È stato rieletto il fascistoide Trump. Con l’aiuto di un miliardario libertino e liberista, nemico dell’Europa e delle sue regole antitrust: questo è Musk. Una minaccia per le imprese italiane, altro che “una risorsa per l’Italia” come è stato definito dalla Presidente del Consiglio Meloni.
Le banche e la Borsa di Wall street hanno festeggiato, l’industria delle armi pure. In compagnia degli americani che lo hanno votato e ora si aspettano di partecipare alla “nuova età dell’oro” promessa.
È realizzabile una America First così prospera nel cuore del capitalismo mondiale? Di un capitalismo finanziario che non vuole saperne di sviluppo compatibile con il risanamento del clima e una distribuzione più sociale della ricchezza prodotta? Allo stato sembra più facile andare su Marte che realizzare un po’ di giustizia sociale negli Stati Uniti.
Da reazionari in politica e liberisti in economia, vogliono gestire gli USA come una azienda e invogliano gli altri Paesi a fare la stessa cosa promuovendo la democrazia illiberale anche attraverso l’economia e gli scambi commerciali. Pensano di dettare la linea al mondo.
Effetto contagio? Il tentativo è già in atto. Dipende da come reagirà l’Europa, tuttora bloccata dalle sue vetuste procedure. Da come interagirà il Governo italiano, sia con la nuova Commissione europea che con la nuova “amministrazione Trump”. Dal ruolo importante del Presidente Mattarella, di fedele custode di una Costituzione che non prevede nè tollera accentramenti di poteri irrispettosi dei diritti delle persone.
Ma anche e soprattutto, per quanto riguarda l’Italia, dalla capacità di analisi autocritica dei partiti progressisti e riformisti, delle organizzazioni sindacali per quanto riguarda la loro distinta e peculiare funzione di rappresentanza dei lavoratori.
Draghi ha ragione quando sostiene che non c’è tempo da perdere, ma non basta parlare di recupero della competitività. Gli investimenti devono essere condizionati e finalizzati al miglioramento della qualità del lavoro e alla modernizzazione dello stato sociale. Il vero cambiamento è questo.
In Italia esistono le condizioni di reale e diffuso malessere per promuovere lotte sindacali mirate sia nei confronti del governo, delle regioni e delle grandi Città metropolitane, sia del sistema imprenditoriale e delle grandi imprese che influenzano e condizionano intere filiere produttive. Ribellarsi alle palesi e pesanti ingiustizie sociali è sacrosanto. Non è facile, ma al “momento” non esistono alternative credibili, se escludiamo la rassegnazione e il tran tran che gli somiglia.
La democrazia si difende e sviluppa esercitando diritti che nessuno ci ha regalato. Chiedendo con determinazione il rispetto di quelli che esistono ma rimangono sulla carta. Riappropriandosi del dettato costituzionale che non parla di libertà imprenditoriale purchessia, ma dice chiaramente che l’attività economica “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.
Ci crediamo ancora? Ci crediamo davvero? L’Italia è carente di volontà politica e di memoria, non è carente di grandi conquiste e norme comunque riconducibili alla sua Costituzione e all’emergente diritto europeo che la conferma e rafforza. O lottiamo seriamente per attuarla, o alla lunga la spunteranno “quelli” che vogliono svuotarla e alla fine cambiarla. Ora con l’aiuto esterno di chi teorizza e pratica la cultura gerarchica del comando e dell’obbedienza.
Con il capitalismo incarnato da Trump e Musk, che se ne frega della crisi climatica e delle ricadute sociali degli investimenti a logica prioritariamente finanziaria, non ci sarà mai lo sviluppo sostenibile di cui il mondo ha bisogno per fronteggiare con la pace e la cooperazione i cambiamenti epocali che ci porteranno verso un futuro migliore o peggiore a seconda di come si orientano. Per l’Italia e l’Europa rappresenta una minaccia. È bene esserne consapevoli.
A cominciare dalla politica dei dazi e relative ritorsioni a catena che possono causare solo ulteriori danni. La situazione ci obbliga a stare attenti, ma tutto bisogna fare tranne che lasciarci distrarre e non affrontare adeguatamente i problemi interni, dei lavoratori e dei pensionati, delle persone che per vivere dignitosamente hanno bisogno di lavoro ragionevolmente stabile e socialmente tutelato. Siamo in una in una situazione difficile che richiede ardore ideale e scientifica razionalità. Ritrovata empatia tra rappresentanti e rappresentati. A questo logica rispondono gli scioperi di categoria e lo Sciopero generale del 29 novembre, piaccia o non piaccia a Meloni e Salvini.
Trump e Musk rappresentano il potere tossico di un capitalismo aggressivo che non si pone l’obiettivo di incrementare il benessere collettivo, di curare le piaghe sociali che invece genera attraverso l’individualismo competitivo sfrenato.
Il fatto che la maggioranza degli americani abbia deciso di premiarli ci obbliga a riflettere, ma non cambia la sostanza del problema: la democrazia è l’esatto opposto della dittatura della maggioranza. Di chi vince le elezioni. Chi viola i diritti delle persone la calpesta, qualunque sia la maggioranza di cui dispone.
Questa è la situazione di fronte alla quale ci troviamo. Parecchio difficile per chi vive di lavoro e ha bisogno di lavorare.
Meglio esserne consapevoli e soprattutto conseguenti in casa nostra, concentrandoci su ciò che è necessario fare per la tutela reale della nostra democrazia, dei diritti dei cittadini. E dei lavoratori costretti a scioperare perché non tutelati adeguatamente da un governo che “gioca” con l’inflazione e la confusione fiscale per avvantaggiarne pochi e colpirne ingiustamente tanti.
G.G.
