Coloro che, da posizioni di potere, remano contro la democrazia. I politici che amano solo la folla plaudente. Che demonizzano il dissenso e invece di governare pretendono di comandare. La più grande potenza militare del pianeta oggi è in mano a un cattivo maestro. Che non ama l’Europa, vuole abolire i vaccini, mettere dazi a suo piacimento, realizzare una inumana (già nel linguaggio) deportazione di massa, che da sola ne qualifica lo spessore umano e “culturale” del personaggio. Vedremo cosa farà. Nessuno può dire di non sapere con chi abbiamo a che fare.
Le tante guerre in corso dimostrano che “Il mondo è in crisi”, come ci ricorda il Presidente Mattarella, e noi ci siamo dentro. È la riprova più evidente che la supposta fine della globalizzazione è solo una pia illusione.
Solo vivendo “scopriremo” che anno sarà il 2025, come si rapporterà l’Europa con l’America di Trump e Musk, come si posizionerà l’Italia e se la nostra Presidente del Consiglio deciderà di ondeggiare per mero opportunismo.
Certo è che la grande politica non ci distoglierà dai problemi e dalle urgenze che inquietano i cittadini e i lavoratori italiani, a cominciare dalla strage continua dei morti sul lavoro, rispetto alla quale il governo non fa quello che sarebbe suo dovere fare, con una ministra che continua ad assecondare le richieste delle imprese e delle associazioni più retrive, anziché assolvere il suo dovere istituzionale di Ministra del Lavoro che, in primo luogo, é quello di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Cosa che non fa da nessun punto di vista.
Checché se ne dica l’emergenza salariale continua ed è destinata ad appesantirsi in conseguenza diretta delle cose che il governo fa -come il collegato lavoro che contiene un peggioramento generalizzato della precarietà e dell’insicurezza-, e di quelle che si ostina a non fare, come il salario minimo e misure idonee in grado di tutelare il potere d’acquisto delle retribuzioni.
Gran parte dei morti e degli infortuni gravissimi riguardano lavoratori dipendenti di imprese appaltatrici e in subappalto.
Questo è il regalo di Natale che il governo fa alle lavoratrici e ai lavoratori italiani, unitamente a una Legge di Bilancio orfana di futuro, che osteggia la partecipazione dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali che realmente li rappresentano. Lavoro e fisco sono diventate questioni democratiche.
La democrazia non è un lusso di cui si può fare a meno senza gravi conseguenze. Non c’è nulla di più importante per noi e per le future generazioni. Difenderla, coltivarla e svilupparla è diritto-dovere che riguarda tutti e in modo particolare le persone che vivono di lavoro e servizi pubblici, le quali non hanno altro scudo protettivo che i diritti personali e sociali, politici e civili, materiali e immateriali. Diritti che vanno in rotta di collisione con il decreto sicurezza. Siamo pericolosamente fuori strada. Tutto si può migliorare, mettere “ordine” e fare chiarezza su rappresentanza e rappresentatività dei lavoratori è necessario, ma è semplicemente ridicolo ordinare al sindacato come si debba comportare e immaginare che si possa scioperare, protestare e manifestare senza dare fastidio e provocare disagi. I cittadini, che perlopiù sono anche lavoratori, si difendono facendo funzionare il paese e i servizi, non limitando il diritto di sciopero e la libertà sindacale.
Non c’è democrazia senza partecipazione consapevole anche all’interno del sindacato dove il contributo anche più modesto è prezioso ai fini della rappresentanza reale dei lavoratori.
I referendum in programma nella primavera del 2025 rappresentano una straordinaria opportunità per rigenerare la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori, di fecondo interscambio generazionale attraverso i problemi della cittadinanza, del lavoro e dell’assetto istituzionale del Paese che accomunano genitori, figli e nipoti.
La democrazia ha bisogno di partecipazione, la partecipazione produce democrazia, diritti e doveri in equilibrio, regole condivise, sana gestione dei conflitti.
Non è semplice conteggio dei voti per stabilire chi comanda, anzi, essa esclude che ciò possa verificarsi, anche e soprattutto in economia e nel lavoro, dove i diritti della parte più debole devono essere ragionevolmente tutelati.
La democrazia è la costruzione in continuo divenire più grande e faticosa generata dalla storia,
a sua volta generatrice di autentico progresso umano e sociale che mette al centro le persone e niente sopra di esse. La nostra Costituzione, il moderno stato di diritto, come lo si concepisce in Europa, ha questa genesi che al contempo è scopo. Che i poteri distinti e bilanciati mettono al riparo dalla prepotenza economica e politica che pretende di dettare le sue leggi, adattando le istituzioni ai suoi interessi.
Coloro che la svuotano e la sviliscono dall’interno, da posizioni di governo, con parole metodi e misure regressive, nonché tendenzialmente reazionarie, in buona sostanza la rimettono in discussione.
Questi, in buona sostanza, sono i cattivi maestri del nostro tempo.
Che vogliono comandare e non governare nel rispetto delle regole e dell’etica pubblica. In Italia, anche in seno al governo, sono i politici che, anziché educare al senso del dovere verso la comunità, blandiscono e premiano gli evasori, apostrofano i magistrati che “non obbediscono”, attaccano le organizzazioni sindacali che danno fastidio. È del tutto evidente che le dimissioni del Direttore dell’ Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, scaturiscono da questo clima politico inquinato dall’incultura politica e istituzionale che chiede ai servitori dello Stato di fare il braccio esecutivo del governo di turno, in barba alle leggi e ai codici. “Il mio ruolo è stato descritto in modo caricaturale, come se combattere l’evasione fosse una scelta di parte”, e con queste parole e altre di analogo tenore ha salutato e se n’è andato. È uno che come bussola aveva e ha la Costituzione. L’Italia ha bisogno di queste persone, non di cattivi maestri che vogliono comandare e chiedono agli altri di obbedire.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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