ponendosi l’obiettivo dello sviluppo sostenibile in un’ottica di filiera, in primo luogo con le grandi imprese, monitorando e socializzando gli appalti e i subappalti, alla luce delle ormai note criticità.
Speranza e fiducia vanno coltivate mantenendosi nel sentiero della memoria, sia dal punto di vista culturale che sociale, di cui il lavoro rappresenta il pilastro principale.
Il quale é stato deteriorato dalla cattiva flessibilità che il governo in carica sta ulteriormente peggiorando, ipotizzando la diffusione del “contratto di lavoro a causa mista” (metà dipendente, metà autonomo) che complicherebbe ulteriormente il mercato del lavoro.
Una situazione già deteriorata da tipologie contrattuali che si scelgono a preferenza, cultura d’impresa e manageriale aggressiva sul costo del lavoro, connivenze politiche e istituzionali senza le quali non potrebbero esserci la diffusa illegalità, lo sfruttamento, il lavoro povero e i tanti infortuni spesso mortali.
Una strage continua che la cosiddetta patente a punti in vigore dal primo ottobre (DL 19/2024), per altro valida solo nei cantieri “temporanei o mobili”, non contrasta efficacemente.
Costruire futuro non è facile nel tempo della “dittatura del presente” e della politica di basso  livello che non lo sa e non lo vuole promuovere.
Ma il Sindacato non esiste per fare le cose facili.
La sua strada è sempre stata e sempre sarà in salita.
Scalare montagne è il suo mestiere.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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