Cos’è il cyberfascismo? È una minaccia reale? Parliamone. Con la consapevolezza che minacciare “attivamente” la democrazia, come sta facendo il padrone di X, equivale a fare del male all’Italia e all’Europa.Non parliamo di cose astratte, bensì del fascismo e dei fascisti del XXI secolo.
Archiviata una Legge di bilancio senza anima, con la sostanzialeesclusione del Parlamentoe la netta contrarietà delle organizzazioni sindacali che non si lasciano soggiogare dal governo, rimangono senza risposta e si aggravano i problemi del Paese.
Si consolidano gli squilibri economici e sociali, che, in mancanza di investimenti e misure per creare lavoro buono e adeguatamente retribuito, non fanno intravedere una prospettiva di sviluppo commisurata al loro graduale superamento.
Questo si evince dall’aumento consistente di crisi aziendali con relativa cassa integrazione e decurtazione di stipendi già bassi, che affaticano ulteriormente la vita di tantissime persone e l’equilibrio delle rispettive famiglie.
Suscita perfino sconcerto lo slogan pubblicitario del governo, “Il lavoro è un diritto, sostenerlo è un dovere”, dopo quello che ha fatto per togliere sostegno alle persone/famiglie bisognose e trasferirlo alle clientele di riferimento dove proliferano l’evasione fiscale, la pirateria contrattuale e l’insicurezza sul lavoro.
Anno nuovo, problemi vecchi, sviluppo inesistente, se per tale si intende il riequilibrio economico e sociale del paese, non soltanto una modesta e peraltro diseguale crescita del Pil che spinge molti giovani a lasciare l’Italia.
Ai problemi interni si aggiungono le minacce esterne, concrete e reiterate, di cui al titolo di questo scritto.
In un contesto geopolitico in cui tutto è possibile, in forme nuove rispetto al passato, il cyberfascismo rappresenta una minaccia reale commisurata alla disponibilità di grandi capitali e all’utilizzo privato della tecnologia che vede come il fumo negli occhi il più democratico Digital Services Act europeo.
Minaccia proveniente da miliardari statunitensi e politici sudamericani alla Milei che mirano a demolire tutto ciò che è pubblico, collettivo e sociale, a favore di un capitalismo senza limiti al servizio di sè stesso che cerca una copertura “teorica” nel cosiddetto lungotermismo di cui Elon Musk è il più noto e pericoloso rappresentante.
Altro che valore aggiunto di cui ha parlato recentemente la nostra presidente del consiglio. L’ultimo capo di Stato in ordine di tempo a dichiarare pericolosa per la democrazia la sua influenza su X (ex Twitter) è il Presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier. Persona degna di grande stima e amico fraterno dell’Italia, che mai parlerebbe in modo così chiaro e diretto se la situazione non lo richiedesse.
Lo ha fatto dopo che lo stesso “padrone” di X ha detto che “solo Afd (partito pieno di fascistoidi e nazisti dichiarati) può salvare la Germania”, in vista delle elezioni politiche anticipate del 23 febbraio 2025.
Delle due l’una: O con l’Italia e l’Europa, o con i miliardari che vogliono imporre la dittatura del denaro e l’utilizzo incontrollato della tecnologia. Con il supporto di teorie deliranti circa la necessità di proiettare su un futuro incommensurabilmente lontano progetti e investimenti, a scapito dei problemi presenti, da cui deriva il termine lungotermismo.
Illuminante a tal proposito la lettura di diversi libri e saggi dedicati a questa “religione del futuro” tra i quali L’utopia dei miliardari: analisi e critica del lungotermismo di Irene Doda, che smaschera il disegno reazionario di quanti lo teorizzano.
Un pericolo incombente alla luce del ritorno di Trump alla casa Bianca, di cui Musk è diventato il più ascoltato e interessato consigliere e braccio armato della comunicazione inquinata.
È inutile fare allarmismo, ma sarebbe da irresponsabili sottovalutare i rischi a cui va incontro l’Europa e a maggior ragione l’Italia, nel caso in cui i singoli Paesi decidessero di rapportarsi in ordine sparso con il “Governo Trump”.
Noi dobbiamo stare dalla parte di chi chiede pace, lavoro, giustizia, per una economia che non uccida ma permetta di vivere dignitosamente, come “predica” Papa Francesco.
Dalla parte indicata e rappresentata dal Presidente della Repubblica Mattarella, quando dice che bisogna “amare la democrazia” e “prendersene cura”.
Dalla parte sempre e comunque dell’unità nazionale e della giustizia fiscale, senza la quale i servizi pubblici a beneficio dei cittadini avranno meno risorse.
Speranza e fiducia vanno supportate dal basso se si vuole che diventino risultati concreti. La speranza, come dice papa Francesco, è incompatibile con il quieto vivere. C’è bisogno di partecipazione e spirito unitario di scopo, senza il quale vincerà il sempiterno divide et impera in nome della conservazione degli squilibri di potere.
O con noi o contro di noi è parte del problema che, va detto, riduce al minimo le ragioni del dialogo e del confronto, dell’incontro e della convivenza tra diversi, che vanno sempre coltivate.
Ma al momento del dunque bisogna sapere sempre da che parte stare, con il supporto e la guida sicura del nostro Vangelo civile che si chiama Costituzione. Giù le mani dall’Italia e dall’Europa, dalla nostra fragile ma preziosa democrazia. Buon 2025
G.G.
